La presente lettera, alla cortese attenzione del Dottor Carlo Fusi, direttore del giornale, è stata inviata alla redazione del Dubbio, a mezzo mail, in data 28 maggio 2019, all’indirizzo redazione@ildubbio.news

Egregio Direttore

Ho pensato di rivolgermi a lei per sottoporle alcune riflessioni e qualche domanda, immaginando che un giornalista alla guida del giornale dell’avvocatura, quindi di una forza sana, aperta, democratica, che vuole il confronto, la sconfitta del linguaggio dell’odio, e la dialettica più limpida, sarebbe stato lieto di offrire le risposte ai miei dubbi.

Infatti direttore, se le scrivo è perché, da molti anni, ho dei dubbi. Ho dunque immaginato che non ci fosse nessuno più titolato del direttore del Dubbio, ovvero del giornale che dovrebbe tener sempre vivo il dubbio, la domanda, il rifiuto dei dogmi e delle risposte calate dall’alto, a dissipare queste mie perplessità.

In primo luogo dunque condivido con lei il dubbio relativo alla circostanza che i miei dubbi, assieme a quelli di molte centinaia di suoi editori, avvocati che finanziano il suo giornale, esattamente come me, che oggi le scrivo, non abbiano potuto sciogliere i propri dubbi rivolgendosi a chi l’ha preceduta nella carica, ovvero all’ex direttore Piero Sansonetti.

All’epoca della nascita del giornale a disposizione di Andrea Mascherin infatti, furono molti gli avvocati italiani che si rivolsero a Sansonetti, chiedendogli di risolvere parecchi dubbi relativi a questa impresa, ma all’epoca io e i miei colleghi non fummo fortunati. Il suo predecessore ignorò le nostre domande, preferendo lasciarci nel dubbio. Allora noi avemmo il dubbio che il Dubbio fosse quel giornale che ritenesse lecito coltivare dubbi solo nei confronti degli altri, e che invece, per quanto atteneva all’avvocatura, ai nostri finanziamenti, destinati al suo giornale, alle finalità editoriali di questo giornale ed alle sue compatibilità con le prerogative giuridiche del Consiglio Nazionale Forense, agli avvocati italiani non fosse concesso sollevare alcun dubbio.

Abbiamo dunque atteso invano, per oltre tre anni, senza che Andrea Mascherin, Piero Sansonetti, o qualsiasi altro soggetto coinvolto in questa straordinaria impresa imprenditoriale ed editoriale, volesse rispondere ai nostri dubbi, e nel frattempo molti tra noi pensavano che fosse piuttosto strano che i finanziatori di un giornale non potessero porre domande ed ottenere risposte dai soggetti finanziati, nonostante costoro dicessero di essere nati per favorire la cultura del dubbio.

Insomma, il tempo passava, i dubbi restavano intatti, le domande rimanevano inevase, quando un bel giorno, abbiamo saputo dal suo superiore, Andrea Mascherin, che Piero Sansonetti era stato cacciato dal giornale. La cosa ci ha sorpreso e ci siamo chiesti subito: “ma perché mai Mascherin avrà cacciato Sansonetti dal Dubbio?”

Prima che Mascherin, sempre ansioso di raccontare la verità sulle sue azioni ed imprese, finanziate con i nostri soldi, decidesse di fare chiarezza, era lo stesso Sansonetti a dire la sua, raccontando a più riprese, anche in un filmato diffuso su youtube, che le indico, in modo da poterla informare sul contenuto del suo pensiero

di essere stato cacciato perché Il Dubbio doveva essere filogovernativo e non libero di contrastare la politica giustizialista del Movimento 5 Stelle.

La prima domanda che dunque le pongo, direttore, al fine di dissipare i miei dubbi, è la seguente:

  • DUBBIO N. 1: Lei sarebbe disponibile ad un confronto pubblico, ospitato dalla sua redazione, per spiegare a me e a qualche altro collega, suo finanziatore, le ragioni della cacciata di Sansonetti dal Dubbio?

La seconda domanda che le pongo, che pure risponde ad un dubbio che mi assilla, nasce da una situazione contingente. Come forse saprà, o forse no, il 18 giugno prossimo, a Roma, la Corte Costituzionale terrà una pubblica udienza in cui si discuterà di un’ordinanza di rimessione, proveniente dal Consiglio Nazionale Forense, tesa ad impedire che le norme sul divieto di un terzo mandato immediato trovino applicazione all’interno dell’avvocatura italiana. Sul punto le chiedo:

  • DUBBIO N. 2: Lei non crede che il suo, o meglio, il nostro giornale, quello pagato da noi avvocati, dovrebbe ospitare un dibattito aperto ai dubbi, in cui gli avvocati possano esprimere ai cittadini le loro opinioni circa questo giudizio?

Vede direttore, ciò che infatti mi lascia assai dubbioso, circa il suo giornale, è la costante assenza dell’avvocatura e degli avvocati dalle pagine che i lettori divorano ogni giorno. Ho come l’impressione che questo giornale sia fondamentalmente una gigantesca operazione politica, volta a garantire al Mascherin di scambiare appoggi per le sue finalità di parte, in cambio di un organo volto ad esprimere l’aderenza a questa o a quella fazione politica.

Pertanto le chiedo ancora:

  • DUBBIO N. 3: Cosa pensa di un giornale che si occupa apertamente di politica, edito formalmente da un organismo istituito con finalità pubbliche di controllo e guida dell’Ordine Forense, che in più esercita, su tutti gli avvocati italiani, la potestà disciplinare?

Lo so, qualcuno potrebbe pensare che troppi dubbi possano sollevare l’opinione pubblica, o l’attenzione scomoda di qualche odiatore da social network sul Mascherin, ma mi darà atto che i dubbi, quando ci si rivolge ai tutori del dubbio, possano diventare come le ciliegie, facendo in modo che uno tiri l’altro. Ad esempio:

  • DUBBIO N. 4: E’ a conoscenza di tutte le iniziative partorite in seno all’avvocatura italiana, volte a chiedere al Consiglio Nazionale Forense la chiusura del suo giornale, giudicato un organo politicizzato, estraneo alle finalità istituzionali del Consiglio stesso? Se ne è a conoscenza, potrebbe scrivere agli avvocati italiani, dalle pagine del Dubbio, le sue opinioni in merito?

Ecco direttore, mi darà atto che, con molta umiltà, questa mia lettera contiene molti dubbi e poche certezze, molte domande e poche opinioni. Questo perché sono certo che lei vorrà vivere i miei dubbi con il massimo spirito dialettico, proprio di chi vuole rafforzare la cultura del dubbio. Dunque le chiedo:

  • DUBBIO N. 5: E’ a conoscenza del fatto che il Mascherin, assieme ad altri nove componenti del Consiglio che presiede, è attualmente sub judice, perché alcuni avvocati italiani hanno contestato la sua quarta elezione consecutiva nel ruolo ricoperto, ritenendola platealmente illegale?
  • DUBBIO N. 6: Se è a conoscenza della vicenda, ritiene che il suo giornale abbia il dovere di ospitare un dibattito pubblico, aperto agli avvocati che sostengono le tesi dialetticamente contrapposte, volto ad informare la cittadinanza sulle ragioni di questo “dubbio” sulla legittimità del ruolo ricoperto dal suo editore?

Direttore, che dirle, mi scusi se le sottopongo tutti questi dubbi, ma ho davvero pensato che un uomo del dubbio, privo di certezze assolute, sia assolutamente interessato a conoscere la situazione relativa alla legittimità del proprio editore, ed ancor più, proprio in relazione all’obbligo di informare, di non censurare e di non comportarsi da galoppino di un potere autoreferenziale, avverta un irrefrenabile bisogno di fare del giornale degli avvocati il luogo privilegiato per un dibattito politico e giuridico sulle posizioni in campo, in modo da non lasciare alcuna falsa certezza nelle contrapposte fazioni.

Ho ancora molte curiosità da sottoporle e mi perdonerà se approfitto, per farle tre domande in una, che rispondono ad un unico dubbio:

  • DUBBIO N. 7: Quali sono gli obiettivi economici del suo giornale, se ne è a conoscenza? Da quali parametri di vendita verrà giudicato il suo operato? Quali sono i parametri su cui verrà giudicato il suo lavoro?

Vede Dottor Fusi, non vorrei che Mascherin, come ha fatto con Sansonetti, la rimuovesse dal suo incarico, apparentemente senza alcuna valida ragione. Proprio per evitare che questi dubbi restino senza risposta, credo che sarebbe interessante che lei chiarisca agli avvocati italiani gli obiettivi che le sono stati richiesti all’inizio della sua direzione, in modo non lasciare dubbi sui motivi che potrebbero portare alla traumatica fine di questa sua esperienza. Se ciò avvenisse, come è stato per chi l’ha preceduta, noi avvocati infatti potremmo avere il dubbio che il padrone del giornale abbia dovuto cacciarla per mettere al suo posto un altro direttore utile a fare da propaganda al Ministro della Giustizia o al governo di turno.

Le chiedo ancora:

  • DUBBIO N. 8: Quanti avvocati scrivono sul suo giornale? In base a quali criteri vengono scelti gli interventi?

Questo è un altro dubbio che davvero mi assale. Leggendo il suo giornale ho sempre l’impressione che tutti gli avvocati italiani che si occupano dell’avvocatura non interessino minimamente al Dubbio, quasi come se ci fosse una linea editoriale volta a non sollevare troppi dubbi su quello che gli avvocati hanno da dire. A volte leggo interventi, in realtà molto sporadici, del padrone di questo nostro giornale, ma in generale ho come l’impressione che gli avvocati e l’avvocatura siano del tutto estranei ai temi che interessano Il Dubbio, e vorrei che lei, se lo ritiene, mi togliesse questo dubbio.

Sono stato forse un po’ prolisso, e me ne scuso, ma capirà, ben 4 anni di dubbi irrisolti, lasciano la voglia di approfittare di una nuova direzione del Dubbio, sicuramente più aperta, disponibile e volenterosa di confronto con i suo finanziatori. E’ proprio basandomi su tale congettura che le chiedo:

  • DUBBIO N. 9: Ritiene che il suo giornale contribuisca in qualche modo alle sorti dell’avvocatura italiana e se lo ritiene, potrebbe illustrare a noi avvocati in che modo Il Dubbio contribuisce alle nostre magnifiche sorti progressive?

Egregio direttore, le ho posto ben nove domande, e mi rendo conto che lei, pur volendo rispondere a tutti i miei dubbi, avrà bisogno di tempo e di molto spazio sul giornale per cancellare ogni perplessità. Mi permetto dunque solo un’ultima domanda, preceduta da alcune considerazioni: il sistema ordinistico forense vive oggi una gigantesca crisi di credibilità e di moralità, che mi hanno più volte portato a definire l’Ordine degli Avvocati italiani come una “Cosa Nostra Forense”. Ciò in base ad una complessa serie di valutazioni sul malaffare e sull’autoritarismo che a mio parere ormai impestano l’avvocatura italiana, condannandola ad essere schiava di una piovra eversiva, che nulla ha a che vedere con i valori a cui dovrebbe ispirarsi la professione forense. Pertanto, come ultima domanda le chiedo:

  • DUBBIO N. 10: Lei sarebbe disponibile a valutare i miei dubbi sull’esistenza di una Cosa Nostra Forense a capo dell’avvocatura italiana, e se non lo fosse, potrebbe spiegare agli avvocati italiani le ragioni per cui non intenderebbe farlo?

Egregio Dottor Fusi, questi sono dieci dubbi che le ho sottoposto. Allego a questa mia lettera aperta due documenti: l’ordinanza di rimessione del Consiglio Nazionale Forense n. 8/2019, che solleva la questione di costituzionalità di cui le ho parlato, ed una mia analisi di tale ordinanza, da cui potrà evincere quali siano, a mio modesto parere, le palesi, eclatanti ed imbarazzanti enormità contenute in tale documento. Sarebbe davvero un gesto importante e generoso da parte sua, quello di ospitare sul giornale che contribuisco a finanziare, sia l’uno che l’altro documento, in modo che gli avvocati ed i cittadini possano appagare qualche dubbio su questo momento fondamentale per il futuro dell’avvocatura italiana. In attesa di una sua risposta, che sono certo avverrà a strettissimo giro, la informo che potrà trovare questa lettera aperta sul sito internet dell’associazione forense di cui sono segretario nazionale, ricercandolo a partire dalla homepage, disponibile al seguente link:

Nel ringraziarla per l’attenzione, la saluto con la massima cordialità, nella speranza che Il Dubbio voglia aiutare 243 mila avvocati italiani ad avere meno dubbi su questo giornale.

Si allegano:

  1. ORDINANZA DEL CNF DI RIMESSIONE ALLA CONSULTA N. 8/19;
  2. ORDINANZA DEL CNF DI RIMESSIONE ALLA CONSULTA N. 8/19 – ANALISI CRITICA.

Cordiali saluti

Napoli, 28 maggio 2019

Avv. Salvatore Lucignano