Spett.le Autorità Nazionale Anti Corruzione

La presente segnalazione mira a sollevare un’indagine conoscitiva, nei limiti delle Vostre Attribuzioni e in quanto e se dovuta, sulla situazione venutasi a creare all’interno dell’Ordine Forense, con particolare riferimento ai cosiddetti “gettoni di presenza” istituiti dal Consiglio Nazionale Forense (CNF) con proprio regolamento interno, emanato l’11 dicembre 2015, denominato “Regolamento rimborsi spese e gettoni di presenza”.
A tal fine giova richiamare le circostanze che, a parere dello scrivente, configurano una serie di elementi che possono essere qualificati come illeciti ed integrare un possibile intervento della Vs. Spett.le autorità, attraverso una breve prospettazione delle normative di riferimento e delle circostanze di fatto e di diritto che hanno portato all’emanazione del suddetto regolamento.
In primo luogo va detto che le norme che disciplinano il possibile ambito regolamentare del CNF sono contenute nella Legge n. 247/2012 (Legge Professionale Forense). In particolare, l’art. 24 di questa legge definisce il CNF “Ente pubblico non economico a carattere associativo”. Questa connotazione, a parere di chi scrive, impone anche al CNF la soggezione agli interventi della Vs. Spett.le Autorità, così come del resto già assodato, in relazione ad altri enti pubblici di identica natura, quali sono i Consigli Circondariali dell’Ordine degli Avvocati, già sottoposti a provvedimenti da parte dell’ANAC.
L’art. 24 della L. n. 247/2012 attribuisce al CNF “autonomia patrimoniale e finanziaria”, garantendo all’ente la possibilità di determinare la propria organizzazione con appositi regolamenti, “nel rispetto delle disposizioni di legge”.
L’art. 35 lettera b della L. n. 247/2012 infine, nell’ambito della definizione delle prerogative e dei compiti del CNF, ribadisce che l’ente adotta i regolamenti interni “per il proprio funzionamento”.


Questo appare dunque il quadro normativo di riferimento, e da questo impianto normativo, non sembra assolutamente che un regolamento interno del CNF, che disponga rimborsi spese per i suoi componenti, possa apparire legittimo. La necessità di garantire gli spostamenti dei Consiglieri Nazionali, dai propri luoghi di residenza alla sede del Consiglio Nazionale Forense, è sicuramente un’esigenza necessaria al funzionamento dell’ente, che non può correre il rischio di subire una limitazione dell’attività dei Consiglieri, in ragione dell’impossibilità di far fronte alle spese di soggiorno, vitto e trasporto connesse allo svolgimento della propria attività.
Il regolamento che qui si contesta però ha ben altra finalità. Assieme al rimborso delle spese, esso conferisce ai Consiglieri Nazionali delle vere e proprie forme di compenso, per lo svolgimento della propria attività. Tali compensi assumono due diverse connotazioni giuridiche: da un lato quella dei gettoni di presenza dei Consiglieri Nazionali, disciplinato dall’art. 4 del regolamento in oggetto, dall’altro delle vere e proprie indennità di funzione, disposte dall’art. 3 del regolamento, che vengono impropriamente definite “gettone di presenza per l’ufficio di presidenza”.
Le due fattispecie vanno analizzate su piani distinti, partendo dalle indennità di funzione “mascherate”, disposte dall’art. 3. Non vi è alcun dubbio che tali somme non possano essere qualificate come “gettoni di presenza”. La loro corresponsione infatti, è assolutamente indipendente dalla “presenza” dei beneficiari, facendo leva, sulla causale di spesa, unicamente sul ruolo ricoperto dal beneficiato. Le somme corrisposte ai componenti dell’ufficio di presidenza infatti, vengono corrisposte “in misura forfettaria” e dunque è lo stesso regolamento che non fa menzione alla presenza del Consigliere come metro di misurazione dell’indennità corrisposta. Detta indennità viene comunque percepita dal componente dell’ufficio di presidenza, sia che egli sia presente, sia che non lo sia ed in misura comunque indipendente dalla sua effettiva presenza all’interno delle sedute del Consiglio.
Per tutto quanto esposto non si può non segnalare a questa Spett.le autorità, che al netto della legittimità o meno delle indennità assegnate dal CNF ai membri del suo ufficio di presidenza, il regolamento in oggetto viola specifici obblighi di trasparenza, correttezza e verità, qualificando come “gettoni di presenza” delle mere indennità di funzione. Questo profilo di mancata trasparenza necessiterebbe dunque, a sommesso parare di chi scrive, un intervento dell’Autorità interpellata, perlomeno per segnalare la mancata trasparenza della comunicazione dell’ente pubblico sottoposto a controllo, al fine di una correzione della qualificazione delle indennità di funzione assegnate.
Non può peraltro passare sotto silenzio la natura totalmente arbitraria delle indennità di funzione in oggetto. Esse, da un lato appaiono palesemente illecite, non rientrando affatto nelle necessità di funzionamento dell’ente, che sono elemento indispensabile e strumentale alla disposizione di spese, ma si caratterizzano come vere e proprie remunerazioni di un’attività che la legge non qualifica come “professionale”, bensì onorifica e prestata a titolo gratuito.
La Legge n. 247/2012 infatti, non dispone, prevede o consente che l’attività di Consigliere dell’Ordine Circondariale o Consigliere Nazionale possa essere ricompensata. E’ del tutto evidente che tali incarichi, riguardando enti pubblici, necessitino della più stretta osservanza di regole e principi di buona amministrazione, senza che l’arbitrio o l’abuso dei componenti di tali enti possa generare aggravi di spesa carico degli associati, che in alcun modo devono trovarsi soggetti al pagamento di veri e propri compensi, per soggetti che arbitrariamente ed illecitamente se li attribuiscono.
Con il regolamento in oggetto infatti, il CNF non si è limitato ad adempiere ad una necessità di funzionamento, ma ha inteso concedere ai propri esponenti apicali un compenso, attingendo, con sconcertante libertà, al denaro pubblico versato dagli avvocati italiani e destinato al funzionamento dell’ente, e non certo al soddisfacimento dei desideri economici dei componenti dell’ufficio di presidenza dell’ente.
In merito si fa notare che l’ammontare delle indennità di funzione di cui l’ente ha inteso beneficiare i suoi componenti apicali è totalmente arbitrario. Il CNF non si è affatto preoccupato di scegliere un criterio per la determinazione di tale ammontare, né di comunicarlo agli associati. Le cifre corrisposte ai componenti dell’ufficio di presidenza appaiono decise in modo assolutamente scevro da limitazioni di sorta, e ben potevano essere altre, maggiori o minori, senza che una norma qualsiasi ne contenesse o giustificasse l’ammontare. A parere di chi scrive, tale arbitraria gratificazione economica, attribuita dall’ente, integra una manifesta violazione di legge, e giustifica un intervento delle autorità preposte, al fine di impedire il diffondersi di fenomeni di corruzione all’interno degli enti pubblici statali.
Considerazioni non dissimili possono svolgersi in merito ai gettoni di presenza disposti dall’art. 4 del regolamento, che si differenziano dalle indennità di funzione disciplinate dall’art. 3 solo per la necessaria presenza dei consiglieri beneficiati, che non maturano il diritto alla corresponsione del compenso, se non danno prova di partecipazione alla seduta che lo giustifica. Per il resto valgono le considerazioni già svolte in merito alle indennità censurate in precedenza.
Orbene, stante la natura di ente pubblico del CNF, essendo tale ente vincolato al rispetto delle normative che impongono trasparenza, sia per quanto attiene all’uso del denaro pubblico utilizzato, che per quanto riguarda la comunicazione fornita agli associati e ai cittadini, essendo evidente che il regolamento interno censurato con la presente esula dalle finalità consentite dalla legge, appare urgente un intervento della Vs. Spett.le Autorità, al fine di verificare il rispetto delle norme che disciplinano l’andamento degli enti pubblici statali.
Lo scrivente resta a disposizione della Vs. Spett.le Autorità per qualsiasi altra informazione necessaria. Augurandomi un sollecito riscontro, porgo i miei più cordiali saluti.
Napoli, 10 luglio 2019
Avv. Salvatore Lucignano