Spett.le Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio
Il Sottoscritto Avv. Salvatore Lucignano, (…OMISSIS…)
In proprio, e nella qualità di iscritto all’Ordine degli Avvocati, presso il Foro di Napoli, espone quanto segue:

Preliminarmente lo scrivente si è rivolto presso la Spett.le Procura della Repubblica presso la Corte dei Conti della Regione Lazio in quanto l’oggetto della segnalazione attiene ad attività compiuta dal Consiglio Nazionale Forense, che ha sede in Roma, presso il Ministero della Giustizia. Questo dunque per quanto attiene alla competenza territoriale, così come individuata da chi scrive.
Quanto al merito dell’esposto, la presente segnalazione mira a sollevare un’indagine conoscitiva, nei limiti delle Vostre Attribuzioni e in quanto e se dovuta, sulla situazione venutasi a creare all’interno dell’Ordine Forense, con particolare riferimento ai cosiddetti “gettoni di presenza” istituiti dal Consiglio Nazionale Forense (CNF) con proprio regolamento interno, emanato l’11 dicembre 2015, denominato “Regolamento rimborsi spese e gettoni di presenza” (cfr. all. 1).
A tal fine giova richiamare le circostanze che, a parere dello scrivente, configurano una serie di elementi che possono essere qualificati come illeciti ed integrare un possibile intervento della Vs. Spett.le autorità, attraverso una breve prospettazione delle normative di riferimento e delle circostanze di fatto e di diritto che hanno portato all’emanazione del suddetto regolamento.
In primo luogo va detto che le norme che disciplinano il possibile ambito regolamentare del CNF sono contenute nella Legge n. 247/2012 (Legge Professionale Forense). In particolare, l’art. 24 di questa legge definisce il CNF “Ente pubblico non economico a carattere associativo”. Questa connotazione, a parere di chi scrive, impone anche al CNF la soggezione agli interventi della Vs. Spett.le Autorità, così come del resto già assodato, in relazione ad altri enti pubblici di identica natura, quali sono i Consigli Circondariali dell’Ordine degli Avvocati, già sottoposti a provvedimenti da parte di autorità statali volte a accertare il corretto utilizzo del denaro da essi maneggiato.
Non vi è alcun dubbio infatti, che il denaro raccolto dall’Ordine Forense, in ragione della sua natura di ente pubblico a carattere associativo, ma con iscrizione “vincolata” per l’avvocato, sia soggetto alle valutazioni della Corte dei Conti, non potendosi qualificare come valore privato, ma essendo a tutti gli effetti denaro pubblico.
In tal senso depone l’art. 24 della L. n. 247/2012 attribuisce al CNF “autonomia patrimoniale e finanziaria”, garantendo all’ente la possibilità di determinare la propria organizzazione con appositi regolamenti, “nel rispetto delle disposizioni di legge”.
L’art. 35 lettera b della L. n. 247/2012 infine, nell’ambito della definizione delle prerogative e dei compiti del CNF, ribadisce che l’ente adotta i regolamenti interni “per il proprio funzionamento”.
Questo appare dunque il quadro normativo di riferimento. Orbene, in realazione ai rimborsi spese deliberati dal CNF con il regolamento censurato, pare fuor di dubbio la loro legittimità. La necessità di garantire gli spostamenti dei Consiglieri Nazionali, dai propri luoghi di residenza alla sede del Consiglio Nazionale Forense, è sicuramente un’esigenza necessaria al funzionamento dell’ente, che non può correre il rischio di subire una limitazione dell’attività dei Consiglieri, in ragione dell’impossibilità di far fronte alle spese di soggiorno, vitto e trasporto connesse allo svolgimento della propria attività. Nulla dunque si eccepisce sul punto.
Il regolamento che qui si contesta però ha ben altra finalità. Assieme al rimborso delle spese, esso conferisce ai Consiglieri Nazionali delle vere e proprie forme di compenso, per lo svolgimento della propria attività, ed è qui che si configura una vera e propria appropriazione, arbitraria ed a parere di chi scrive indebita, di denaro pubblico per finalità ed interessi privati. Tali compensi assumono due diverse connotazioni giuridiche: da un lato quella dei gettoni di presenza dei Consiglieri Nazionali, disciplinato dall’art. 4 del regolamento in oggetto, dall’altro delle vere e proprie indennità di funzione, disposte dall’art. 3 del regolamento, che vengono impropriamente definite “gettone di presenza per l’ufficio di presidenza”.
Le due fattispecie vanno analizzate su piani distinti, partendo dalle indennità di funzione “mascherate”, disposte dall’art. 3. Non vi è alcun dubbio che tali somme non possano essere qualificate come “gettoni di presenza”. La loro corresponsione infatti, è assolutamente indipendente dalla “presenza” dei beneficiari, facendo leva, sulla causale di spesa, unicamente sul ruolo ricoperto dal beneficiato. Le somme corrisposte ai componenti dell’ufficio di presidenza infatti, vengono corrisposte “in misura forfettaria” e dunque è lo stesso regolamento che non fa menzione alla presenza del Consigliere come metro di misurazione dell’indennità corrisposta. Detta indennità viene comunque percepita dal componente dell’ufficio di presidenza, sia che egli sia presente, sia che non lo sia ed in misura comunque indipendente dalla sua effettiva presenza all’interno delle sedute del Consiglio.
Per tutto quanto esposto non si può non segnalare a questa Spett.le autorità, che il regolamento in oggetto viola specifici obblighi di trasparenza, correttezza e verità, qualificando come “gettoni di presenza” delle mere indennità di funzione e già questo lascia immaginare che lo scopo di questa qualificazione sia di nascondere la vera natura dei benefit concessi ai componenti dell’ente. Non può infatti passare sotto silenzio la natura totalmente arbitraria delle indennità di funzione in oggetto. Esse, da un lato appaiono palesemente illecite, non rientrando affatto nelle necessità di funzionamento dell’ente, necessità che sono elemento e presupposto indispensabile e strumentale alla disposizione del denaro raccolto dagli iscritti, ma si caratterizzano come vere e proprie remunerazioni di un’attività che la legge non qualifica come “professionale”, bensì onorifica e prestata a titolo gratuito.
La Legge n. 247/2012 infatti, non dispone, prevede o consente che l’attività di Consigliere dell’Ordine Circondariale o Consigliere Nazionale possa essere ricompensata. E’ del tutto evidente che tali incarichi, riguardando enti pubblici, necessitino della più stretta osservanza di regole e principi di buona amministrazione, senza che l’arbitrio o l’abuso dei componenti di tali enti possa generare aggravi di spesa carico degli associati, che in alcun modo devono trovarsi soggetti al pagamento di veri e propri compensi, per soggetti che arbitrariamente ed illecitamente se li attribuiscono, in misura peraltro del tutto arbitraria e priva di qualsiasi aggancio a normative o disposizioni di altro tipo, che ne possano far valutare congruità, o anche solo razionalità, per quanto attiene alla loro determinazione da parte degli stessi soggetti beneficiari.
Con il regolamento in oggetto dunque, il CNF non si è limitato ad adempiere ad una necessità di funzionamento, ma ha inteso concedere ai propri esponenti apicali un compenso, attingendo, con sconcertante libertà e liberalità verso se stesso, al denaro pubblico versato dagli avvocati italiani, destinato al funzionamento dell’ente e non certo al soddisfacimento dei desideri economici dei componenti dell’ufficio di presidenza dell’ente.
In merito si fa nuovamente notare che l’ammontare delle indennità di funzione di cui l’ente ha inteso beneficiare i suoi componenti apicali è totalmente arbitrario. Il CNF non si è affatto preoccupato di scegliere un criterio per la determinazione di tale ammontare, né di comunicarlo agli associati. Le cifre corrisposte ai componenti dell’ufficio di presidenza appaiono decise in modo assolutamente scevro da limitazioni di sorta, e ben potevano essere altre, maggiori o minori, senza che una norma qualsiasi ne contenesse o giustificasse l’ammontare. A parere di chi scrive, tale arbitraria gratificazione economica, attribuita dall’ente, integra una manifesta violazione di legge, e giustifica un intervento delle autorità preposte, tra cui proprio la Corte dei Conti, al fine di impedire il diffondersi di fenomeni di corruzione all’interno degli enti pubblici statali, con appropriazioni indebite di denaro pubblico e verificarsi di danno a carico dell’erario.
Considerazioni non dissimili possono svolgersi in merito ai gettoni di presenza disposti dall’art. 4 del regolamento, che si differenziano dalle indennità di funzione disciplinate dall’art. 3 solo per la necessaria presenza dei consiglieri beneficiati, che non maturano il diritto alla corresponsione del compenso, se non danno prova di partecipazione alla seduta che lo giustifica. Per il resto valgono le considerazioni già svolte in merito alle indennità censurate in precedenza.
Orbene, stante la natura di ente pubblico del CNF, essendo tale ente vincolato al rispetto delle normative che impongono trasparenza, sia per quanto attiene all’uso del denaro pubblico utilizzato, che per quanto riguarda la comunicazione fornita agli associati e ai cittadini, essendo evidente che il regolamento interno censurato con la presente esula dalle finalità consentite dalla legge, appare urgente un intervento della Vs. Spett.le Autorità, al fine di verificare il rispetto delle norme che disciplinano l’andamento degli enti pubblici statali.
Pertanto, l’esponente, come sopra qualificato ed identificato, chiede all’Ill.ma Procura della Repubblica presso la Corte dei Conti della Regione Lazio di avviare un’istruttoria volta a stabilire:

  • Se le somme concesse dal CNF ai propri esponenti a titolo di “gettoni di presenza”, anche forfettari, ai sensi degli artt. 3 e 4 del Regolamento del 11/12/2015, denominato “regolamento rimborsi spese e gettoni di presenza”, siano o meno legittime;
  • Se si possa configurare il danno erariale per la corresponsione di tali somme a vantaggio dei Consiglieri Nazionali che le hanno percepite e le percepiscono;
  • A quali componenti del Consiglio Nazionale Forense siano ascrivibili le eventuali responsabilità per l’aggravio di spesa e per l’ammanco corrispondente, patito dagli avvocati soggetti al versamento obbligatorio delle quote di iscrizione annuale, tra cui lo scrivente.
    In caso di ritenuta sussistenza dei suddetti elementi e di accertata responsabilità, si insiste affinché la Spett.le Procura adita promuova un giudizio contabile nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili.
    Lo scrivente resta a disposizione della Vs. Spett.le Autorità per qualsiasi altra informazione necessaria.
    Allego al presente esposto:
    1) il regolamento “rimborsi spese e gettoni di presenza” del 11/12/2015;
    2) documento di riconoscimento.
    Cordiali saluti
    Napoli, 11 luglio 2019
    Avv. Salvatore Lucignano