La presente lettera è stata inviata al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, con oggetto “L’ORDINE FORENSE NON PUO’ PIU’ ESSERE “COSA NOSTRA”, in data 30 maggio 2019.

Egregio Signor Presidente della Repubblica,

le scrivo nella sua qualità di supremo garante della Costituzione Italiana, oltre che di avvocato. La Legge n. 247/2012 si prefiggeva, tra l’altro, di:

1.        Impedire ai Consiglieri, incrostati ed invischiati nelle rendite e nelle asimmetrie di potere, di potersi immediatamente ricandidare nelle istituzioni, una volta svolti due mandati consecutivi;

2.        Consentire un’espressione di voto limitata, all’interno dei Consigli circondariali, per lasciare spazio a minoranze di diverso orientamento rispetto a quello dominante e sclerotizzato;

3.        Aiutare l’integrazione delle donne nella rappresentanza forense, mediante l’espressione di un voto maggiorato nel numero di preferenze possibili, laddove tali preferenze premiassero la diversità di genere.

Ognuno di questi tre aspetti è stato ferocemente combattuto dalla casta istituzionalizzata che regge l’avvocatura italiana. In ultimo, con la Sentenza n. 32781/18 emessa dalle SS. UU., l’affermazione dei principi di rinnovamento dell’Ordine sembrava essere finalmente giunta a compimento, impedendo ai Consiglieri di vecchio corso di reiterare la propria carica, sfruttando le illegittime asimmetrie di potere e le sclerotizzazioni censurate dalla Suprema Corte. Purtroppo anche questa pronuncia, che pure, ai sensi dell’art. 36 n. 8 della legge professionale, avrebbe dovuto vedere il Consiglio Nazionale Forense (CNF) conformarsi al principio dettato dalla Cassazione, è stata oggetto di illegittima disapplicazione da parte dei soggetti a tanto tenuti. A seguito di tale ennesimo rifiuto di abbandonare i propri privilegi, il Parlamento ha nuovamente legiferato, reiterando, per la terza volta in pochi anni (L. n. 247/2012; L. n. 113/2017; L. n. 12/2019), l’indicazione per un limite di due mandati nei Consigli dell’Ordine circondariale, dopo i quali non poter essere immediatamente rieletti. Nemmeno questa volontà ulteriore del legislatore ha impedito alla casta di rifiutare di abbandonare il potere, spingendo il CNF a sollevare una speciosa questione di costituzionalità, tesa a rappresentare il limite di due mandati come norma illegittima, in quanto “retroattiva”, nonostante sia la Corte di Cassazione, con innumerevoli sentenze, tra cui la pronuncia sunnominata n. 32781/18, sia la Corte Costituzionale, anch’essa con molteplici pronunce, (cfr. ad esempio Sent. n. 118/1994), abbiano chiarito che il richiamo a condizioni di fatto verificatesi nel passato, quali ad esempio lo svolgimento di due mandati prima dell’emanazione di una legge, ai fini dell’ineleggibilità futura, prevista da detta legge, non rappresenta una forma di retroattività, né viola il dettato costituzionale.

Signor Presidente, con questa mia le manifesto l’ormai intollerabile situazione di eversione interna all’Ordine Forense; il rifiuto, da parte soprattutto del CNF, di sottostare a qualsiasi limite di legge che ne argini le manifestazioni di arbitrio e le angherie; le ricadute, ormai gravissime, che questa eversione comporta, per quanto attiene all’illegittima giurisdizione del CNF stesso, quale giudice speciale, per palese contrasto con l’art. 111 Cost. Questo organo infatti, impunemente esercita attività di promozione normativa, in violazione dell’art. 35 sub q,della legge professionale forense, ed al contempo esercita funzioni regolamentari e giurisdizionali, anche in violazione del dovere di creare una specifica ed autonoma sezione disciplinare, come stigmatizzato dalla Sentenza n. 16993 del 2017 delle SS. UU.

Signor Presidente, proprio ieri, intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario del CNF, l’illustre Professore Giovanni Maria Flick ha pronunciato queste parole, riferite alla perdita di dignità che oggi graverebbe, secondo molti, la magistratura e l’avvocatura: 

“la dignità l’abbiamo dimenticata, perché viviamo in un sistema in cui troppi, per diventare o restare DIGNITARI, smettono di essere DIGNITOSI”.

Ecco, Signor Presidente della Repubblica, io invoco il suo aiuto ed il suo intervento, ed anche la sua possibile azione di moral suasion, affinché aiuti i pochissimi avvocati che in Italia stanno lottando contro questa situazione. Versiamo purtroppo in condizioni disperate: isolati, vessati, puniti ingiustamente, colpiti nelle relazioni familiari, amicali, professionali e sottoposti ad ogni genere di pressione, solo perché osiamo sfidare la dittatura dei moltissimi, che si riconoscono in questa degenerazione, e perché tentiamo di ridare all’avvocatura italiana un briciolo di dignità, oggi violata, adoperandoci perché la nostra professione sia liberata da questi eterni ed ammuffiti dignitari, che non hanno nulla, proprio più nulla, di dignitoso.

Nella speranza di un suo autorevole intervento, voglia accettare la mia massima deferenza ed i più sentiti e sinceri saluti.

Napoli, 30 maggio 2019

Avv. Salvatore Lucignano