Spett.le
Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Udine
Presso il Tribunale di Udine Largo Ospedale Vecchio n. 1
33100 Udine

PEC: segnalazioni@avvocatiudine.it
Oggetto: esposto disciplinare nei confronti dell’ Avv. Andrea Mascherin, (…OMISSIS…)


Io sottoscritto Avv. Salvatore Lucignano, (…OMISSIS…)

ESPONGO

  1. Che l’Avv. Andrea Mascherin risultava eletto al Consiglio Nazionale Forense per quattro mandati consecutivi, a partire dal 2007, sino al 2018;
  2. Che la legge professionale forense n. 247/2012, all’art. 34, in tema di composizione e durata del Consiglio Nazionale Forense, prevede la seguente norma: “I suoi componenti non possono essere eletti consecutivamente più di due volte”;
  3. Che tale norma, configurante un limite alla reiterazione dei mandati all’interno del Consiglio Nazionale Forense, è stata oggetto negli ultimi mesi di interpretazione nomofilattica da parte della Corte di Cassazione, con sentenza n. 32781/2018;
  4. Che il Consiglio Nazionale Forense, ai sensi dell’art. 36 n. 8 della L. n. 247/2012, è tenuto a conformarsi all’interpretazione e ai principi di diritto enunciati dalla Corte di Cassazione, quando essa giudica, nelle vesti di giudice della legittimità delle decisioni emesse dal Consiglio Nazionale Forense;
  5. Che la Corte di Cassazione, con la sunnominata pronuncia, ha stabilito che l’elezione precedente all’emanazione di una legge, che considera tale elezione come un requisito da valutare per l’attuale eleggibilità di un candidato, non può far considerare tale legge come una “norma retroattiva” e che tale principio, più volte ribadito dalle massime magistrature italiane, non può più essere messo in discussione;
  6. Che in ultimo la Corte Costituzionale, con sentenza n. 173/2019, ha stabilito la legittimità della normativa che riguarda il limite del doppio mandato, confermando la sua natura non retroattiva, in quanto i mandati svolti prima dell’emanazione di una legge, concorrono a fare cumulo, ai fini del limite, come circostanze pregresse, valutate all’attualità, ai fini di disposizioni future;
  7. Che la Corte Costituzionale, con la sunnominata sentenza, ha stabilito però anche altri principi, tra cui quello che il limite di doppio mandato sia attualmente vigente anche per il Consiglio Nazionale Forense “sta di fatto che la previsione di un limite ai mandati che possono essere espletati consecutivamente è un principio di ampia applicazione per le cariche pubbliche − membri elettivi del Consiglio superiore della magistratura (CSM); componenti del Consiglio degli avvocati e procuratori dello Stato; membri del Consiglio nazionale forense; componenti del Consiglio nazionale del notariato, tra gli altri − ed è, comunque, un principio di portata generale nel più specifico ambito degli ordinamenti professionali. (cfr. sentenza richiamata, punto 3.1.3.1.);

CONSIDERATO

Sia in ragione del tenore letterale ed inequivocabile della norma contenuta nell’art. 34 della L. n. 247/2012, sia in ragione del successivo richiamo a tale norma, contenuto nella sentenza n. 173/2019 della Corte Costituzionale, il principio del limite del doppio mandato, è non solo conosciuto, ma è immediatamente conoscibile e riconoscibile da qualsiasi avvocato italiano che osservi, nello svolgimento della professione, il dovere medio di diligenza ed aggiornamento professionale.
Tale dovere di conoscenza vige in modo rafforzato per l’Avv. Andrea Mascherin il quale, in ragione del ruolo istituzionale ricoperto, ha il dovere di conoscere le norme che riguardano il suo ufficio e di osservarle scrupolosamente, dato che è uno dei soggetti incaricati di farle osservare agli avvocati italiani.
Il Mascherin dunque è a conoscenza della circostanza che la sua elezione al Consiglio Nazionale Forense, per il quadriennio 2019 – 2022, viola la legge professionale. Persino volendo ipotizzare che il Mascherin non abbia ancora compreso il tenore letterale delle norme che lo riguardano, nella vicenda in oggetto, e persino volendo ipotizzare che il tenore letterale della sentenza n. 173/2019, resa dalla Corte Costituzionale, gli sia ancora oscuro, il suo ufficio impone di considerare il contenuto di tale atto come conoscibile e riconosciuto, indipendentemente anche dagli eventuali limiti cognitivi del Mascherin.
Orbene, un avvocato, nella fattispecie il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, quando è a conoscenza della illegittimità del ruolo ricoperto, perché sa, e comunque è tenuto a sapere, che le norme in materia rendono la sua elezione illecita, è tenuto alle immediate dimissioni. Tale obbligo, indipendentemente da qualsiasi procedimento giudiziario, volto a far accertare una condizione che non è dubbia, né può essere considerata tale, stanti gli elementi che sono stati forniti a questa Spett.le autorità, discende direttamente dal Codice Deontologico Forense, prima ancora che da una sentenza che obblighi il soggetto che viola la legge a rispettarla.
In nessun caso infatti, il comportamento dell’avvocato che specula sulle lungaggini di un procedimento giudiziario, intentato da suoi colleghi, al fine di far riconoscere una condizione illecita che lo riguardi, può giustificare la sua posizione sotto il profilo deontologico. Le tempistiche dei procedimenti giudiziari agiscono su un piano che l’avvocato non può mai invocare, per protrarre, nell’ambito istituzionale forense, una situazione di illiceità che lo riguarda e che gli è nota, o comunque gli deve essere nota.
Le norme deontologiche infatti fanno riferimento a principi e valori, che impongono all’avvocato, al vero avvocato, di osservare le leggi con scrupolo, su un piano diverso, distinto e non immediatamente sovrapponibile a quello processuale.
Nel caso di specie la posizione illegittima del Mascherin è stata ritualmente contestata, anche attraverso ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, attualmente in attesa di definizione, ma tale giudizio, si ripete, non ha alcuna incidenza sul piano deontologico. La deontologia deve muoversi su un piano proprio e, nel caso di specie, più alto. Diversamente essa diverrebbe del tutto inutile, dovendo attendere che i fatti da essa valutati siano integrati unicamente dalle sentenze sottoposte alla propria presa d’atto.
Nel caso in oggetto quindi, l’inosservanza dell’obbligo di dimissioni del Mascherin, derivante ipso facto dall’emissione della Sentenza n. 173/2019 della Corte Costituzionale, costituisce illecito deontologico, e va punito con sanzione rafforzata.
Tale inosservanza dell’obbligo di dimissioni infatti, viola almeno le seguenti norme, contenute nel Codice Deontologico Forense, ai seguenti artt.:

– 19: L’avvocato deve mantenere nei confronti dei colleghi e delle Istituzioni forensi un comportamento ispirato a correttezza e lealtà.
– 69 n. 1: L’avvocato, chiamato a far parte delle Istituzioni forensi, deve adempiere l’incarico con diligenza, indipendenza e imparzialità.
– 71 n. 1. L’avvocato deve collaborare con le Istituzioni forensi per l’attuazione delle loro finalità, osservando scrupolosamente il dovere di verità.

Nessuna delle tre norme è stata osservata, nella situazione oggetto di esposto, dall’Avv. Andrea Mascherin.
Egli ha violato l’art. 19 del Codice Deontologico, dal momento che non ha tenuto, né nei confronti dell’istituzione che rappresenta, né nei confronti dei colleghi, un comportamento ispirato a correttezza e lealtà, ma al contrario, ha ottenuto nuovamente il suo incarico, all’interno del Consiglio Nazionale Forense, già consapevole dell’illegittimità della sua elezione e lo continua ad esercitare, ricavandone peraltro benefici, anche di natura economica, consapevole dell’illegittimità della sua condizione.
Mascherin ha violato l’art. 69 del Codice Deontologico: egli non sta adempiendo il suo incarico, all’interno dell’istituzione di cui fa parte, con diligenza, indipendenza ed imparzialità. Al contrario, il suo comportamento dimostra assenza di diligenza e chiara parzialità, nel difendere un interesse illecito, nel caso di specie il suo, a dispetto dell’osservanza delle norme, a cui sarebbe tenuto, con il massimo scrupolo.
Mascherin ha infine platealmente violato l’art. 71 del Codice Deontologico, poiché continuando a mentire, circa la propria condizione, che gli è nota, viola il dovere di verità a cui è tenuto ed impedisce che il Consiglio Nazionale Forense, correttamente formato, attui le finalità di legge per le quali è stato istituito.

I profili ulteriori di illecito deontologico del Mascherin, i suoi conflitti di interesse e le ragioni pecuniarie che lo spingono a detenere illegittimamente il suo incarico, sono state già affrontate dallo scrivente con un precedente esposto a carico del Mascherin stesso. Con il presente esposto invece si richiede di valutare espressamente il profilo di illecito disciplinare derivante dall’inosservanza di una legge che riguarda l’Avv. Mascherin e che gli è non solo ben nota, ma che in ogni caso, anche di ignoranza o di incapacità personale, deve ritenersi da lui conosciuta, in quanto l’ignoranza o l’incapacità non possono essere rilevate come fattori che liberino l’avvocato dai propri obblighi deontologici. L’avvocato infatti, quale professionista altamente qualificato, ha il dovere di conoscere le leggi, di comprenderne il tenore letterale, nonché il dovere di conoscere e comprendere il tenore letterale delle sentenze emesse dalla Corte Costituzionale, specie quando l’istituzione di cui fa parte è destinataria diretta della sentenza resa, essendo stata giudice del giudizio rimesso all’analisi della Consulta.

Pertanto, con il presente esposto,
CHIEDO
Che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Udine trasmetta con la massima urgenza la presente segnalazione al competente Consiglio Distrettuale di Disciplina ovvero all’Organismo competente a giudicare il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, in ragione dell’incarico istituzionale ricoperto, affinché valuti eventuali responsabilità dell’Avv. Andrea Mascherin, con ogni provvedimento conseguente, informando il sottoscritto dell’esito del presente esposto, mediante comunicazione a mezzo PEC, presso l’indirizzo ritualmente indicato al mio Ordine di appartenenza ed emarginato tra i dati personali comunicati in epigrafe al presente esposto.


Allego:

  1. Esposto sottoscritto personalmente;
  2. Tesserino professionale.

Napoli, 18/07/2019
Avv. Salvatore Lucignano