Il gioco delle tre carte operato dalla Cosa Nostra Forense non necessita di alcun pudore. I criminali in genere non hanno pudore, non si preoccupano di violare le leggi, né di aggirarle, in ogni modo. Per un criminale, il fine giustifica sempre il mezzo, l’interesse personale consente qualsiasi abuso, il guadagno viene prima della giustizia.

Ciò naturalmente non dovrebbe valere per gli avvocati e per l’avvocatura italiana, ma la situazione di profondo degrado e di totale illegittimità in cui è immersa la classe forense, ha generato un muro di gomma di fronte a qualsiasi imbroglio. E’ così che anche gli esponenti della Cosa Nostra Forense giocano alle tre carte, esattamente come i famosi truffatori piazzati a Napoli, a Piazza Garibaldi, ed immortalati in film famosi e leggendari, quale ad esempio il mitico “Febbre da cavallo”, di Steno.

In effetti funziona tutto così, nel mondo della Cosa Nostra Forense, ovvero un pò “in famiglia”.

  • I Consiglieri dell’Ordine, quasi tutti appartenenti, per inclinazione o per status di illegittimità, nominano i commissari elettorali;
  • I commissari elettorali, imparziali quanto una vergine antica, dopo anni ed anni trascorsi nei peggiori bordelli della Roma, sempre antica, violano le norme che impediscono di convalidare l’elezione dei Consiglieri illegittimi che li hanno nominati;
  • Gli avvocati onesti ricorrono al Consiglio Nazionale Forense, dove siedono i giudici, imparziali come la ex vergine emarginata precedentemente, a loro volta eletti illegalmente per un numero eccessivo di mandati;
  • I Consiglieri Nazionali rigettano i legittimi reclami degli avvocati onesti, accampando eccezioni di costituzionalità ridicole, e in ogni caso inidonee a paralizzare l’efficacia vigente delle norme violate dagli amici degli amici.

Già, è tutto così, surreale, illegale, immorale, ma agli avvocati italiani non importa. Le pittoresche teorie sugli effetti possibili di una futura pronuncia di incostituzionalità, capace di invalidare, con effetto retroattivo, le norme attualmente vigenti, che impediscono il terzo mandato consecutivo, sfidano i precetti noti agli studenti di giurisprudenza, anche ai più svogliati.

Quella strana escrescenza, denominata “principio di legalità”, che imporrebbe agli avvocati della Cosa Nostra Forense di obbedire alle leggi vigenti, senza poterle disattendere, nella speranza di una illegittimità delle stesse, che al momento rappresenta solo un auspicio di parte, sembra essere aliena ai precetti morali e deontologici tanto cari ai cantori del decoro e del prestigio forense.

Accade così che la stragrande maggioranza delle commissioni elettorali assise imparzialmente e decorosamente nei vari Consigli dell’Ordine degli avvocati d’Italia, decidano impunemente di violare le leggi vigenti, segnatamente l’art. 3 comma 3 della Legge n. 113/17 e l’art. 11 quinquies comma 1 del d. l. 14/12/2018, convertito con modificazioni dalla Legge n. 12/19.

Quelle norme, attualmente vigenti, impongono alle commissioni elettorali di non proclamare gli avvocati eletti illegalmente, laddove venga riscontrato, valutando le loro posizioni, che essi abbiano già svolto due mandati consecutivi di durata almeno biennale. Eppure? Eppure non accade nulla. In tutta Italia gli amici degli amici obbediscono ai desiderata degli altri amici, gli amici del Ministro, quelli che spargono decoro, assisi nei loro scranni dorati di Via del Governo Vecchio, tra gettoni di presenza ed indennità di funzione.

Gli avvocati? Certo, i danneggiati, poverini, come i mariti traditi narrati dal Manzoni, provano a protestare con i bravi spagnoli, ma è tutto inutile. “Vuolsi così dove si puote ciò che si vuole… ecc. ecc.” erano, grossomodo, le parole di quello e quello, si sa, conosceva le prepotenze dei prepotenti.

E’ dunque un inaspettato raggio di sole il giudizio della commissione elettorale riunita sotto la Mole Antonelliana. Riunita il 10 maggio, la commissione decide di escludere un candidato eletto illegalmente, applicando la legge. E’ una notizia. In Italia, tra gli avvocati, quando le commissioni elettorali nominate dai padrini della Cosa Nostra Forense rispettano le leggi, si sente un fremito, un sottile brusio, che racconta tutto lo stupore degli addetti ai lavori.

Dunque a Torino esiste la legge e gli avvocati della commissione elettorale la fanno rispettare. Dunque il candidato eletto illegalmente, Avv. Edgardo Trinelli, non potrà godere dei frutti della sua illegittima elezione. Ora naturalmente il gioco si sposta nel palazzo delle tre carte. In caso di reclamo, a decidere saranno sempre loro, gli imparziali e disinteressati componenti del Consiglio Nazionale Forense uomini di altissimo ingegno, giuristi di fama ed alto rango, bastioni di fortezza, temperanza, ricettacoli di ogni virtù. Sicuramente decideranno secondo diritto. Un momento, non quello vigente, non scherziamo, ma quello che piacerebbe fosse vigente, per i propri interessi. In fondo, perché scandalizzarsi tanto? Un mandato in più, un mandato in meno… pensiamo all’amore, e chi vuol esser Consigliere sia. Nel doman non v’è certezza.

Avv. Salvatore Lucignano