Era prevedibile, ed è accaduto, che la scoperta della criminalità organizzata che permea l’intera rappresentanza degli avvocati scatenasse una reazione corporativa, non solo da parte dei boss della mafia ordinistica, ma anche dei sedicenti oppositori al “sistema”. Se c’è una cosa che è stata chiara, nell’avvocatura di questi anni di mafia e degrado, è che la mafia degli Ordini, vere e proprie associazioni a delinquere, non ha avuto e non ha alcuna opposizione ideologica e politica. Nell’avvocatura italiana esiste semmai una finta opposizione, fatta di posizioni speculari a quelle dei padrini, che aspettano di prenderne il posto. 
Questo degrado intellettuale e morale non può essere mutato dalle sentenze che stanno costringendo i vari capifamiglia delle cosche criminali ordinistiche a lasciare i propri affari e il proprio potere. Servirebbe un’elaborazione politica, ma anche una fibra morale, che agli avvocati italiani manca del tutto. Ecco dunque che a difesa del “sistema” si ergono tutti: non solo i boss defenestrati, ma anche, e a volte soprattutto, gli sconfitti, coloro che sono sempre stati ai margini di questa organizzazione criminale e che oggi non vogliono che il sistema salti, che i mille e mille ruoli inutili, ricoperti fino ad ora da persone inutili, scompaiano, lasciando a bocca asciutta chi non vede l’ora di subentrare. 
La capacità del sistema di difendere i ruoli della mediocrazia forense infatti, è enormemente più forte della volontà di superare la bulimia ordinistica. Gli avvocati italiani, affamati, nel senso letterale del termine, a causa di redditi da fame, sono letteralmente voraci quando si tratta di ruoli ed incarichi. Ci sono amanti e portaborse da piazzare, ed allora non possiamo perdere il Congresso con 600 delegati, i Consigli con 20 componenti, le commissioni con centinaia di imbecilli al loro interno, i CPO, autentici ricettacoli di nulla politico, ed ancora, le fondazioni, le scuole forensi, il CNF, la Cassa Forense, l’OCF e tutta quella pletora di associazioni, quasi sempre prive di qualsiasi attività politica, che nascono come funghi, pur servendo unicamente a garantire un posticino ai maggiorenti che le fondano. 
ARDE è un unicum nel panorama politico forense italiano. Siamo la sola associazione forense che non vuole sedersi a tavola, ma che vuole far saltare il tavolo. Per questo non abbiamo amici e non ne vogliamo, perché il nostro obiettivo non è sostituire alla feccia mafiosa che stiamo combattendo, altra feccia, ancora più mediocre, affamata e mafiosa. Noi vogliamo che il sistema si autoriformi, cancellando migliaia di poltrone inutili, ed è per questo che non abbiamo alleati possibili. La nostra radicalità, il nostro linguaggio, sono solo alibi, che la mafia ordinistica usa, per rifiutare la proposta politica di ARDE, che è di distruzione del mestiere di rappresentante degli avvocati. E questo, questa distruzione di ruoli e di medagliette, non la vuole nessuno: né i boss che combattiamo, né i lestofanti che attendono nell’ombra la caduta dei loro idoli. 
E’ per questo che il sistema non accetta di processarsi, che rifiuta di parlare di mafia, che vuole ridurre la criminalità organizzata che regge l’avvocatura a fenomeno di responsabilità di poche mele marce. ARDE è un martello, un maglio, che fa strame di questa difesa di cartapesta. Non sono poche le mele marce, ma quasi tutte sono marce. L’avvocatura non è un corpo sano, infestato da pochi bacilli, ma è un tumore maligno, in cui tutti, o quasi, sono mafiosi e corrotti. Solo uccidendo il tumore e provocando una palingenesi morale, totale e radicale, avremo possibilità che nasca un’avvocatura in Itali. Diversamente, otterremo solo nuovi mediocri, nuovi mafiosi, al posto di quelli che la nostra battaglia di legalità sta cacciando via.

Avv. Salvatore Lucignano