Ci sono vari fattori che impediscono all’avvocatura napoletana di superare le clientele e i rapporti di scambio che tengono al governo il vecchio potere. Sicuramente ci sono rendite di posizione costruite nel tempo, un sottobosco fatto di favori, collusioni, strizzatine d’occhio, che tendono a dare alla conservazione un apprezzabile vantaggio, ma un elemento forse ancora più grave, nel quadro difficile che vive chi davvero si batte per un cambiamento e per la costruzione di una buona politica forense, è il materiale umano che compone una parte del disagio. La sofferenza reddituale, operativa, anche quella che sfocia in insofferenza verso i padroni dell’avvocatura napoletana, finisce spesso per riversarsi in un sentimento di fastidio rivolto a chi si batte per cambiare le cose. Il disagiato preferisce che a vincere siano sempre i vecchi signori, perché così ottiene due obiettivi:

1. avere il piacere di continuare a lamentarsi della sua miserabile condizione;
2. non dover ammettere a se stesso che se qualcuno di nuovo ce l’ha fatta a scardinare il vecchio potere è perché si è dato da fare ed è riuscito ad ottenere i consensi necessari a farcela.

La Spigolatrice di Sapri in salsa forense è uno dei temi su cui da sempre tento di sensibilizzare la base. Facendo politica forense da anni, noto come l’invidia verso l’agire altrui, molte volte, troppe volte, sia più potente del desiderio di liberarsi di una condizione di minorità. Di fronte a queste pulsioni autolesioniste l’impegno razionale viene spesso messo irrimediabilmente fuori gioco. Una persona che rifiuta aprioristicamente il contenuto, il pensiero, l’azione, la lotta, per rifugiarsi nell’idiozia, nell’irrazionalità, non può essere in nessun modo spinta a migliorarsi, perché di fatto gode a rotolarsi nel fango, come un maiale che rimesta felice nel truogolo.

Purtroppo una parte dell’avvocatura di base è talmente certa del proprio fallimento, talmente convinta di non potercela fare a migliorarsi o a trarre giovamento da un cambiamento, da desiderare ardentemente che tutto continui ad andare a rotoli. Sono colleghi che affondano, con macigni legati ai piedi, spesso sconfitti da se stessi, dalla propria incapacità di guardare con onestà al proprio percorso umano, professionale, politico. Purtroppo, contro chi fa della propria sconfitta la cifra del richiamo alle armi, non esiste alcun antidoto possibile.

Questo fenomeno di imbarbarimento degli oppressi, che li porta a desiderare il fallimento di chi vedono vicino, preferendolo al successo di chi gli è lontano, è un fatto ricorrente nella storia. Scatena più forza vitale l’invidia per i successi possibili di una persona vicina di quanto lasci indifferenti la perenne riaffermazione di uno sfruttatore distante. E’ così che anche nel Foro di Napoli una parte, peraltro irrilevante, del sottobosco umano che si muove attorno alla politica forense, lavora con tenacia alla conservazione, per un obiettivo non dichiarato, ma a tutti evidente: meglio essere comandati dalla solita gente, per poter dire che è inutile opporsi, che riconoscere che opporsi nel modo giusto potrebbe scalzare la solita gente. Meglio dire al mondo che non si è dei falliti per colpe proprie, che agire per dimostrare che se si è falliti, irrilevanti, incapaci di costruire proposte, consenso e pensiero politico, è per i propri enormi limiti, mentali, morali e culturali.

E’ la Spigolatrice di Sapri bellezza, è l’esaltazione della nefandezza, ed è un altro nemico da combattere, purtroppo, se si vuole arrivare a cambiare il volto dell’avvocatura napoletana.

Avv. Salvatore Lucignano