Il presente testo rappresenta la proposta che ARDE ha fatto confluire nella Carta dei diritti dei professionisti, presentata in data 19 novembre 2018 al vicepresidente del Consiglio in carica, intervenuto a Napoli per l’occasione. L’intervento della collega Franca Giordano, componente del direttivo di ARDE, espone il modello di accesso tedesco, come elemento base per una possibile riforma dell’accesso alla professione forense e rappresenta la proposta della nostra associazione sul punto. 


E’ ormai di palese evidenza l’inadeguatezza formale e sostanziale della disciplina prevista in Italia per l’accesso alla professione forense, un sistema abnorme che impone a ciascun candidato uno sforzo di sterile memorizzazione dei concetti finalizzato al superamento dell’esame, ma che nulla propone per una seria formazione ed introduzione al mercato del lavoro.
Sulla scorta di più amare considerazioni e riflessioni sul futuro dell’avvocatura che per esigenze di semplificazione non vengono richiamate ma che costituiscono l’impulso affinché si lavori per il cambiamento, Arde ritiene di puntare su un percorso di seria formazione dei futuri giovani avvocati, finalizzato alla creazione di una classe “di governo dell’avvocatura”. Riteniamo, noi di Arde, di proporre un sistema di accesso alla professione forense che si conformi al modello “Germanico”.
L’avvocatura è un corpo indipendente di operatori del diritto e gli avvocati che eserciteranno la professione devono effettuare un percorso il cui risultato finale, l’abilitazione, deve costituirne solo formalmente il suo completamento.
L’anomala e costante percentuale di non idonei che si registra ogni anno, ha imposto una doverosa disamina delle inadeguate ed indecorose modalità di svolgimento delle prove scritte che, unita alla laboriosità ed eccessivo peso delle operazioni di correzione, fanno sì che il futuro degli aspiranti colleghi appaia più subordinato alla mera sorte piuttosto che alla meritocrazia.
Tutto ciò è inaccettabile.
Gli avvocati hanno richiesto ed ottenuto l’immediata proroga della normativa che consente l’utilizzo dei codici annotati con la giurisprudenza durante le prove scritte, nonché l’istituzione di una commissione di studio che formuli proposte di modifica sostanziali, concertate con l’Avvocatura. L’auspicio degli avvocati è che tali modifiche puntino a valorizzare l’effettiva pratica forense e ad articolare le prove nell’ottica di una proiettata specializzazione del professionista.
In sede di audizione del 9 luglio 2018, la giovane avvocatura ottenne l’impegno di membri del Parlamento finalizzato alla presentazione in Commissione Giustizia di un progetto di riforma condiviso, che si ponesse come risultante delle varie proposte ipotizzate ed ideate dalla avvocatura.


«L’accesso alla professione non deve essere una lotteria. Che valgano merito e capacità».
Sulla scorta di queste doverose premesse, al di la della proroga ottenuta, è necessario, per la trattazione di un tema così delicato ed importante, che venga affrontato un percorso di ampia condivisione tra le rappresentanze dell’avvocatura ed il Governo; un percorso che abbia a considerare una totale rivisitazione del sistema di accesso alla professione forense. Un percorso che sia strutturato e che si ponga a tutela dell’inserimento nel mercato del lavoro dei giovani avvocati e/o aspiranti tali, assicurando loro un percorso formativo che abbia origine già nella fase universitaria.
Un aspetto di fondamentale importanza, si ribadisce, quello della riforma dell’accesso alla professione forense, posto a tutela dell’accesso nel mercato del lavoro dei giovani professionisti.
Il riferimento al sistema tedesco è tale non solo per il tipo di formazione proposta, ma va valutato in base alle risultanze statistiche in termini di occupazione dei professionisti interessati, statistiche incoraggianti, dalle quali non è possibile prescindere per una seria valutazione del sistema da eventualmente adattare alla realtà politico-economica italiana.
Il riferimento è quello del doppio esame di stato, al termine rispettivamente, il primo, di un corso di studi giuridici a livello universitario e, il secondo, di un periodo di pratica assimilato ad un servizio di pubblico impiego.
Tale formazione che in Germania è comune per tutti i membri delle professioni giuridiche, dovrebbe durare, complessivamente, circa sei anni.
La parte teorica, della durata di circa quattro anni, verrebbe svolta in campo universitario, mentre la parte pratica, della durata di circa due anni, sarebbe suddivisa in vari “stage”.
Gli esami dovranno comprendere sia prove scritte, sia prove orali “ma ragionate e costruite” nel corso di un programma di studio e pratica elaborato nel corso degli anni.


In considerazione del fatto che la riforma dell’esame per l’accesso alla professione forense è stata già argomento al centro di un precedente incontro svoltosi presso la Camera dei Deputati ad istanza delle associazioni forensi napoletane che da tempo stanno portando avanti iniziative per ottenere la revisione della disciplina dell’esame di avvocato, Arde auspica che il Vice Premier , On.le Luigi Di Maio, interpretando il senso delle battaglie già intraprese dalle associazioni partenopee e coerentemente con le politiche di sviluppo del lavoro e dell’occupazione, consideri la presente proposta di riforma come una delle possibilità di miglioramento delle condizioni della giovane avvocatura italiana.

Napoli addì, 19 novembre 2018
Arde – Il Coordinamento
Avv. Franca Giordano