L’analisi della scarsa presenza delle donne in politica, deve necessariamente passare attraverso la storiografia di genere. Storicamente la donna è stata relegata a  ruoli marginali, perché considerata un minus sociale o forse un vulnus, più facile da sottomettere che da contrastare. Il graduale affrancamento della donna nella società, ci ha abituati a riconoscerne le oggettive ed incontestabili capacità di intraprendere diversi ruoli  contemporaneamente. Tale versatilità, la rende indispensabile ed insostituibili in diversi ambiti sociali.
In politica, soprattutto in Italia, per non parlare del sud Italia, siamo poco abituati a vedere donne impegnate o che ricoprano ruoli eminenti nelle istituzioni.
Tuttavia, analizzandone lo schema psico-sociale, è innegabile che una donna riesca molto bene a crearsi una leadership, a fare squadra, con capacità centripede che sfuggono e non sono congeniali alla stragrande maggioranza degli uomini. In ogni ambito, la donna assume ruoli preminenti, ma in politica no, men che meno in politica forense.
Cosa accade dunque?
Possibile che un genere che, storicamente ha conquistato un ruolo sociale preminente, pur partendo da una  condizione complicata, con capacità di impegno e sacrificio indiscutibili, non riesca ad emanciparsi in politica?
Discorrendo di discriminazioni, è facile intuire che esse derivino da convinzioni sociali radicate, da preconcetti, da mentalizzazioni di massa.
Dunque, se la donna subisce discriminazioni è innegabile che esse derivino da paradigmi sociali, storicamente radicati, che lasciano intravedere ancora i residui di una forte marginalizzazione.
Le quote rosa, sia pure nell’accezione rivisitata a seguito dell’intervento della Corte Costituzionale, si sono rilevate un fallimento.
Di fatto, non abbiamo assistito ad una maggiore presenza delle donne nelle istituzioni, men che meno nelle istituzioni forensi.
La donna, è poco abituata a vedersi in ruoli istituzionali, quasi non ci crede, non si impegna e spesso viene iniziata alla politica da una figura maschile di cui si fida.
Viene introdotta in politica da uomini che ne gestiscono il tempo e le idee, con conseguente scarsa riuscita del proprio impegno politico, che risulta essere la proiezione di quanto voluto da altri.
Così non va!
È necessario che la donna acquisisca consapevolezza delle proprie potenzialità politiche a prescindere dall’uomo, è necessario che si interessi alla politica con una mentalità femminile, che faccia prevalere le peculiarità femminili  impiegandole nei progetti.
È assolutamente fondamentale che la donna impari ad avere fiducia delle proprie capacità politiche.
Proviamo a pensarci…
Una donna con famiglia e lavoro, quanto potrebbe impegnarsi in politica? In che tempi, se già una giornata tipo le impone un impegno di circa 16/18 ore?
ARDE è fermamente convinta che attraverso la creazione di strutture supportanti avremmo più donne impegnate in politica, con ruoli determinanti all’interno delle istituzioni forensi.
ARDE ritiene che la promozione della partecipazione delle donne nella politica forense, debba costituire una precisa finalità delle istituzioni localistiche, attraverso la creazione di condizioni agevolate di partecipazione alla politica ed attraverso la predisposizione di servizi integrati di supporto della maternità.
Sarà tra i nostri obiettivi in programma, certi che un maggior numero di donne in politica, con impegno autonomo ed adeguato, possa davvero segnare delle sostanziali differenze.
La politica è donna, e noi intendiamo promuoverne la partecipazione in maniera concreta!

Avv. Angela La Marca