Brogli, copiatute, variabilita’ degli standard richiesti da chi corregge i compiti, rendono l’accesso alla professione forense, piu’ simile ad una lotteria che ad un valido test.
Negli anni, non sono mancati casi balzati agli onori della cronaca che hanno fatto sorgere più di un dubbio circa l’indipendenza e l’imparzialità delle commissioni esaminatrici, tanto che Catanzaro per qualche anno, divenne il “foro amico”, dove a nessuno o quasi, era negato di superare l’esame.
Nel mirino delle riforme, il nostro esame di accesso alla professione, sembrerebbe non garantire un ingresso riservato ai meritevoli, ma poca, pochissima attenzione, viene concessa ai criteri di nomina delle sottocommissioni esaminatrici.
La nostra legge professionale nulla impone circa l’applicazione della trasparenza nella scelta dei commissari d’esame, aprendo il varco a nomine per lo più autogestite dai singoli COA che,  spesso, divengono un viatico per il  voto di scambio, il clientelismo e l’affermazione del potere di chi occupa le tanto ambite segiole.
Certo è, che l’applicazione di criteri di massima trasparenza andrebbe pretesa o almeno ricercata, allorquando si tratti di nomine di competenza consiliare di particolare impegno e rilievo come quella dei commissari d’esame.
Sul punto l’art. 47 della legge professionale non indica criteri particolari se non  quello della iscrizione all’albo  speciale dei Cassazionisti, mentre descrive una serie di incompatibilità di carica.
Il testo recita:

La commissione di esame è nominata, con decreto, dal Ministro della giustizia ed è composta da cinque membri effettivi e cinque supplenti, dei quali: tre effettivi e tre supplenti sono avvocati designati dal CNF tra gli iscritti all’albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, uno dei quali la presiede; un effettivo e un supplente sono di regola prioritariamente magistrati in pensione, e solo in seconda istanza magistrati in servizio; un effettivo e un supplente sono professori universitari o ricercatori confermati in materie giuridiche. 2. Con il medesimo decreto, presso ogni sede di corte d’appello, è nominata una sottocommissione avente composizione identica alla commissione di cui al comma 1. 3. Presso ogni corte d’appello, ove il numero dei candidati lo richieda, possono essere formate con lo stesso criterio ulteriori sottocommissioni per gruppi sino a trecento candidati. 4. Esercitano le funzioni di segretario uno o più funzionari distaccati dal Ministero della giustizia. 5. Non possono essere designati nelle commissioni di esame avvocati che siano membri dei consigli dell’ordine o di un consiglio distrettuale di disciplina ovvero componenti del consiglio di amministrazione o del comitato dei delegati della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza forense e del CNF. 6. Gli avvocati componenti della commissione non possono essere eletti quali componenti del consiglio dell’ordine, di un consiglio distrettuale di disciplina, del consiglio di amministrazione o del comitato dei delegati della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza forense e del CNF nelle elezioni immediatamente successive alla data di cessazione dell’incarico ricoperto. 7. L’avvio delle procedure per l’esame di abilitazione deve essere tempestivamente pubblicizzato secondo modalità contenute nel regolamento di attuazione emanato dal Ministro della giustizia entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. 8. Il Ministro della giustizia, anche su richiesta del CNF, può nominare ispettori per il controllo del regolare svolgimento delle prove d’esame scritte ed orali. Gli ispettori possono partecipare in ogni momento agli esami e ai lavori delle commissioni di uno o più distretti indicati nell’atto di nomina ed esaminare tutti gli atti. 9. Dopo la conclusione dell’esame di abilitazione con risultato positivo, la commissione rilascia il certificato per l’iscrizione nell’albo degli avvocati. Il certificato conserva efficacia ai fini dell’iscrizione negli albi.”

La circolare CNF, che invita con solerzia ad indicare i membri della commissione d’esame scelti, arriva puntuale ogni anno presso i COA Italiani e ricorda i criteri di incompatibilità di cui all’art.47, il requisito richiesto dell ‘iscrizione all’ albo dei Cassazionisti, raccomanda “che siano proposte per la nomina, persone dotate di professionalita’, prestigio, assoluta indipendenza ed imparzialità”; Invita a corredare ogni nomina di un’autocertificazione contenente la dichiarazione di non sussistenza delle incompatibilità incartate dall’art. 47.

Non tutto il mondo è paese, tuttavia, e la casistica dei vari fori, circa l’applicazione di criteri di trasparenza nella nomina dei membri delle sottocommissioni d’esame ci impone delle riflessioni.

Partiamo da Napoli, il foro che ci vede maggiormente interessati per ragioni di appartenenza geografica, il foro che sembrava più di ogni altro voler attuare criteri di trasparenza nella gestione interna del Consiglio dell’ordine, alla stregua di quelli imposti per gli enti pubblici.

La campagna elettorale del 2017 nel foro partenopeo, vide la trasparenza come uno dei “cavalli di battaglia” di diverse aggregazioni ed agli albori dell’impianto del nuovo ufficio di presidenza, la trasparenza all’interno del CoA, sembrava essere il principale obiettivo.
Dallo streeming delle sedute consiliari, alla pubblicazione dei redditi dei Consiglieri in carica ante e post mandato, sembrerebbe rimasta in piedi solo la pubblicazione dei verbali delle sedute consiliari, che ad onor del vero, avveniva anche in precedenza, ma in forma di estratto.

Anche dalla lettura dei verbali non si evince un granché, circa i criteri utilizzati per la nomina dei componenti delle sottocommissioni.
Il Presidente Bianco, sul punto, indica frettolosamente dei criteri che nulla hanno a che vedere con la chiesta indipendenza ed imparzialità , e sottopone un elenco di 34 nomi, tra le circa 70 domande pervenute, che viene approvato con la sola astensione del consigliere Rossi, che si dissocia dai criteri adottati per la scelta. A maggioranza, poi, il Consiglio approva.

Va precisato che l’apertura delle candidature non viene pubblicizzata in alcun modo, mentre sul sito del COA, capeggia esclusivamente la circolare inviata dal CNF.

Niente di meglio a Roma o Milano, dove le nomine del commissari d’esame restano affidate a criteri interni, assolutamente ignoti e che per lo più rispondono a logiche di spartizione. Ogni consigliere sceglie il suo commissario d’esame, sicché tutti avranno un amico accontentato che ricambierà certamente il favore con il sostegno elettorale.
Nola, ha avuto un sussulto di coscienze, che lo scorso settembre, ha portato alle dimissioni di due consiglieri, scontenti del metodo utilizzato dal Presidente Piccolo o forse scontentati? Chissà!

Fatto  sta, che  i fatti occorsi  a Nola  avrebbero  meritato un approfondimento, avrebbero  potuto  suggerire al CNF  un maggiore  controllo  sulle nomine delle sottocommissioni, una verifica dei criteri adottati, ma nulla!

Non interessa a nessuno, e mentre da più parti si levano voci di dissenso per le modalita’ ed i criteri di correzione degli elaborati, nessuna importanza viene riconosciuta al livello di preparazione e di imparzialita’ dei membri  delle sottocommissioni.
Nessuna regola impone criteri oggettivi di valutazione e come sempre, le carenze normative, vengono trasformate in logiche di potere, dove vale la legge del più forte, o meglio la legge di chi è lì, seduto in quelle istituzioni che dovrebbero fare i nostri interessi, ma spesso, troppo spesso, si occupano dei propri.
Eppure la tanto agognata trasparenza potrebbe essere applicata e di fatto, qualche sparuta ipotesi l’abbiamo scovata.

Bari, pubblica questo bando:

aggiudicandosi il premio ” Trasparenza ” applicata alla nomina dei commissari per le sottocommissioni d’esame.

La verità è che non ci sono premi da attribuire, ma solo tante, tante riflessioni da fare, perché se esiste un modo per difendersi dalle ingiustizie, è quello di conoscere come funziona lì dentro e provare a cambiare qualcosa; perche’ se Bari riesce ad essere trasparente dovremmo pretendere che lo siano tutti gli altri fori;  perché la imparzialità accertata delle commissioni d’esame, farebbe bene ad un’ avvocatura che voglia migliorarsi; perché chi giudica i nostri praticanti, possa dirsi super partes ed in grado di esaminare quei tanti giovani colleghi che sperano di entrare a fare parte di una classe di professionisti autorevole e pronta a difendere i diritti, quegli stessi che troppo spesso ella stessa calpesta.

Perché la verità è che un avvocato può essere fazioso,  ma l’avvocatura non dovrebbe esserlo mai!

Avv. Angela La Marca