Decoro è il termine più abusato dalle istituzioni forensi italiane. È come il formaggio, lo grattano su tutto. Per reagire a questo mefitico anestetico di una rivoluzione possibile dobbiamo capire che decoro ed indecenza non solo non si escludono, ma ormai si implicano e dobbiamo sviscerare i motivi di questo infame connubio, mostrarli agli avvocati oppressi dall’istituzionalizzazione e liberarli da questo totem di cartapesta. Il decoro è ormai lo strumento usato da chi comanda per escludere chi non ce la fa. L’insieme dei rituali che identificano i vincenti diviene l’humus che seleziona i conformati. I decorosi sono muti, allineati, ossequiosi, innocui per ogni regime, anche per quello forense. Spesso, anche quando non sono semplici spettatori inerti, ma risultano tra i più immorali e corrotti protagonisti dello sfacelo, sono assai rispettati, perché fanno parte della “tradizione”. Uccidere il decoro diventa così, per gli avvocati sfruttati, traditi e usati dall’istituzionalizzazione, l’unico modo per reagire alle ingiustizie, all’abbandono ed alla mediocrazia espressa dai decorosi ed avidi inetti che rappresentano la nostra professione. Ecco perché il radicalismo di ARDE ripudia questo concetto. Noi non vogliamo decoro, ma inclusione, libertà, dissenso, meritocrazia, rinnovamento, verità, benessere, uguaglianza effettiva tra rappresentanti e rappresentati. Noi non vogliamo che tra qualche anno ci consegnino una medaglia o una targa, che raccontino di come siamo stati zitti e buoni, accettando che i padroni delle clientele ci facessero tutto quello che volevano e potevano. Non ci teniamo ad indossare le toghe della festa, a metterci tutti in fila, ad affidare all’abito di scena il compito di truffare il mondo, facendo dire a quei cenci lucidi che siamo bravi, validi, utili. Quella è scemografia, è un trucco, un’illusione. Noi vogliamo che si spezzi il legame tra decoro ed impudicizia. ARDE lotta perché i sepolcri imbiancati, i farisei, i fiancheggiatori dell’indecente e decorosa decadenza della professione non possano più brandire il decoro come un’arma, rigorosamente rivolta contro i più deboli.

ARDE in questi anni ha volutamente sfidato il decoro, provando a lanciare una battaglia culturale contro questo mostro. Continueremo a combattere contro la decorosa indecenza incarnata dai mediocri ed impeccabili padroni del vapore. Sappiamo che questa lotta è difficile, che vincere una sfida culturale davvero rivoluzionaria, uccidendo finalmente il decoro della professione, richiederà anni ed anni di impopolarità. Eppure noi siamo avvocati di base che lottano per i propri colleghi, soprattutto per i più deboli, per chi non ha voce, per chi ha bisogno che siano le posizioni scomode ed i prezzi alti a guidare il nostro agire. Continueremo, senza paura, guidati dall’amore per la verità e la libertà. ARDE è questo e non devierà mai da questo. Uccideremo il decoro, fonderemo una nuova avvocatura, finalmente eretta sulla sostanza e non sull’uso criminale della forma. Riusciremo a sconfiggere il sentimento dominante, la quieta disperazione, la paura di uscire fuori dal coro, che dominano una classe penosamente invigliacchita ed assuefatta a qualsiasi maltrattamento. Il nostro riscatto non sarà semplice, esigerà un alto prezzo da pagare. Per molti anni ancora verremo derisi, disprezzati, combattuti, sia dai decorosi e muti padrini, sia dalla plebe intellettuale, desiderosa che nulla cambi, che il baratro dell’indipendenza non spezzi le catene della propria rassicurante sottomissione. Libertà è impegno, sangue, fatica. Schiavitù è libertà, tepore, inerzia. Lo schiavo, l’avvocato da cortile, non vuole uccidere il decoro, detesta gli avvocati liberi, odia chi combatte contro i suoi padroni, darebbe la vita perché niente cambi. Il famiglio della decorosa istituzionalizzazione è il nemico giurato della rivoluzione. Disimpegnato, qualunquista, feroce oppositore della ragione e della cultura, il fallito che ama il decoro non vuole assolutamente essere libero, perché nel mare di possibilità della libertà si perderebbe, vittima del suo vuoto interiore.
Uccidere il decoro: ecco come si costruisce la nostra rivoluzione. Alla fine ce la faremo, ne sono sicuro. Tenetevi le vostre targhe, le medagliette, le luride parole di circostanza con cui vi parlate addosso. Noi siamo altro, siamo avvocati liberi, siamo avvocati veri.

Avv. Salvatore Lucignano