Napoli, 8 dicembre 2019
Avv. Salvatore Lucignano

Caro Giovanni

facendo seguito alla dichiarata volontà di OCF di aprirsi ai contributi di tutti gli avvocati, continuo a sfruttare la vostra casella mail per inviarvi lettere aperte, nella speranza di dare un contributo critico alla vicenda vissuta dalla nostra sfortunata categoria in questi anni bui.
Ho letto con attenzione il comunicato da te firmato, datato 7 dicembre, con cui lamenti la cessata interlocuzione del Ministro della Giustizia con l’Organismo da te presieduto, a vostro dire avvenuta oltre cinque mesi fa. Ciò vorrebbe dire che l’interlocuzione del Ministro Bonafede con l’Organismo che dovrebbe, o meglio vorrebbe, porsi come il rappresentante politico degli avvocati, non viene ritenuta necessaria dal principale interlocutore politico, in materia di riforme giudiziarie.
Lungi dall’aprire un processo a qualcuno, per questa situazione da te denunciata, mi consento una riflessione, che sono certo saprai raccogliere: nel 2016 agli avvocati italiani fu detto che con la nascita di OCF avremmo finalmente avuto un rappresentante politico, capace di presentarsi nelle vertenze con la politica con voce autorevole ed incisiva. A distanza di oltre tre anni da questo racconto, nulla di tutto ciò è accaduto. Alcuni esponenti dell’organismo da te coordinato hanno manifestato all’esterno le presunte ragioni di questa incompiutezza, attribuendole anche a resistenze interne all’avvocatura. Ancora una volta io credo che si sia trattato di analisi miopi, incapaci di cogliere la verità e di risolverla, nel modo corretto.
Questa verità è che ad oggi il vero rappresentante politico degli avvocati, quello che abusa, usurpa, accentra le funzioni rappresentative della classe, è il Consiglio Nazionale Forense, che continua ad avere un atteggiamento assai “collaborativo” con il Ministro Bonafede, generando un assurdo paradosso: il soggetto che dovrebbe essere vigilato dal Ministro, accusato da più parti, e persino in Parlamento, in Commissione Giustizia al Senato, di versare in una situazione di “conclamata illegittimità”, meritevole di commissariamento da parte di Bonafede, è anche il soggetto che, in modo niente affatto velato, assume posizioni in netto contrasto con quelle di OCF, sia sul metodo che nel merito delle riforme presentate.
La recente discussione di OCF sulle necessarie, indifferibili riforme alla legge 247/2012, non ha affrontato in modo deciso e coerente il nodo della rappresentanza politica, che oggi gli avvocati affidano a soggetti naturalmente contrapposti, spesso per piccole questioni di visibilità e riconoscimento da parte della politica.
Se OCF intende davvero porsi come soggetto unitario, capace di fare sintesi delle posizioni interne all’avvocatura, il suo ruolo non può essere oggettivamente diminuito, quando non platealmente sconfessato, da quelle componenti, istituzionali ed associative, che rifiutano di subordinarsi alla funzione politica del Congresso Nazionale Forense, ad oggi succube delle volontà dei suoi organizzatori e “massima assise dell’avvocatura” solo sulla carta.
Pochi giorni fa, a Napoli, mi hai detto che uno scontro con il Consiglio Nazionale Forense sarebbe deleterio per l’operatività dell’Organismo Congressuale Forense. Io ti ho risposto che la tua linea è sbagliata e perdente. Il CNF non è un soggetto che “nel concerto” con OCF può ridimensionare la sua innaturale ed illecita volontà bulimica di potere e di poteri. Solo se avrai il coraggio e la visione di mettere in campo questo scontro, come legittimo dibattito politico, convocando con urgenza un Congresso Nazionale Straordinario, si potrà sciogliere definitivamente il nodo oggettivo che rende vani gli sforzi soggettivi dei componenti di OCF. Per scalare l’Everest servono scarponi chiodati, non scarpette da ginnastica, e certo nemmeno Walter Bonatti sarebbe salito in cima al Cervino, in pieno inverno, con un paio di ciabatte ai piedi.
Se non si vuole fallire, occorre dotarsi degli strumenti per riuscire. OCF oggi quegli strumenti non li possiede: ecco la ragione principale dei suoi fallimenti.
In attesa di un riscontro politico ti invio i miei più cordiali saluti.