‘Consapevole della dignità della professione forense e della sua funzione sociale, mi impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini della giustizia ed a tutela dell’assistito nelle forme e secondo i principi del nostro ordinamento‘.

Dunque un avvocato deve osservare i propri doveri per i fini della giustizia. Questa formula può apparire vuota, una sequela di parole, pronunciate al momento di cominciare il mestiere più vecchio del mondo, o uno dei più vecchi, assieme alla prostituzione, ma può anche essere analizzata, soffermandocisi un pò.

Quando si violano le leggi e si invitano altri avvocati a violarle, si commette un illecito deontologico? E’ una questione interessante da sottoporre al collegio distrettuale di disciplina competente per il Foro di Udine.

“Non sono i giudici a dover decidere come vengono eletti gli avvocati”.

Questo ha detto, il nostro Mister X, in una delle tante occasioni pubbliche in cui ha negato la sua soggezione alla giurisdizione italiana. Orbene, manca forse ancora un tassello per poter mettere assieme il giuramento dell’avvocato, le affermazioni di Mister X ed il concetto di legalità. Quel tassello a mio parere può essere ricercato in varie norme vigenti in Italia, ma una in particolare mi sembra molto appropriata:

” Nel caso di annullamento con rinvio, il rinvio è fatto al CNF, il quale deve conformarsi alla decisione della Corte di cassazione circa il punto di diritto sul quale essa ha pronunciato. ” Cit. L. n. 247/2012, art. 36, n. 8

Insomma, la giustizia, la rivendicazione di una zona franca, estranea allo Stato di diritto, da parte di Mister X, le leggi. L’avvocatura italiana ha dunque un problema: il rispetto della legge. Come possiamo leggere altrimenti infatti, l’idea che una legge vigente venga ignorata, consapevolmente violata, nella speranza che essa venga eliminata dall’ordinamento?

La riflessione non è banale e si lega ad un’altra circostanza su cui ho riflettuto di recente, ovvero la sospensione di tre mesi che mi è stata da poco inflitta dai giudici della deontologia napoletani. Il collegio, nel rendersi conto della situazione, ha accennato all’esistenza delle leggi. Insomma, qualcuno ha sussurrato che si, insomma, era tutto chiaro, ma… esistono delle norme e vanno rispettate. Dunque quelle norme esistono, almeno per me, e vanno rispettate. E’ un principio fondante della deontologia forense e della giustizia. Le norme che esistono, vanno rispettate. Il momento della contestazione di una norma, sul piano della sua moralità o legittimità può dar luogo ad una forma di disobbedienza civile, ovvero ad una semplice violazione, non sorretta da motivazioni etiche o difesa di principi superiori, tali da nobilitare il gesto. In entrambi i casi, un avvocato che viola una norma di legge vigente commette un illecito, che va sanzionato. Almeno, io andavo sanzionato e lo sono stato.

E Mister X? Cioè, in Italia hanno fatto delle leggi per dire che chi ha già svolto due mandati consecutivi, all’interno di un Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, o del Consiglio Nazionale Forense, non è immediatamente ricandidabile per un terzo mandato. Queste leggi sono attualmente vigenti, e sono state confermate, nella loro portata, da un’interpretazione a cui il Consiglio Nazionale Forense, ai sensi dell’art. 36 n. 8 di un’altra legge, tuttora vigente, avrebbe dovuto conformarsi. Tutto ciò non è accaduto. Perché?

Perché la violazione delle leggi, da parte di Mister X e degli affiliati alla sua organizzazione non genera alcuna reazione da parte della deontologia forense? Forse perché nessuno fa un esposto disciplinare nei confronti di Mister X? Forse perché nessuno fa notare l’illegittimità del suo comportamento, i danni derivanti alla professione forense quando la figura che dovrebbe essere deputata al rispetto delle leggi, per i fini di giustizia, si dice immune, sciolto dall’obbligo di rispettare la legge e le sentenze che lo riguardano?

Oggi infatti l’avvocatura italiana vive una situazione di illegalità grottesca: le leggi che impongono agli affiliati alla Cosa Nostra Forense di non ricandidarsi, vengono apertamente violate dagli esponenti dell’organizzazione. La motivazione della violazione è articolata:

  1. Si assume di non essere soggetti alle leggi e alle pronunce delle autorità giudiziarie deputate e farle rispettare dalla Cosa Nostra Forense;
  2. Si assume che forse queste leggi potrebbero essere abrogate in futuro, per via di una ventilata incostituzionalità, di cui al momento non vi è traccia, capace di limitarne la portata precettiva e cogente per tutti, inclusi i membri dell’organizzazione;
  3. Si pensa di poter fare tutto ciò che si vuole, incluso violare le leggi, senza che la deontologia si occupi di tali violazioni e degli atteggiamenti che incitano e fomentano tali violazioni.

E’ dunque giunto il momento di un esposto disciplinare a Mister X. La deontologia forense può valutare se la cosciente violazione di una legge, per finalità che non hanno nulla di eticamente o giuridicamente nobile, costituisca o meno un illecito deontologico. Si, è decisamente tempo di chiedersi se le norme le debbano rispettare tutti, o se il decoro forense funzioni a singhiozzo, solo per alcuni.

Avv. Salvatore Lucignano