Quando sentite parlare i vostri rappresentanti o i candidati al Consiglio dell’Ordine, se ci prestate attenzione, avvertite una certa uniformità dei messaggi. L’armamentario è sempre quello: “decoro”, “difesa della classe”, “ritrovare l’unità”, “al servizio dei colleghi” e roba simile. Se però approfondite, andate dietro le parole, trovate un vuoto enorme. Ecco, quel vuoto e il vuoto politico che i nostri rappresentanti incarnano da anni. ARDE fa un tipo di campagna totalmente diversa e non imitabile. Noi abbiamo posto al centro del nostro agire la questione reddituale, la crisi spaventosa, di redditi ed operatività, che sta falcidiando l’avvocatura e ci siamo concentrati sui dati, piuttosto che sui paroloni, per indicare ai colleghi tre aree specifiche di avvocati che soffrono maggiormente la crisi, proponendo soluzioni immediate per riequilibrare le sperequazioni vissute da:

1. Avvocati del sud Italia, massificato e proletarizzato; 
2. Avvocati più giovani, di età tra i 25, 30 ed i 50, 55 anni; 
3. Avvocati donne.

Per queste tre categorie la crisi è più evidente e a dirlo, al netto dell’obiezione “individuale” (donna giovane, ricca e del sud, che ovviamente non può essere considerata la norma), sono i dati ufficiali su cui un rappresentante dovrebbe ragionare. I redditi degli avvocati del sud sono mediamente inferiori del 30, 35% rispetto a quelli del nord. Le donne guadagnano in media quasi la metà degli uomini. Gli avvocati più giovani mediamente guadagnano meno della metà dei vecchi. Al netto delle chiacchiere, questi sono i fatti e un politico ha il dovere di offrire soluzioni ai fatti, non di fantasticare sul mondo ideale.

ARDE ha indicato soluzioni di impatto immediato, chiarendo che per avere efficacia esse dovranno divenire legge dello Stato. Eccone alcune, solo abbozzate, ma che trovano sul nostro sito internet e nel nostro programma elettorale una puntuale declinazione.

1. La questione previdenziale, specialmente al sud, è ormai un tema da risolvere, eliminando il riferimento alla “sostenibilità” del sistema e concentrandosi sulla “sostenibilità” della professione. Per i redditi al di sotto della soglia proporzionale del 14% di contribuzione va introdotta la contribuzione proporzionale al reddito e va fatto SUBITO. 
2. Vanno immediatamente reintrodotti i minimi tariffari e va istituita per legge la figura del professionista in difficoltà, prevedendo anche per l’avvocato strumenti di sostegno ad una crisi di attività, oggi parametrata a quella di impresa solo quando si tratta di imporle vincoli, oneri e balzelli. 
3. A tutti gli avvocati che prestano lavoro presso studi imprenditoriali, dove il rapporto tra dominus e prestatore d’opera, di fatto, è inquadrato nella fornitura di clientela, da parte del primo, e nel lavoro, da parte dell’altro, va garantito un compenso ed un inquadramento normativo. Va introdotta anche nell’ordinamento italiano la possibilità di differenziare le potestà e le qualifiche dell’avvocato, sulla falsariga di quanto avviene negli ordinamenti di common law, con la distinzione tra barristers e solicitors. 
4. Va immediatamente riformato l’accesso alla professione, adottando il modello tedesco. 
5. Occorre immediatamente introdurre nell’ordinamento gli strumenti utili a valorizzare, defiscalizzare e incentivare il ruolo di problem solver dell’avvocato 3.0: punitive damages; patti di quota lite; attribuzione al solo avvocato del ruolo e della facoltà di mediazione, arbitraggio e componimento delle crisi aziendali; potere di asseverazione di atti e di svolgimento di funzioni dell’ufficiale giudiziario, con maggiorazione ad hoc dei compensi dell’avvocato; 
6. Occorre immediatamente promulgare una legge che protegga l’avvocato umano dalla concorrenza delle macchine; 
7. Serve la immediata abolizione del regolamento di continuità professionale, l’abolizione del divieto di incompatibilità tra professione forense ed altre professioni, il totale ripensamento della deontologia, dando impulso alla libertà operativa ed intellettuale dell’avvocato e punendo esclusivamente i comportamenti strettamente attinenti con l’esercizio della professione. 
8. Lo studio delle istituzioni forensi, l’istituzione di specifiche tribune politiche, da far frequentare anche ai tirocinanti, vanno resi parte integrante della formazione obbligatoria necessaria a divenire avvocato. 
9. Alle donne avvocato vanno riconosciuti specifici spazi di orientamento al lavoro, affinché si possa colmare il gap esistente tra uomini e donne nel campo reddituale. 
10. I giovani avvocati devono essere destinatari privilegiati di incarichi di natura pubblicistica, affinché la propensione dei redditi a dirigersi verso avvocati anziani sia riequilibrata da un’azione solidaristica dello Stato e dell’Ordine Forense.

Questo è ARDE. Concretezza, serietà, studio e proposta. Il resto, le chiacchiere, il decoro, lo lasciamo a chi non ha nulla da dare e da dire.

Avv. Salvatore Lucignano