Lettera inviata alla Presidente Marta Cartabia, a mezzo mail, all’indirizzo info@cortecostituzionale.it, in data 14 dicembre 2019

ALLA PRESIDENTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Cara Presidente, cara Marta,
ti faccio in primo luogo i miei complimenti per l’incarico ottenuto da poco. Non te li faccio ipotizzando tu sia una bravissima giurista, te li faccio perché sei una donna e sei molto giovane, rispetto ai vecchi giuristi maschi che ti hanno preceduta. Il tema delle asimmetrie di potere infatti, che inquinano la vita politica e sociale del paese, è uno dei massimi problemi da affrontare, se vogliamo che la nostra Costituzione repubblicana passi finalmente dall’essere un pezzo di carta al divenire una cosa viva e feconda, una vera stella polare nella vita della nostra società. E’ un tema che mi sta molto a cuore, e che ha trovato di recente, nella sentenza n. 32781/18 delle SS. UU., una pregevolissima ricostruzione. L’occasione di questa pronuncia era una battaglia che porto avanti da anni, all’interno dell’avvocatura italiana: quella per liberarla dalle sclerotizzazioni di potere che l’hanno devastata e resa vittima di un malaffare ormai diventato istituzione.
E’ per questo che mi permetto di mostrarmi sgomento per la notizia letta stamane sul giornale del “capo” del Consiglio Nazionale Forense, laddove ho visto accostato al nome di Andrea Mascherin a quello di un grandissimo giurista come Giorgio Lattanzi. Sgomento e amarezza, cara Presidente, nel vedere il Presidente emerito della Corte accanto ad un uomo che è uno dei massimi simboli dell’illegalità nelle istituzioni sociali italiane.
Come infatti saprai, il Consesso che Presiedi, con la pregevole sentenza n. 173/2019, ha stabilito un principio importante, proprio in tema di asimmetrie di potere: ovvero la legittimità di una limitazione a due del numero di mandati consecutivi possibili all’interno dell’Ordine Forense. Questo principio, che l’avvocatura italiana più corrotta continua a difendere, con vorace ostinazione, ha visto e vede proprio il Mascherin come uno dei massimi simboli di tale arroccamento.
Desta dunque sgomento, preoccupazione, amarezza, constatare che proprio Giorgio Lattanzi, che ben conosce la situazione di “conclamata illegittimità” del Consiglio Nazionale Forense, per la presenza al suo interno di un nugolo di soggetti che violano il principio del limite di mandato, discuta con l’uomo che più di tutti sta violando leggi, regole, sentenze e precetti costituzionali, ipotizzando che costui possa essere un interlocutore credibile per discutere di ruolo dell’avvocatura in Italia.
Dispiace, amareggia e sconcerta che Giorgio Lattanzi non si ricordi di quanto la Corte da te presieduta abbia stabilito con una propria recente sentenza, ovvero che il limite del doppio mandato si applica anche al Consiglio Nazionale Forense (cfr. sent. Corte Cost. n. 173/2019, sub 3.1. 3.1.) e dunque anche all’uomo che dovrebbe, secondo Lattanzi, portare l’avvocatura in Costituzione.
Mi sfugge la ratio, ma forse è per i limiti alla mia formazione di giurista, di come possa un uomo che verte in una situazione di illegittimità manifesta, essere il simbolo di un ingresso degli avvocati nella massima legge del nostro paese.
Sconcerta, amareggia e desta sgomento che un autorevole giurista come Giorgio Lattanzi si trovi a discutere con un fuorilegge, un uomo che da anni fa strame di principi deontologici, legali, costituzionali, arsi dal famelico fuoco della sua brama di denari e di potere, che trascina nel fango l’onore, o quel che ne resta, dell’avvocatura italiana.
Cara Presidente, cara Marta, mi auguro che la tua Presidenza possa imprimere una svolta importante nella società italiana, che finalmente si renda conto di quanto sia fondamentale amare e difendere i limiti del potere e dei poteri, di quanto sia essenziale non omaggiare i potenti, solo perché tali.
Non molto tempo fa, un altro autorevole giurista, il Professor Giovanni Maria Flick, ebbe a dire, proprio all’inaugurazione dell’anno giudiziario presso il Consiglio Nazionale Forense, che il vero problema del nostro paese, è che troppi, per diventare o restare ad ogni costo dignitari, smettono di rimanere dignitosi.
Fu un’osservazione quanto mai felice, proprio pensando ai dignitari poco dignitosi che in quei giorni attendevano una pronuncia sulla questione del limite di mandato, che li riguardava personalmente, e che sedevano dinanzi a Flick, in rappresentanza dell’avvocatura italiana, mentre il Professore, con suo notorio e crudele acume, rigirava il coltello nella piaga.
Ecco, io mi auguro che la tua nuova carica ti consenta di lanciare agli avvocati italiani importantissimi messaggi sulla necessità di essere dignitosi e non dignitari, di liberarsi, con la lotta e con la testimonianza, di quei dignitari indegni che disonorano la nostra martoriata categoria.
Mi auguro e ti auguro di essere un faro in questo senso, affinché l’Italia possa diventare finalmente il paese in cui le donne, i giovani, i cittadini privi di potere, possano guardare ai dignitari senza più nessun bisogno di combatterli.
Mi auguro e ti auguro che questo nostro paese smetta di essere il luogo in cui il Capo dello Stato debba chiederci scusa per i crimini di Stato, ma non si attivi, pur ripetutamente informato, affinché nell’avvocatura italiana vengano rispettati i precetti ribaditi dalle sentenze della Corte Costituzionale.
Mi auguro e ti auguro che il Ministro della Giustizia di questo paese non possa sancire alleanze politiche con il capo di un organo che è sotto la sua diretta vigilanza e mi auguro e ti auguro che tali alleanze non vengano più perorate da Giorgio Lattanzi, che in ragione del ruolo svolto e del prestigio di cui ancora gode, dovrebbe forse valutare con più attenzione la credibilità dei suoi interlocutori.
Mi auguro e ti auguro infine, che davvero i potenti, gli onnipotenti, coloro che vivono al di sopra e al di fuori della legge, per assecondare la propria insaziabile brama di potere, possano diventare presto, in Italia e nel mondo, uno spiacevole ricordo e non un vivido fatto di cronaca, come quello che ti ho segnalato.
Ti faccio nuovamente i miei migliori auguri per il nuovo ruolo a cui sei stata chiamata, sperando che aiuti a trasformare l’Italia in un paese finalmente fatto a misura di donne, di giovani, di cittadini normali, e non di vecchi maschi, dignitari senza dignità.

Napoli, 14 dicembre 2019
Avv. Salvatore Lucignano