1. Violazione della L. 247/2012, art. 11, comma 3, da parte del regolamento del CNF, 16 luglio 2014, n. 6

La legge professionale n. 247/2012, in tema di formazione, all’art. 11, comma 3 prevedeva che il Consiglio Nazionale Forense (di seguito CNF) stabilisse le modalità e le condizioni per l’assolvimento dell’obbligo di formazione e aggiornamento continui, “superando l’attuale sistema dei crediti formativi”. Ciò non è avvenuto. In particolare, il regolamento adottato dal CNF in data 16 luglio 2014, n. 6, prevede il credito formativo come “unità di misura del carico di studio e di impegno necessario per l’assolvimento dell’obbligo di formazione continua e della rilevanza dell’attività formativa in relazione alle specifiche finalità previste dal presente regolamento”. (cfr. regolamento citato, art. 5 sub c).

Da quanto citato appare chiaro come il credito formativo, utilizzato nelle modalità e con le finalità previste dal regolamento per la formazione vigente all’interno dell’Ordine Forense, ignori la disposizione normativa primaria, che imponeva che il sistema dei crediti formativi fosse “superato” (cit.). Certo, una lettura politicamente orientata potrebbe utilizzare il termine “attuale”, contenuto nella legge, per sostenere che il regolamento n. 6 del 2014, dettando “nuove” norme, abbia superato quelle “attuali” al momento dell’entrata in vigore della nostra legge professionale. Ciò potrebbe spingere qualche ardito sofista a ritenere che, trattandosi di altro, il nuovo abbia di fatto sostituito il vecchio, non violando la legge.

Laddove l’Ordine Forense fosse così sfacciato da sostenere una simile interpretazione, si tratterebbe di una tesi risibile, priva di qualsiasi credito. La natura del credito formativo ed il sistema dei crediti formativi disciplinati dal regolamento n. 6/2014, non differiscono in nulla da quanto preesistente. Il criterio della diversità rispetto all’attualità, imposto dalla legge n. 247/2012, non può ragionevolmente ritenersi integrato dalla riproposizione, per mezzo di norme regolamentari,di un sistema che non supera affatto “il sistema dei crediti formativi”. Né una nuova norma, che non superi il sistema dei crediti formativi, potrebbe ritenersi espressione dell’assolvimento del precetto normativo. Se così fosse infatti, per superare istituti ritenuti inidonei da parte dell’ordinamento con disposizioni “altre”, basterebbe riproporre in eterno tali istituti, facendoli derivare da “nuove” norme, di identico tenore e contenuto, ma di fatto, in ragione della loro “alterità”, distinte e diverse da quelle censurate dall’ordinamento stesso.

Il regolamento n. 6/2014 emanato dal Consiglio Nazionale Forense, è illegittimo, viola la legge professionale forense, non superando affatto il sistema dei crediti formativi, ma limitandosi a riproporlo, seppure per mezzo di una “nuova” norma secondaria di riferimento. Pertanto si può concludere sull’illegittimità delle norme che disciplinano la formazione continua e si può comprendere la ragione del mio rifiuto all’obbligo di assolvimento dell’obbligo.

 

  1. Inidoneità del credito formativo a misurare lo studio e l’impegno necessario per l’assolvimento dell’obbligo di formazione continua.

Ogni sistema di verifica della formazione, dell’aggiornamento, o anche solo dell’apprendimento, genericamente inteso, non prevede che la mera partecipazione fisica dell’individuo costituisca prova dell’effettivo impegno o dello studio profusi per il conseguimento dello scopo. Il credito formativo è per sua natura radicalmente inidoneo ad assolvere ai compiti per cui sarebbe stato istituito. Le modalità di riconoscimento del credito formativo prevedono che la mera presenza fisica nel luogo in cui si svolgono eventi accreditati dall’Ordine Forense basti a provare, di diritto, che l’avvocato presente abbia studiato i temi oggetto dell’evento e ne abbia compreso ed acquisito le nozioni esplicate. Tale rappresentazione è offensiva del decoro professionale e lede gravemente ai principi che dovrebbero informare la professione forense. Di fatto nessuna verifica sullo studio e sull’apprendimento dei soggetti sottoposti all’obbligo formativo viene mai compiuta, lasciando l’attestazione dell’assolvimento ad un dato meramente fattuale, che nulla ha a che vedere con l’effettivo apprendimento, con l’aggiornamento, con il conseguimento delle facoltà e competenze necessarie a dimostrare che l’avvocato si sia effettivamente formato ed aggiornato, grazie all’acquisizione del “credito formativo”.

In altri termini, il sistema dei crediti, così come oggi si manifesta all’interno dell’Ordine Forense, non consente in alcun modo di verificare che all’assolvimento dell’obbligo corrisponda una effettiva attività di studio, da parte dell’avvocato obbligato. Ciò è inaccettabile, irragionevole e mina alla radice la credibilità del sistema di aggiornamento e dello stesso Ordine Forense.

Del resto, argomentando “a contrario”, se il credito formativo fosse uno strumento idoneo a misurare la quantità di impegno e di studio profusa da un individuo che voglia apprendere determinate nozioni, come mai la mera partecipazione ai corsi universitari, non consente a nessuno studente di prescindere da un momento di verifica, prima di consentire all’Ordinamento italiano di affermare che le nozioni illustrate siano divenute patrimonio dello studente? Se la mera partecipazione fisica ad un evento formativo può essere ritenuta prova dell’impegno e dello studio sulle tematiche oggetto dell’evento, a cosa servono gli esami scolastici? Perché mai la verifica concreta di quanto appreso dall’individuo rappresenta un momento generalmente accettato dalla società, in qualsiasi ambito formativo, mentre tale logica, solare ed incontestabile, viene sospesa ed inspiegabilmente stravolta, quando si tratta di asseverare le nozioni apprese dall’avvocato che voglia aggiornarsi?

E’ evidente, almeno per il sottoscritto, che l’Ordine Forense non abbia risposte ragionevoli da offrire a tali domande e dunque, mancando, almeno per quel che mi riguarda, qualsiasi prova sul valore effettivamente formativo dei cosiddetti “crediti”, il mancato conseguimento degli stessi non può essere valutato come prova della mia mancata attività di studio, di aggiornamento e di formazione continua. Ciò in quanto il credito formativo, per la sua inidoneità intrinseca e strutturale, non è istituto in grado di misurare alcunché.

 

  1. Assenza di controlli sull’effettiva partecipazione e presenza degli avvocati agli eventi formativi accreditati.

L’analisi del sistema di formazione ed aggiornamento obbligatori, come imposti dall’Ordine Forense, sfocia necessariamente in considerazioni politiche, che travalicano gli aspetti meramente giuridici della vicenda di cui mi sono volontariamente reso protagonista. Nulla, assolutamente nulla, mi vieterebbe di partecipare ad eventi accreditati, scegliendo quelli idonei a completare il paniere di “crediti” necessari all’assolvimento dell’obbligo. Tale attività, chiaramente “di facciata”, mi costerebbe uno sforzo minimo e non mi impedirebbe di dedicarmi ad altre attività, anche durante lo svolgimento degli eventi.

Il punto infatti è proprio questo: è notorio che gli eventi formativi si svolgano, se non tutti, almeno in buona parte, in un clima di assoluta anarchia, che vincola la verifica dell’assolvimento dell’obbligo a prassi mortificanti ed indecorose, quale è ad esempio la oramai famigerata operazione di “beggiare” (neologismo di cui umilmente mi faccio promotore, anche per quanto attiene alla sua ortografia). L’avvocato italiano che deve partecipare all’evento formativo obbligatorio, è molto spesso messo in condizione di presentarsi, “beggiare”, ovvero passare il proprio tesserino sotto al lettore che attesta la sua presenza, recarsi altrove durante lo svolgimento dell’evento, ritornare alla fine dello stesso, ripetere la prassi ed aver così acquisito i crediti formativi legati alla “presenza” durante l’evento stesso.

Ciò che denuncio è tanto vero che di recente, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, ha ritenuto di dover nominare alcuni “ispettori”, con il compito preciso di recarsi all’interno delle aule in cui si svolgevano eventi “formativi” e verificare l’effettiva presenza degli avvocati al loro interno. Anche questo è fatto notorio, che non necessita di alcuna prova da parte mia, ma che… al contrario, testimonia la mia attività di “aggiornamento”, legata alla conoscenza dei fatti più rilevanti che avvengono all’interno della professione forense italiana.

Ebbene, se il Consiglio dell’Ordine più grande d’Italia ha ritenuto di dover porre un freno alla disdicevole prassi dei corsi di formazione “deserti”, è evidente che il fenomeno delle presenze finte, all’interno degli eventi formativi, rappresenti un problema reale. L’Ordine Forense non ha mai predisposto alcun valido strumento, atto a verificare la partecipazione degli avvocati ad eventi formativi. In moltissime circostanze gli eventi accreditati si svolgono in aule gremite, in cui il controllo sulla presenza dell’avvocato, nel corso dell’evento, è impossibile. Non mi risulta che la presenza degli avvocati ad eventi formativi accreditati sia imposta da soggetti addetti al controllo. Io stesso, quando ho partecipato ad alcuni eventi accreditati, al fine di testare l’inefficienza del sistema, ho potuto muovermi a mio totale piacimento, entrando ed uscendo dalle aule, senza che nessuno mi chiedesse conto del mio allontanamento, o di come tale allontanamento mi impedisse di accreditare i crediti correlati all’evento. La mancanza di ogni serio controllo, che consenta di verificare almeno la presenza degli avvocati agli eventi accreditati per la formazione, è un’altra autonoma ragione che squalifica il sistema, non rendendolo credibile e giustificando il mio rifiuto di assolvere all’obbligo formativo così concepito.

 

  1. Clientelismo e degenerazione del sistema dei crediti formativi.

Non si può nemmeno tacere degli aspetti più grotteschi del sistema formativo obbligatorio, legati alle penose degenerazioni clientelari che si sono verificate, all’interno dell’Ordine Forense, in ragione di tale sistema. I crediti formativi sono divenuti lo strumento privilegiato di accaparramento di voti da parte di un sistema ordinistico da tempo refrattario all’apoliticità ed ormai intimamente corrotto dalla degenerazione politica delle istituzioni forensi. L’accreditamento degli eventi, durante gli anni in cui mi sono rifiutato di assolvere all’obbligo formativo, ha assunto, perlomeno nel mio Foro di appartenenza, contorni raccapriccianti. Associazioni forensi prive di qualsiasi credibilità e trasparenza, di cui non è dato conoscere il numero di iscritti, o i bilanci, hanno potuto accreditare eventi in ragione della mera contiguità a questo o quel Consigliere dell’Ordine. Le battaglie furiose per l’accreditamento di eventi e convegni, sono divenute uno degli elementi più teatrali e sconci di una politica forense che non solo ha permeato ogni aspetto dell’istituzione forense, ma che è finita con il diventare una copia sbiadita, e purtroppo peggiorata, delle peggiori degenerazioni clientelari del sistema partitocratico italiano. Il risultato di tali disdicevoli prassi è stato il proliferare di eventi formativi, di centinaia e centinaia di convegni, molto spesso patrocinati e accaparrati dai Consiglieri dell’Ordine degli Avvocati, divenuti mere vetrine di parti e di individui. Una bulimia a cui non ha corrisposto, negli anni in contestazione per il disciplinare a cui sono sottoposto, alcuna attività scritta. Nel triennio formativo 2014 – 2016 le relazioni pubblicate sul sito istituzionale del Consiglio dell’Ordine di Napoli, afferenti a convegni formativi accreditati, sono state praticamente pari a zero. Ripeto, delle centinaia di eventi formativi accreditati dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, a livello documentale, non vi è alcuna traccia. Eppure, se solo il 10% di quanto affermato dagli autorevoli relatori presenti in queste svariate centinaia di convegni fosse stato trasfuso in documenti, scritti ovvero audio/video, qualsiasi avvocato appartenente al Foro di Napoli avrebbe potuto impegnarsi nella lettura e nello studio, acquisendo, senza alcuna fatica, le nozioni espresse nel corso degli eventi accreditati.

In altri termini, l’attuale concezione del sistema, per ragioni clientelari, legate alla visibilità di chi partecipa, spesso in modo abitudinario, ad una pletora di eventi formativi accreditati, impedisce che le conoscenze diffuse possano essere acquisite dagli avvocati italiani anche per mezzo di uno studio slegato dalla fisica presenza negli eventi. Ciò non è casuale, ma rappresenta una inaccettabile degenerazione delle finalità della formazione obbligatoria ed è un’altra ragione per cui, negli anni, mi sono rifiutato di assolvere all’obbligo di legge, così come attuato dall’obbligo forense.

Le circostanze da me denunciate attengono proprio a quella sfera politica della mia vita professionale, che riveste particolare valore formativo, pur sfuggendo a qualsiasi qualificazione e/o quantificazione istituzionale. Vivo insomma il paradosso di essere l’avvocato italiano che più di chiunque altro si sta battendo per una formazione effettiva, legittima e di qualità, eppure risulto sprovvisto di qualsiasi “credito”, atto a giudicarmi “idoneo” all’assolvimento dei miei obblighi di studio, da parte dell’Ordine di cui faccio parte.

 

  1. Inidoneità del sistema formativo a cogliere gli aspetti della contemporaneità.

La mia formazione, i miei valori, mi impediscono di riconoscermi in una visione subordinata rispetto all’Ordine Forense. In altri termini, per inadeguatezza ontologica, sono inidoneo ad assoggettarmi di buon grado ad una autorità, salvo che io non la giudichi autorevole. L’autoritarismo, al contrario, provoca in me profondo disprezzo, che travalica quasi sempre in atteggiamenti di aperta sfida, di scherno, di noncuranza. Attualmente la mia attività di aggiornamento e formazione obbligatoria passa attraverso una riconoscibile mole di impegni, legati allo studio delle vicissitudini dell’Ordinamento Forense. L’analisi del web permette di rinvenire facilmente centinaia di miei articoli e documenti che riguardano l’Ordine Forense italiano. Su youtube, inserendo la query “candidatura Lucignano…”, è possibile reperire decine di video, prodotti e pubblicati dal sottoscritto, in cui mi occupo di tematiche di ogni tipo, connesse alla professione forense: governance; intelligenza artificiale; sistemi elettorali; aspetti disciplinari; funzione del linguaggio; natura delle associazioni forensi; natura dell’Ordine Forense; questioni afferenti alla contribuzione previdenziale; superamento della mutualità obbligatoria; sharing economy; allocazione del valore e del reddito all’interno della classe forense; studi sull’andamento del reddito all’interno della classe forense; sondaggi di opinione, da me strutturati, elaborati e diffusi, all’interno della classe forense; valore delle tecnologie nello sviluppo della professione forense; studi ed indagini sui punitive damages; professionalizzazione delle cariche onorifiche; legittimità delle operazioni editoriali del CNF, ecc. ecc.

Centinaia e centinaia di articoli, alcuni pubblicati da siti di diffusione giuridica noti all’avvocatura italiana (cito a titolo di mero esempio Altalex, La legge per tutti, Avvocati Rando Gurrieri, Avvocati), testimoniano la mia costante attivitò di studio, aggiornamento e formazione.

Ebbene, in un’epoca in cui la conoscenza di acquisisce e si diffonde mediante i mezzi di comunicazione socialica, in un’epoca in cui il possesso di un personal computer consente di acquisire, veicolare, scambiare, elaborare, centinaia di nozioni alla settimana, io dovrei assoggettarmi a prassi che mi impongono la “fisica” presenza in un luogo, allo scopo di “ricevere” formazione professionale?  Sono nato il 4 maggio 1978 e sono un avvocato. Sono vecchio. Alla mia età Mozart, Gesù di Nazareth ed Alessandro Magno erano già morti. Non ho né bisogno, né voglia, di andare a scuola di formazione, ritenendo mio dovere formarmi da solo, ogni giorno, attraverso uno sforzo intellettuale costante. Io studio ogni giorno della mia vita, cercando di imparare sempre cose nuove. Sono l’unico avvocato italiano che si sia preoccupato di tradurre dall’inglese i principali rapporti sugli ordinamenti giudiziari europei pubblicati negli ultimi anni e sono uno dei pochissimi avvocati italiani ad averli letti in lingua originale. Ciò che so, ciò che scrivo, che studio, che argomento, è pubblico, pubblicato, verificabile per mezzo di una mera attività di ricerca e di buon senso. Non devo dare ulteriori prove di quanto alberghi nel mio cervello a chicchessia e certamente non devo acquisire “crediti formativi” per dimostrare a me stesso o all’Ordine Forense la mia attività di studio ed aggiornamento, costante ed altamente onorevole.

Non assolvo ai miei obblighi formativi imparando da qualcuno, ma studiando, discutendone con i colleghi, riflettendo, preoccupandomi di elaborare strategie che consentano all’avvocatura italiana di uscire dalla crisi dell’avvocatura di massa. Il sapere viaggia sul filo, la sharing economy rende la conoscenza una merce di scambio dal valore sempre più residuale, mentre tutto ciò che ha generato reddito e valore, negli ultimi 70 anni, è stato travolto dalle innovazioni che hanno preso piede negli ultimi 5 anni. Io sono un uomo del mio tempo, che guarda al futuro. Non ho né voglia, né tempo, di prendere crediti formativi. Ho ben altro da fare.

 

  1. Epilogo. “Ed io solo son scampato a raccontarvela”.

Ho fornito con questo breve articolo,  tutti gli elementi atti a giudicare sulla legittimità dei crediti formativi. Non si può assolvere ad un obbligo illegale, irragionevole e immorale. Io non l’ho mai fatto e non lo farò mai, accettando di pagare il prezzo della mia disobbedienza.

Avv. Salvatore Lucignano