La presente autodenuncia è stata inviata a mezzo PEC in data 21 giugno 2019 all’indirizzo cdd@avvocatinapoli.legalmail.it

Partiamo dall’antefatto: come giustamente mi suggerisce l’amico Giuseppe Ferrante, devo denunciare a codesto Spettabile Consiglio, che durante i giorni in cui si sono tenute le ultime elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, per brevi tratti, ho percorso in auto la tangenziale di Napoli alla velocità di 87 Km/h, invece degli 80 Km/h previsti come limite massimo.

Oppresso dal rimorso, ho ritenuto di dover denunciare questa mia preliminare violazione deontologica, prima di addentrarmi nelle successive nefandezze che intendo rappresentarVi.   

Erano giorni di clientele e voto di scambio a quel tempo, e Ciccio richiamò tutti i mercanti nel Tempio, mentre molti altri mercanti si preparavano a costruirsi un Tempio pezzottato, nel cosiddetto “tunnel dell’orrore”. Dal 28 gennaio al 2 febbraio io ho deciso di non sostare nemmeno un minuto in quel tunnel, in cui decorosissime e plastificate aspiranti Consigliere sbavavano, tette rifatte al vento, per ottenere il “voto libero e consapevole” degli avvocati napoletani, mischiate a giovani e vecchi epigoni del “demarsicanesimo” de noandri, incravattati e ugualmente untuosi, intenti a porgere poco virili mani, corredate da indicazioni e questue sul numerino da indicare sulla scheda.

Che dire, cittadini, napoletani, giudici della deontologia? Uno spaccato di carne putrida, che fotografa appieno il disagio dell’attuale classe dirigente dell’avvocatura italiana. L’entrata del seggio elettorale è ormai una specie di bolgia dantesca, in cui questo materiale sub, sia umano che forense (con riferimento al prefisso “sub”, n.d.a.), si affanna, in modo osceno e scivoloso, per carpire il “voto” necessario a consacrare questa feccia nel “servizio” all’avvocatura napoletana. Pensate che la pratica è stata il fulcro della sei giorni degli attuali 25 Consiglieri dell’Ordine di Napoli, accampati dall’alba alla chiusura del seggio all’insano uscio, e vi renderete conto che ciò che dovrebbe corredare ogni riunione del Consiglio dell’Ordine è una scorta maxi di carta igienica ed una robusta dispensa di deodoranti per ambiente.

Ma torniamo al sottoscritto, e non divaghiamo: mi corre l’obbligo di dirVi che mi sono sottratto a quel luogo di sventura perché a me quella gente provoca conati di vomito e forme di accavallamento delle vene che conducono il sangue ai testicoli, quindi non intendo accampare una sorta di primazia morale, per questo dissennato rifiuto di mischiarmi a quella canaglia.

Ero infatti presente all’esterno del Tribunale, alla pioggia, al freddo e al gelo, come un povero stronzo, a dare volantini con la mia faccia di merda su un lato e il mio programma politico dall’altro. Ciò in palese violazione del codice deontologico, che proibisce di fare propaganda nel tempo e nel luogo delle elezioni. Io mi sono propagandato nel tempo e nel luogo delle elezioni, perché, quando faceva troppo freddo per restare all’aperto, trovavo riparo tra le scale esterne del Tribunale, per continuare a dare volantini elettorali ai poveri sfortunati che incontravo, che salivano e scendevano, affaccendati nella routine delle udienze.

Ritengo che la violazione da me compiuta non necessiti di ulteriori prove per essere riconosciuta, ma mi rendo disponibile a condurre al Vostro cospetto i testimoni, che potranno confermare la mia indecorosa condotta.

Ritengo altresì che sia giunto il momento di punire con la massima severità questa mia violazione deontologica, che arreca massimo disdoro al glorioso Foro di Napoli, patria di avvocati che hanno scritto la scoria dell’umanità, e che continuano a scrivere scorie che farebbero rabbrividire un porco, figuriamoci un santissimo santone come il nostro mega luppmann grand farabutt figl d putt Andrea BARAMBANI Mascherin (baciamo le mani, n.d.a.).

Mi consento di suggerire la radiazione dall’albo, come misura necessaria a bonificare l’Ordine di Napoli dalla mia presenza, e nel contempo, Vi saluto, con la mia testa sotto ai Vostri deontologici piedi, lasciandoVi ampia facoltà di passeggiare sulle mie tempie.

Allego fotocopia del mio tesserino di avvocato.

Napoli, Frittole, 1400, quasi 1500

Avv. Salvatore Siffredi Lucignano, Grand Visir del pensiero forense libero, Adoratore dell’odore delle case dei vecchi, indecoroso e lussurioso Folletto, Signore del Riff.