La presente comunicazione è stata inviata a mezzo PEC al capo dell’ispettorato del Ministro della Giustizia, in data 20 giugno 2019.

Egregio Ispettore

la presente per sollecitare il Ministro della Giustizia, On.le Bonafede, ad esercitare i doveri di vigilanza nei confronti dell’Ordine Forense, previsti dalla L. n. 247/2012. Allo scopo mi permetto di ricostruire il quadro normativo e di fatto che comporta l’immediata azione del Ministro, stante la condizione di palese eversione in atto all’interno dell’Ordine Forense, da me già più volte segnalata alle massime cariche dello Stato, incluso il Presidente del Consiglio dei Ministri, Avv. Giuseppe Conte, la cui segreteria ha riscontrato la mia denuncia informandomi di aver provveduto ad inviare la comunicazione all’attenzione del Ministro Bonafede.

Come Lei certamente saprà, l’art. 24, n. 3 della L. n. 247/2012 affida alla vigilanza del Ministro Bonafede sia il Consiglio Nazionale Forense che gli Ordini Circondariali. Orbene, ormai da tempo gli Ordini Circondariali italiani non sono in condizione di adempiere agli obblighi imposti dalle leggi, in quanto facenti parte di una organizzazione eversiva e criminale, la “Cosa Nostra Forense”, che ha il preciso scopo di violare le leggi dello Stato italiano. Tale organizzazione fa capo al Consiglio Nazionale Forense, che abusando del proprio ruolo di Giudice delle vicende interne all’avvocatura, consente e garantisce che le macroscopiche violazioni di legge in atto continuino a lasciare l’avvocatura italiana in una situazione di caos e di illegalità sistemica.

Brevemente, anche per far comprendere al Vostro Spettabile Ufficio che l’eversione è datata nel tempo, rappresento quanto segue:

la legge 247/2012 si poneva tre obiettivi irrinunciabili e chiari, in materia di rinnovamento delle rappresentanze forensi. Tali obiettivi erano i seguenti:

1. Impedire ai Consiglieri incrostati ed invischiati nelle rendite e nelle asimmetrie di potere, di potersi immediatamente ricandidare nelle istituzioni, una volta svolti due mandati consecutivi;

2. Consentire un’espressione di voto limitata, all’interno dei Consigli circondariali, per lasciare spazio a minoranze di diverso orientamento rispetto a quello dominante e sclerotizzato;

3. Aiutare l’integrazione delle donne nella rappresentanza forense, mediante l’espressione di un voto maggiorato nel numero di preferenze possibili, laddove tali preferenze premiassero la diversità di genere.

Questi obiettivi sono stati sistematicamente osteggiati dall’attività eversiva ed illegale del Consiglio Nazionale Forense, che ha emesso pareri, sentenze, circolari, in costante contrasto con le leggi vigenti, agendo spesso in combutta con gli Ordini Circondariali, di cui invece dovrebbe essere Organo di controllo. In ultimo, In data 28 febbraio 2019, il Consiglio Nazionale Forense ha depositato un’ordinanza che conteneva la richiesta di valutazione della legittimità costituzionale delle norme di cui all’art. 3, comma 3, secondo periodo, della legge 12 luglio 2017, n. 113, e all’art. 11-quinquies del decreto legge 14 dicembre 2018, n. 135, come inserito dalla legge di conversione 12 febbraio 2019, n. 12. 

Un’ordinanza palesemente dilatoria, non suffragata da alcun elemento di diritto, ma tesa unicamente a consentire il permanere di condizioni di illegalità all’interno degli Ordini Circondariali e dello stesso Consiglio Nazionale Forense, permettendo ad esponenti di questi enti di conservare le proprie cariche in violazione delle leggi che impediscono la ricandidatura immediata dopo aver già espletato due mandati consecutivi (per gli Ordini Circondariali), ovvero la rielezione per un terzo mandato, dopo averne già espletati due consecutivi (per il Consiglio Nazionale Forense, ai sensi dell’art. 34 n. 1 della L. n. 247/2012).

Un’ordinanza che ha provocato un increscioso cortocircuito istituzionale, costringendo la Corte Costituzionale a convocare l’udienza di discussione della questione con inusuale celerità, ed ha portato, già nel pomeriggio del 18 giugno, con altrettanto sospetta immediatezza, ad un comunicato stampa che ha nettamente bocciato le censure del Consiglio Nazionale Forense. A tutti gli osservatori la tempistica e le modalità di questa stroncatura sono apparse quasi come il tentativo della Consulta di porre fine ad una vicenda fatta di rinvii, cavilli, garbugli, ma soprattutto, di un protagonista che è allo stesso tempo giudice e destinatario degli effetti dei suoi abnormi e volgari provvedimenti.  

E’ di tutta evidenza ed è ormai un fatto di pubblico dominio, che il ruolo del Consiglio Nazionale Forense e la condizione di illegittimità di molti suoi componenti, per violazione del limite del doppio mandato, pone l’ente in una condizione oggettiva di conflitto di interessi circa la condizione degli esponenti dei Consigli Circondariali che violano le stesse norme, in materia di rielezione per un terzo mandato immediato. Tale condizione sta portando l’avvocatura italiana a violare non solo le norme di legge vigenti in materia, ma ha portato il Consiglio Nazionale Forense a disattendere ad una pronuncia delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, la n. 32781/2018, che imponeva all’ente di adoperarsi, secondo le sue prerogative, per il rispetto del cosiddetto limite del doppio mandato.

Giova sul punto segnalare alla sua attenzione che il Consiglio Nazionale Forense è obbligato, ai sensi dell’art. 36 n. 8 della L. n. 247/2012, a conformarsi al principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione, quando essa giudica, come giudice di ultima istanza, sulle decisioni emesse dall’ente in materia elettorale interna all’Ordine Forense. Nel caso di specie la Suprema Corte aveva enunciato il seguente principio di diritto:

in tema di elezioni dei Consigli degli ordini circondariali forensi, la disposizione dell’art. 3, comma 3, secondo periodo, della legge 12 luglio 2017, n. 113, in base alla quale i consiglieri non possono essere eletti per più di due mandati consecutivi, si intende riferita anche ai mandati espletati anche solo in parte prima della sua entrata in vigore, con la conseguenza che, a far tempo dall’entrata in vigore di detta legge (21 luglio 2017) e fin dalla sua prima applicazione in forza del comma 3 del suo art. 17, non sono eleggibili gli avvocati che abbiano già espletato due mandati consecutivi (esclusi quelli di durata inferiore al biennio ai sensi del comma 4 del medesimo art. 3 I. 113/17) di componente dei Consigli dell’ordine, pure se anche solo in parte sotto il regime anteriore alle riforme di cui alle leggi 31 dicembre 2012, n. 247, e 12 luglio 2017, n. 113”.

Il Consiglio Nazionale Forense ha disatteso sia la legge che la sentenza in oggetto, e ancora, per tutelare l’illegittima condizione di ben dieci (refuso precedente, “quattordici”, n.d.a.) suoi componenti, che di seguito si elencano: Andrea Mascherin, Maurizio Magnano di san Lio, Stefano Savi, Carlo Orlando, Giuseppe Picchioni, Andrea Pasqualin, Antonio Baffa, Claudio Neri, Salvatore Sica, Giovanni Arena, attualmente tutti illegalmente facenti parte del Consiglio Nazionale Forense, ha fatto indebite pressioni, sul Parlamento e sull’Esecutivo, volte ad ottenere provvedimenti capaci di porsi in contrasto con la normativa vigente in materia di elezione dei membri del proprio consesso.

Avverso questi comportamenti, in particolare quelli dell’attuale Presidente dell’ente, Andrea Mascherin, ho personalmente avviato procedimento disciplinare, ma è evidente che le asimmetrie di potere in essere nella classe forense, impongono al Ministro della Giustizia in carica il dovere di verificare le sistematiche violazioni delle leggi, la intollerabile commistione di interessi, nonché i danni, ormai evidenti, che il protrarsi delle situazioni di conflitto generate dalla difesa delle proprie posizioni di potere ha comportato e sta comportando per l’intera avvocatura italiana.

Il Ministro in carica ha taciuto per troppo tempo su questa vicenda, omettendo di vigilare, nonostante sia un suo preciso dovere adoperarsi per il corretto funzionamento dell’Ordine Forense, che è ente pubblico di primaria importanza per la tenuta delle istituzioni repubblicane. Aver abbandonato gli avvocati italiani onesti e non collusi con la criminalità organizzata ed istituzionalizzata che imperversa nell’Ordine è già una colpa politica grave, ma continuare a perseverare, in questo atteggiamento di inerzia, costituirebbe fatto ancor più grave, che non può non sfociare nel rischio che nuove e più gravi violazioni di legge si vadano a verificare, con ulteriore grave pregiudizio del comparto, di competenza e sotto la responsabilità dell’On.le Bonafede.

Non ho certo motivo di dover ricordare che la cosciente violazione di leggi dello Stato, da parte di incaricati all’interno di enti pubblici, configura il possibile compimento di reati gravi, ancor più in un quadro sociale come quello attuale, scosso da scandali che minano la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario italiano.

In definitiva, con questa mia denuncia, richiedo formalmente che il Ministro Bonafede si attivi a strettissimo giro per adottare i provvedimenti tesi a riportare l’attuale Consiglio Nazionale Forense nell’alveo della legalità. E’ infatti evidente che l’ente, nella sua composizione, non è più in grado di funzionare per i fini assegnatigli dall’ordinamento.

Sulla natura dei provvedimenti da adottare, che siano essi atti volti a favorire le dimissioni dei componenti illegittimi del Consiglio Nazionale Forense, o che il Ministro si adoperi in altro modo, per il ritorno alla legalità, è evidente che non spetti al sottoscritto fornire indicazioni.

Resta del tutto evidente la necessità di un’azione immediata del Ministro della Giustizia, volta ad impedire che la situazione di illegalità e sviamento dell’ente da lui vigilato, già totalmente compromessa, degeneri ulteriormente.

In attesa di un riscontro resto a disposizione della vostra struttura per qualsiasi chiarimento, colloquio, fornitura di documentazione specifica a supporto della situazione da me denunciata, rendendomi disponibile, in tutti i modi, a collaborare per il superamento di questa incresciosa vicenda.

Napoli, 20 giugno 2019

Avv. Salvatore Lucignano