Nel riproporre alcuni documenti che ho pubblicato negli anni scorsi, credo di rispettare appieno il dovere di testimoniare verità e storia dell’avvocatura italiana. La maledizione degli uomini è che essi dimenticano e per gli avvocati italiani forse è anche peggio. La Cosa Nostra Forense ha sparso a piene mani la menzogna relativa alla circostanza che nessun avvocato avesse segnalato per tempo il problema del doppio mandato. Ciò è semplicemente falso. E’ vero, eravamo stati in pochi, e parlo davvero di poche, singole unità, a farlo, ma l’avevamo fatto ed avevamo invocato ragionevolezza, ovviamente invano. Questo documento, fu da me pubblicato e diffuso in data 20 febbraio 2015. Sottolineavo le tre criticità presenti nella normativa dell’epoca, che negli anni seguenti sarebbero puntualmente esplose, generando le penose vicende che ancora disonorano l’avvocatura italiana. Cito alla lettera:

1. Doppio mandato dei consiglieri incandidabili ex art. 28 n. 5 L. n. 247/2012; 
2. Rispetto di una composizione plurale dei prossimi consigli dell’ordine; 
3. rispetto del ruolo femminile, con attribuzione di doppia soglia di preferenza e disapplicazione o modifica della norma che impone il terzo coatto per il genere meno rappresentato nei Consigli.

Sono trascorsi ormai più di quattro anni e – ironia della sorte – chi ha gettato l’avvocatura italiana nel caos dei ricorsi, per ignoranza, voracità e bramosia di potere, gode ancora di tutti gli onori, mentre chi, come me, provava ad evitare il disastro, si vive addosso tutti gli oneri di questa guerra.

APPELLO ALL’UNITA’ DELL’AVVOCATURA.

Mi rivolgo a tutti i colleghi italiani, ma soprattutto a chi riveste un incarico di rappresentanza istituzionale e politica all’interno della nostra categoria. Quello che sta andando in scena in queste ore è il nostro funerale. Il CNF, l’OUA, i COA, le associazioni e tutti i soggetti coinvolti nel rinnovo dei nostri Consigli, stanno giocando una partita al massacro sulla nostra pelle. La delegittimazione dell’avvocatura, le sospensioni, lo scontro giudiziario che sta vedendo contrapposti i vecchi detentori di un potere ormai sorpassato ed i giovani e le donne che invocano una transizione non più rinviabile, sta letteralmente facendo a pezzi la nostra credibilità politica.

Continuare a portare avanti questo scontro, votare o meno, in questa situazione, non ha ALCUNA importanza. La politica italiana approfitterà delle nostre divisioni per farci a pezzi, attaccherà l’autonomia patrimoniale della nostra Cassa Previdenziale, renderà irrilevante il nostro Organismo Unitario e continuerà a fare il bello e il cattivo tempo, mettendo a repentaglio ogni capacità di autodeterminazione futura delle donne e dei giovani avvocati italiani.

Questo scontro deve cessare e cessare ADESSO. Il Consiglio Nazionale Forense, l’OUA, i maggiori COA italiani, nelle persone dei loro Presidenti, i segretari della associazioni forensi maggiormente rappresentative, hanno il dovere morale e politico di indire ad horas un incontro unitario dell’INTERA AVVOCATURA italiana, che consenta a noi, agli avvocati italiani, di offrire una soluzione condivisa, in cui TUTTI possiamo riconoscerci, per superare l’impasse a cui siamo giunti.

Le elezioni per il rinnovo dei Consigli già svolte vanno considerate nulle, quelle ancora da svolgere vanno revocate. E’ dovere dell’avvocatura italiana risolvere CONCORDEMENTE i tre problemi su cui è impossibile evitare uno scontro giudiziario, stante l’attuale regime normativo:

1. Doppio mandato dei consiglieri incandidabili ex art. 28 n. 5 L. n. 247/2012; 
2. Rispetto di una composizione plurale dei prossimi consigli dell’ordine; 
3. rispetto del ruolo femminile, con attribuzione di doppia soglia di preferenza e disapplicazione o modifica della norma che impone il terzo coatto per il genere meno rappresentato nei Consigli.

Gli avvocati italiani devono trovare, proporre ed imporre al Ministro Orlando una soluzione condivisa, unitaria, che faccia terminare questa assurda lotta di potere. Invoco il buon senso da parte di tutti i colleghi, ma soprattutto da parte di coloro che hanno ruoli di rappresentanza all’interno dell’avvocatura italiana, perché si comprenda che questa guerra sta seriamente mettendo a repentaglio il futuro della nostra professione.

Decine di migliaia di donne e di giovani avvocati italiani attendono risposte da un’avvocatura forte e unita, nelle sue manifestazioni plurali. Le ambizioni personali di chi ha mirato ad indebolire la nostra forza politica ci stanno gettando nel baratro. Si abbia la dignità di cercare un compromesso politico. Lo si faccia per il bene degli avvocati italiani. 
Chi si sottrarrà a questo preciso obbligo ne porterà il peso politico, ed una gravissima responsabilità verso il nostro futuro.

Napoli, 20/02/2015

Avv. Salvatore Lucignano