Caro Giovanni,
è divenuta pubblica in queste ore la nuova convocazione, atta a ridare vita al consesso, della cosiddetta “Agorà degli Ordini”. Si tratta di un Organismo dichiaratamente politico, gestito lungo la linea gerarchica che fa capo al Consiglio Nazionale Forense (CNF) e che mira a rinsaldare il rapporto di cooptazione dei Consigli Circondariali nell’attività politica del CNF.
Quando ho reso pubblico il documento con cui il CNF ha diramato gli inviti ai vari COA italiani, mi sarei aspettato da parte tua e dell’Organismo che coordini una risposta politica immediata, per varie ragioni, che sommariamente ti espongo.
1. E’ abbastanza mortificante che il Congresso Nazionale Forense, “Massima assise dell’avvocatura” ex art. 39 L. n. 247/2012, possa discutere, trattare e approvare mozioni solo su un numero limitatissimo di temi, scelti peraltro da un comitato organizzatore praticamente alla mercé della componente ordinistica dell’avvocatura, mentre l’Agorà degli Ordini, Organismo non previsto da alcuna norma di legge, possa trattare tutti i temi di maggiore interesse dell’avvocatura. E’ uno svilimento del ruolo del Congresso che lede in modo forte le sue prerogative, già compromesse da un organizzazione tesa a restringere il suo campo operativo nel recinto non sgradito al CNF;
2. I delegati congressuali, che rappresentano la platea che ha eletto te e gli altri componenti dell’Organismo Congressuale Forense (OCF), escono gravemente mortificati e ridimensionati da questo ennesimo atto di prevaricazione della cosiddetta componente ordinistica dell’avvocatura. Mi auguro che tu te ne renda conto e che difenda il corpo elettorale che ti legittima, quale espressione dell’Organismo politico dell’avvocatura italiana;
3. Quale ruolo avranno i lavori dell’Agorà, in rapporto al lavoro dell’Organismo che coordini? Quale rapporto avranno quei lavori con le mozioni congressuali che l’Organismo Congressuale Forense (OCF) deve attuare? E’ del tutto evidente che l’ennesima duplicazione di organismi, che trattano gli stessi temi, non fa altro che svilire e ridicolizzare le aspirazioni dell’avvocatura italiana a potersi rivolgere alla politica con una voce sintetica, unitaria, rappresentativa dell’intera classe. Un’aspettativa già frustrata dalla miriade di pletore rappresentative che, tra concerti e sovrapposizioni, si contendono pezzi di visibilità, e che questa ennesima iniziativa non fa che rendere ancora più diminuita.

Ringraziandoti per l’eventuale risposta che vorrai darmi, disponibile a portare il mio punto di vista negli spazi concessi dall’OCF all’interlocuzione con le associazioni forensi, ti saluto con l’affetto e la simpatia di sempre, augurandomi che tu sappia agire in difesa delle prerogative di autonomia politica del tuo ruolo, che il CNF costantemente tenta di riportare sotto la sua bulimica ed invasiva supervisione.

Napoli, 22 novembre 2019

Salvatore Lucignano