“Cari componenti dell’Organismo Congressuale Forense
Cari delegati del Congresso Nazionale Forense in carica
Cari avvocati italiani

è con profondo rammarico che vi comunico la mia decisione di presentare le mie dimissioni irrevocabili dalla carica di coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense. Dette dimissioni verranno formalizzate nella prossima assemblea dell’Organismo, convocata per il 20 dicembre prossimo venturo.
Le ragioni delle mie dimissioni risiedono nella oggettiva impossibilità di proseguire nell’incarico che mi sono onorato di accettare e di portare avanti, facendo rispettare le prerogative dell’Organismo da me coordinato e del Congresso Nazionale Forense, massima assise dell’avvocatura, da cui proviene l’onere e l’onore che non posso più sostenere.
Fin dall’accettazione del mio incarico di coordinatore mi sono battuto per fare in modo che all’OCF fosse riconosciuto il ruolo che l’ordinamento italiano gli ha conferito, ovvero quello di rappresentanza della massima assise dell’avvocatura, ai sensi dell’art. 39, L. n. 247/2012. Purtroppo, nel tentare di far rispettare tale ruolo, ho dovuto affrontare il costante tentativo di delegittimazione, che nei fatti, nelle parole, nei comportamenti, è stato portato avanti dal Consiglio Nazionale Forense (CNF).
Nonostante io abbia più volte tentato di far rientrare gli abusi del CNF in un ambito più consono alla situazione politica vissuta dall’avvocatura italiana, alla grave situazione di disorientamento e di inefficacia della nostra categoria nelle vertenze con le istituzioni governative e parlamentari, il CNF non ha mai inteso riconoscere questa necessità di un passo indietro, ma ha continuato a lasciare campo libero al suo Presidente pro tempore, che agisce con modalità che ledono oggettivamente la mia possibilità di adempiere al mandato ricevuto.
L’ultimo eclatante episodio che mi ha spinto a formalizzare le dimissioni che oggi annuncio è legato a due eventi, verificatisi a poca distanza l’uno dall’altro, che hanno imposto il mio gesto:
1. In data 7 dicembre u. s., l’OCF inviava una missiva al Ministro della giustizia, lamentando la cessazione di qualsiasi interlocuzione con l’Organismo da me coordinato, avvenuta oltre cinque mesi fa.
2. In data 11 dicembre u. s., senza che dal Ministro giungesse un atto politico teso a rivalutare pubblicamente il ruolo di OCF come interlocutore della politica italiana per le riforme della giurisdizione e della materia di competenza dell’avvocatura, il Ministro Bonafede ha incontrato il Presidente del CNF Andrea Mascherin, attribuendo a questa persona, prima ancora che all’Organo da lui presieduto, le prerogative e l’interlocuzione che sono proprie dell’OCF.
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In politica, ma più ancora nell’avvocatura, esistono doveri di dignità, di probità e di decoro che impongono di prendere atto di situazioni e fatti, laddove questi impediscano ad un avvocato di rispettare i doveri deontologici e morali a cui è tenuto, in ragione del giuramento prestato al momento del suo ingresso nell’Ordine Forense.
Oggi continuare nel mio incarico, pur delegittimato da qualsiasi possibilità di svolgerlo nel rispetto delle leggi, scritte e non scritte, a cui sento di dovermi assoggettare, rappresenterebbe per me il tradimento di valori che superano di gran lunga l’onore della carica che occupo.
Pertanto, nella certezza dell’utilità del mio gesto, e nella speranza che l’avvocatura italiana voglia superare questa fase, caratterizzata dalla pretesa di un uomo solo di incarnare un potere assoluto, sciolto da qualsiasi vincolo, legale e morale, lascio l’incarico di coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense, augurandomi che chi verrà dopo di me saprà far rispettare quelle prerogative dell’Organismo e del Congresso Nazionale Forense che io non sono riuscito a difendere.
Napoli, L’isola che non c’è
12 dicembre 2019
Avv. Giovanni Malinconico – Avv. Salvatore Lucignano”