La presente autodenuncia è stata inviata a mezzo PEC in data 25 giugno 2019 all’indirizzo cdd@avvocatinapoli.legalmail.it

Carissimi giudici della disciplina napoletani,

ormai siamo diventati assidui frequentatori. Stavolta vi scrivo per autodenunciarmi, in quanto sono solito scrivere su facebook che mi piace la fessa. Credo che ciò sia assolutamente indecoroso. Un avvocato, un vero avvocato, uno dei boss mafiosi della Cosa Nostra Forense illegalmente attaccati alle loro poltrone, per intenderci, scriverebbe su facebook che gli piace “l’odore delle case dei vecchi”. Evidentemente, pur essendo indegnamente diventato avvocato, non ero destinato alla complessità. (Cit. Jep Gambardella).

A testimonianza della mia indecorosa comunicazione, aggiungo testo dell’intervento da me tenuto nell’ottobre 2016, al Congresso Nazionale Forense di Rimini, quando ho accusato le nostre istituzioni di essere “scarde di cesso”, definendole però “schegge di maioliche da bagno”.

Il titolo del mio intervento è: “schegge di maioliche da bagno – Il puparo, il Paparo e i paperi”. Siamo a Paperopoli ed un papero si rivolta nel suo letto. Fa il Presidente per vocazione ma non riesce a dormire. La vocazione non basta: ha bisogno di mangiare. E allora cosa fa? Si fa uno stipendio, lo chiama “gettone di presenza”, anche se in realtà e un’indennità di funzione e così aiuta la vocazione. Sono 90 mila paperelle, che è la moneta in uso a Paperopoli. Un papero gli chiede: “Presidente, ma perché 90 mila e non 100 mila?” E lui risponde: “boh… decido io, mi piaceva così, tanto… chi mi controlla?” “Si Presidente, ma quelle paperelle non sono tue, sono di noi paperi… sei sicuro che sia giusto prendertele? In fondo non dovresti essere tu quello che si fa gli stipendi a piacimento…” A quella rimostranza il Presidente risponde, con sguardo pieno di deontologico decoro: “smettila, piccolo papero impudente. A me di quello che pensano i paperi a casa, quelli che smanettano su facebook, interessa relativamente, e poi… tutti i paperi sono uguali, ma alcuni, i paperi maiali, sono più uguali degli altri. Al massimo, se parlano, gli facciamo un disciplinare, qualche querela, facciamo come dice un mio amico, il Mullah Coniglio, li “espelliamo dal sistema”. Vuolsi così dove IO puoto… e più non dimandare”. Ecco a voi cari uditori il puparo, che non sazio delle 90 mila paperelle, un bel giorno decide di prendersi proprio tutto e allora organizza un Congresso – sceMografia, con la “M” di Milano, che intitola “diversivo – Mossa Kansas City”. Dice che si parlerà di paperi fuori dal processo ma in realtà deve solo eliminare ogni voce dissonante rispetto al suo strapotere. A questo scopo si è già inventato un gabinetto illegale, pieno di paperi fedeli, a cui ha promesso altri due mandati e stipendi uguali al suo: lo chiama “Agorà”, ma ancora non gli basta, perché da buon puparo vuole reggere tutti i fili. Per raggiungere il suo scopo si fa aiutare da un papero che in passato si era professato difensore dei paperi liberi, lo accarezza ed ecco che quello si trasforma, prodigandosi per gli scopi del puparo. Del resto anche quel papero ha bisogno del puparo: fa il Presidente di un Ordine dei Paperi, ma a norma di legge non avrebbe potuto farlo. Il codice dei legali paperopoliani, all’art. 28 n. 5, prevede che i vecchi paperi, che nei loro circondari fanno i pupari, se abbiano già svolto due mandati non possano ricandidarsi nel ruolo, ma tutto questo poco importa. Del resto: chi decide dei ricorsi presentati per impedire il reiterarsi del regno illegale dei paperi comandati dal puparo? Ma naturalmente lui, il puparo, che dunque può tranquillamente continuare a tirare i suoi fili, maneggiando paperi come cosa sua. E gli altri paperi? Beh, quelli fanno quello che possono, ovvero “qua”, “qua”, “qua”. Qualche papero però non ci sta. Protesta, denuncia, combatte, e tenta persino l’ultima mossa: “rivolgiamoci al Ministro della giustizia di Paperopoli, il prode Gastone, papero importante: lui si che farà rispettare le leggi!” Sfortunatamente Gastone non ha studiato le leggi, ha cominciato a fare politica da piccino ed è in corrispondenza di amorosi sensi con il puparo. I due si sono persino regalati un giornale illegale, pagato con i soldi dei paperi, utile alla propaganda del gran Visir “Renzinik”, un papero astuto, che peraltro non ama affatto i paperi riuniti a Congresso e medita di farli tutti allo spiedo. Lo scambio tra il puparo e Gastone è chiaro: il Ministro gli consente di fare tutti i propri comodi, di mantenere i suoi fedeli paperi nei feudi che si sono costruiti in anni di clientelismo, di farsi stipendi che aiutino la vocazione e il puparo in cambio fa dire ai suoi paperi che Gastone li ama, è un uomo buono e gli regala sempre un sacco di caramelle. I paperi obbediscono: “qua”, “qua”, “qua”. Al Congresso – SceMografico intanto, nonostante i paperi siano stati chiamati a Riminopoli solo per incoronare il puparo, a dispetto del titolo farlocco, molti paperotti credono davvero alla sceMografia organizzata per loro: e dunque avanti con le cene, le tavole rotonde, paperi fuori dai cosiddetti, pupari e Papari che limano mozioni paparozze, promettono, brigano, violano le norme e ne coniano di fantasiose e illegali… venghino venghino paperi e papere, il divertimento è assicurato.

Ma basta ora parlare di Paperopoli. Torniamo in Italia, al Congresso degli avvocati italiani, convocato al solo scopo di consentire ad Andrea Mascherin di appropriarsi dell’ultimo baluardo di autonomia che ancora resta nella nostra moribonda professione. Torniamo ai nostri problemi, cari colleghi, perché il problema dell’avvocatura italiana non sono né i pupari né i Papari, ma voi, proprio voi, che assistete a tutto questo facendo l’unica cosa che sapete fare: “qua”, “qua”, “qua”. Ebbene… la vostra farsa di Congresso è servita e i vostri pupari vi trattano come meritate. Siete qui riuniti per dire se volete conservare questo ultimo brandello di libertà, oppure volete consegnare anche il nostro congresso a chi in questi anni ha usato le istituzioni forensi come cosa propria. Oggi dunque voi avete due strade davanti a voi: cominciare a ribellarvi, a fare gli uomini e forse gli avvocati, o continuare a fare i paperi, producendo l’unico verso che avete emesso in questi anni, in risposta ad ogni genere di abuso, di ruberia, di nefandezza perpetrata dalle istituzioni forensi italiane: “qua”, “qua”, “qua”. Mi auguro facciate la cosa giusta.

Rimini, 7 ottobre 2016,

Avv. Salvatore Lucignano

Confido che tutta questa assenza di decoro produrrà la sanzione disciplinare adeguata, ovvero la mia radiazione dall’Ordine degli Avvocati. Sono troppo, troppo, troppo, indecoroso.

Allego tesserino professionale e vi saluto, con la ormai solita e affettuosa confidenza.

Napoli – Frittole, 1400, quasi 1500

Avv. Salvatore Lucignano