A Rimini, nel 2016, agli avvocati italiani fu detto che sopprimendo l’OUA, Organismo Unitario dell’Avvocatura, gli avvocati italiani avrebbero finalmente avuto una rappresentanza politica forte, univoca, capace di dare forza e credibilità alle istanze della classe. Due anni dopo, la situazione rispetto al 2016 non è minimamente migliorata. Il Consiglio Nazionale Forense continua ad esercitare arbitrariamente la rappresentanza politica della classe forense, avendo ormai rinunciato persino agli artifici con cui tale prerogativa era stata nascosta fino a che l’OUA era in vita. D’altro canto, l’Organismo Congressuale Forense, ridotto ad organo di rappresentanza di serie B, deve fingere di servire a qualcosa di diverso ed autonomo, per cui si affanna a far credere di essere una cosa distinta dal CNF, senza riuscire ad ingannare nessuno. Ciò che però è chiaro a tutti è che la risoluzione del problema che il Congresso Nazionale di Rimini si proponeva di affrontare, ovvero la creazione di una rappresentanza politica unitaria e finalmente credibile dell’avvocatura italiana, non è stato minimamente scalfito, risultando ancora palese la pletorica moltiplicazione dei soggetti che interagiscono con la politica per conto dell’avvocatura. 

Sia chiaro, la situazione non spiace affatto ai Ministri con cui gli avvocati si interfacciano. Avere più interlocutori è il modo migliore che la politica italiana ha per ignorare la voce degli avvocati e nonostante i proclami, lo schema con cui la classe forense vuole affrontare il dopo Rimini non è affatto mutato: si continua con il “liberi tutti”. Per mostrare plasticamente quanto si afferma, prendiamo in considerazione le polemiche di questi giorni sulla prescrizione. Il Ministro Bonafede ha ascoltato il CNF, che all’esito dell’incontro ha emesso il seguente comunicato, pubblicato sul proprio sito internet:

Prescrizione, Mascherin: politica rifletta con i tempi necessari

Il Ministro della Giustizia ha invitato il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, ad un incontro che si è tenuto nel pomeriggio in via Arenula, sviluppato sul tema della prescrizione e su altri argomenti di interesse sul sistema-giustizia.

Il Presidente Mascherin ha chiesto al Ministro Bonafede di prendere il tempo utile per una riflessione sull’eventuale modifica dell’istituto della prescrizione, così come proposta dal Ministro stesso.

“Auspico che il Ministro della Giustizia, ragionando ovviamente sulla sua specifica proposta, accolga l’idea di istituire un tavolo di lavoro con magistrati e avvocati per approfondire il tema della prescrizione e le tante delicatissime implicazioni, impiegando a tale fine il tempo utile e necessario. Naturalmente spetta alla politica, eventualmente, individuare le modalità tecniche per la costruzione di tale percorso di analisi”.  

In particolare il presidente Mascherin ha sottolineato l’esigenza di rimettere al centro del processo penale l’imputato e la presunzione di non colpevolezza, sottolineando altresì l’esigenza di importanti investimenti economici e di interventi procedurali che conservino e rafforzino le garanzie difensive e che scongiurino il rischio di sottoporre l’imputato ad un processo infinito.

Solo dopo, e non prima, aver raggiunto una ragionevole durata del processo si potrà intervenire sulla prescrizione.

Nel corso del lungo incontro sono stati toccati diversi temi: tra l’altro il Ministro ha preannunciato che si farà promotore di una iniziativa parlamentare, coinvolgendo gli alleati di governo, per iniziare il percorso del rafforzamento del ruolo dell’avvocato in Costituzione. Bonafede ha altresì ribadito che è sua intenzione portare a termine in tempi brevi la riforma del patrocinio a spese dello Stato, tenendo come base il testo proposto dal Consiglio Nazionale Forense; così come ha condiviso con Mascherin la necessità di far partire a breve il tavolo sulla riforma dell’accesso alla professione. Il Ministro, infine, ha anche confermato la sua intenzione di definire al più presto il tema delle specializzazioni e di aprire un confronto con l’avvocatura sulla riforma del processo civile.

Il giorno seguente, il Ministro Bonafede ha ricevuto l’Organismo Congressuale Forense, che ha diramato il seguente comunicato:

#Prescrizione #IncontroconMinistro

Abbiamo incontrato questa mattina il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Abbiamo ribadito le ragioni della contrarietà nostra e dell’Avvocatura a qualsiasi riforma della prescrizione che ne preveda l’abolizione anche per singoli gradi di giudizio.

Avverseremo lo stop alla prescrizione perché lo riteniamo una ipotesi di arretramento di civiltà giuridica che aggrava i problemi senza offrire alcuna utilità.
Abbiamo comunque manifestato la disponibilità ad affrontare altre ipotesi di riforma della prescrizione penale, ma in tempi prestabiliti e all’interno di un più ampio ambito strutturale volto a risolvere le criticità del processo penale anche con riferimento alla fase delle indagini preliminari.

Al #Ministro abbiamo espresso, inoltre, apprezzamento riguardo alla promessa di stanziamento di importanti risorse per il potenziamento delle #strutturegiudiziarie, che costituisce la base di partenza di qualsiasi seria riforma nel settore giudiziario e segna un importante linea di discontinuità con il passato.
Positiva anche la volontà manifestata dal ministro di adottare il metodo della concertazione per i futuri interventi strutturali.
Una concertazione da attuare mediante la costituzione di tavoli tecnici con la #partecipazione dell’#Avvocatura al fine di affrontare le più pressanti emergenze della Giustizia a cominciare dalla riforma del processo civile.

C’è davvero qualcuno che analizzando i due comunicati, noti una differenza nei temi trattati dai due organismi? Qualcuno, un qualsiasi avvocato, nota una distinzione tra la presunta “rappresentanza istituzionale” di cui sarebbe portatore il CNF e quella “politica” di cui sarebbe invece custode l’OCF? Assolutamente no. I due organismi parlano delle stesse cose, degli stessi, identici temi, facendosi ricevere dal Ministro della Giustizia a poche ore di distanza gli uni dagli altri, contribuendo ad indebolire l’azione dell’avvocatura, e ciò indipendentemente dal merito.

A tutto questo si aggiunga che il Ministro Bonafede, come il suo predecessore Orlando, non è affatto contrario all’audizione di associazioni, anche poco rappresentative, della classe forense. Al contrario, egli capisce benissimo che la logica della divisione, della parcellizzazione dell’interlocuzione, è quella migliore per evitare di accordare credibilità e forza a tutti. In poche parole, Bonafede dice agli avvocati: io vi ascolto tutti, in modo da poter decidere come mi pare. 

Per chi ancora fosse scettico sulla natura schizofrenica della rappresentanza forense, basti leggere il comunicato dell’Unione Italiana delle Camere Penali, regolarmente ricevute dal Ministro, che si sono profuse in un terzo comunicato:

Abbiamo accettato l’invito all’incontro del Ministro della Giustizia per poter definitivamente a Lui ricordare la nobiltà del ruolo del difensore nel processo penale: la nostra quotidiana azione professionale è ispirata sempre e solo a garantire le prerogative e le garanzie delle parti che rappresentiamo. Il maldestro tentativo di inserire la modifica della prescrizione, norma generale, nel ddl Anticorruzione è messo in crisi anche grazie alla importante mobilitazione dell’Avvocatura Penale che ha inteso ricordare ai Legislatori come la prescrizione non sia un escamotage dei colpevoli, ma un Istituto necessario a garantire la certezza dei rapporti giuridici e la ragionevole durata del processo.
Abbiamo rappresentato al Ministro la nostra contrarietà alle iniziative governative in materia di sicurezza e di reati contro la Pubblica Amministrazione; si tratta di proposte di legge ispirate al populismo giudiziario, contrarie al dettato Costituzionale.
Sin dai prossimi giorni organizzeremo, a sostegno e difesa del diritto penale liberale e del Giusto Processo, la grande mobilitazione degli Avvocati, della Comunità dei Giuristi, delle Università e della Magistratura che su tali valori intende riconoscersi.
Quanto alla prescrizione, i penalisti chiedono il ritiro dell’emendamento, riservandosi in caso contrario le iniziative e le risposte più dure in difesa del diritto costituzionale dei cittadini alla ragionevole durata del processo.
Queste le dichiarazioni del Presidente dell’Unione, Gian Domenico Caiazza, all’esito dell’incontro di oggi.>>

Roma, 6 novembre 2018

L’Ufficio stampa #UCPI

Abbiamo dunque ben tre comunicati e tre organizzazioni che si confrontano con il Ministro della giustizia, ricevute nell’arco di due giorni. Nel caso di specie, tolti i distinguo funzionali alle appropriazioni di un ruolo politico particolare, questi tre interlocutori hanno espresso più o meno le stesse idee al Ministro Bonafede, ma cosa sarebbe accaduto se i pareri fossero stati discordanti? Chi avrebbe avuto maggior titolo per esprimersi in nome dell’avvocatura? 

La domanda non è affatto peregrina e pone gli avvocati di fronte ad un dilemma, non da poco. Se infatti l’interlocuzione con la politica va affidata ad organismi che possano esprimersi in nome dell’intera classe forense, tale prerogativa può essere concessa esclusivamente ad un solo organismo, eletto su base democratica, che abbia funzioni di rappresentanza disciplinate dalla legge e non esercitate contra legem. Nel caso degli avvocati tale situazione non si è mai verificata, perché il CNF assume le vesti di rappresentante politico in violazione della legge e l’OCF è un rappresentante “diminuito”, che può ricevere interlocuzione solo se ripete quanto detto dal suo dominus, ovvero il CNF. 

Un’ulteriore riflessione riguarda la possibilità di unificazione della rappresentanza politica in capo ad un solo organismo. Se infatti gli organismi di categoria che assumono di parlare “per tutti” dicono le stesse cose, a che serve averne due, se non a dare a più persone un ruolo ed una visibilità politica personale? A questi dilemmi il sistema ordinistico non risponde e gli avvocati non sembrano troppo interessati a queste vicende. Intanto l’avvocatura italiana continua a tenere in piedi strutture parallele, con doppi costi e credibilità dimezzata. A chi giova tutto questo? Agli avvocati italiani sicuramente no. 

 

Avv. Salvatore Lucignano