Totale Avvocati iscritti nel 2017: 242.796 (su 60.501.718 abitanti)

Totale Avvocati iscritti nel 1985: 48.327 (su 56.500.000 abitanti)

A seguito della mia sospensione, alcuni zombie, tra cui anche alcuni che mi vogliono bene, mi chiedono come farò. Sorrido. L’avvocatura dell’Ordine Forense è già cadavere. La mia etica era già estranea all’Ordine dieci anni fa, quando mi sono abilitato alla professione. Oggi, dopo sei anni di lotta alla mafia ordinistica, dopo aver fatto il pieno di mediocrazia, di retorica della toga, di decoro e di tutte le puttanate di cui sono imbevute migliaia e migliaia di avvocatissimi idioti, far parte di questo “Ordine” non mi fa né caldo né freddo. Le grandi law firm che fanno i soldi se ne fottono altamente del decoro dei propri appartenenti. Conta essere furbi, affamati, evoluti e capaci di costruire links. In un mondo in cui il lavoro scompare ed il reddito si forma in modo sempre più indipendente dal merito e dal lavoro, pensare che un vecchio come me, a 41 anni suonati, possa avere un qualsiasi interesse a “morire avvocato” è davvero demenziale.
L’Ordine degli Avvocati è polvere, archeologia, pagliacciata di gente stupida che si parla addosso, raccontandosi di quanto siano eticamente alti gli avvocati, mentre la gente, giustamente, ride di noi. L’avvocatura non esiste più e sicuramente io non ne faccio parte.

Il tentativo di difendere l’Ordine Forense e i capisaldi retorici che oggi giustificano la sua esistenza, non hanno più alcun valore. L’avvocato classico è già morto, non esiste più, è una figura che serve alla sovrastruttura della Cosa Nostra Forense per lucrare, diffondendo discorsi, ormai patetici, su tutte le parole che soffiano nel vento di vacuità della professione forense italiana. L’avvocato contemporaneo è imprenditore, pubblicitario, venditore di se stesso, cercatore d’oro e di reddito, creatore di strutture commerciali e di connessioni, P. R., oltre che aspirante lobbista e praticante intrallazziere.

Immaginare che la dimensione dell’apparenza etica possa ancora giocare un ruolo nell’avvocatura tronfia, ottusa, corrotta, che trionfa nella subcultura ordinistica dell’avvocato italiano, è ovviamente una follia. Il modello vincente, unico possibile, è quello di un avvocato manager, che amplia a dismisura le sue competenze, diversificando l’agire professionale e cacciando quotidianamente le sue opportunità.

Le economie di scala stanno già distruggendo l’avvocatura monopersonale, ma molto presto i grandi studi, altamente capitalizzati e computerizzati, saranno i soli soggetti capaci di stare nel mercato delle prestazioni legali, strutturandosi come società per azioni. Pensare a un’avvocatura fatta di 240 mila avvocati, nel giro al massimo di cinque anni, sarà poco più di una boutade.

Kira uccide senza alcun rimorso, e la disruption è ormai il solo protagonista di questa inesorabile ed inevitabile morte. La deontologia non esiste più, il decoro non esiste più, il prestigio, la povertà invocata come sintomo di grandezza, non esistono più. Le istituzioni forensi, covo di mediocri e di corrotti, non esistono più. I congressi dell’avvocatura non esistono più e si riducono a gite tra complici e compagni di merende. Il mondo dell’avvocatura ordinistica tenta di giustificare se stesso e la propria attività di repressione delle individualità che sfuggono a questo esercito di zombie, praticando ancora i riti del medioevo, ma è tutto vano. Sfuggono i cadaveri, si svuotano i tribunali, ogni giorno il presunto tessuto connettivo che dovrebbe consentire un riconoscimento unitario della classe forense fa i conti con l’esplosione centrifuga di qualsiasi centro di pensiero desideroso di appartenere al nostro tempo.

Il mondo dell’avvocatura educata è ormai una parodia. La velocità si insinua in questo cimitero arcaico con la violenza e la determinazione degli Unni di Attila. I morti si parlano tra loro, in una lingua priva di vita, esercitando minuscole cerimonie, oramai prive di senso, indossando toghe che sanno di scherno.

L’avvocatura è morta baby. L’avvocatura è morta, esattamente come Zed, e non c’è nemmeno bisogno di inquadrare l’attimo del trapasso: ogni spettatore si può fidare.

Avv. Salvatore Lucignano