Egregio Prof. Giorgio Lattanzi,
ha destato in me molto sconcerto ed amarezza la propaganda inscenata pochi giorni fa dal Consiglio Nazionale Forense (CNF), culminata nello sfruttamento della sua immagine al fine di suggerire un’alleanza tra avvocati e magistrati.
Ha destato in me ancora più amarezza che tale filmato, come sempre in stile “LVCE/DVCE”, sia stato sfruttato dall’attuale Presidente pro tempore del CNF, un uomo che, come lei certamente ricorderà, siede in quell’organismo per la quarta volta consecutiva, in violazione della legge professionale forense e di qualche sentenza emessa dalla Corte Costituzionale, in ultimo la n. 173/2019.
Vede professore, un giurista della sua fama e del suo spessore, se lo lasci dire da un anonimo avvocato napoletano, dovrebbe sempre prestare la massima attenzione agli individui che lo blandiscono, chiedendosi se siano persone degne di accostare la propria immagine alla sua.
Nel caso di specie, lei è stato sfruttato per il partito politico del Presidente illegale del CNF, “sbattuto” in prima pagina dalla Pravda illecitamente costituita da detto signore, che è giudice della deontologia degli avvocati, giudice della propria deontologia (e farebbe già ridere così, mi creda), ma che, soprattutto, da anni è al centro di una costante, pervicace, vorace, indecente lotta per il potere, fatta di abusi ed appropriazioni illecite di danaro, creazione di organi di stampa asserviti alle sue finalità personali, violazione sistematica delle leggi dello Stato, delegittimazione della magistratura, e segnatamente della Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 32781/18, emessa a SS. UU., ha scritto una importantissima pagina di diritto, tesa a contrastare e a porre fine a quelle sclerotizzazioni di potere, a quella “zona grigia”, opaca, viscosa e criminogena, che vede l’Ordine degli avvocati italiani, con le sue millenarie figure di satrapi e padrini, al centro di uno scandalo che fa tremar le vene e i polsi.
Risulta dunque davvero spiacevole, oltre che difficilmente comprensibile, la ragione per cui lei, forse per mero garbo, ma comunque in modo incauto ed inopportuno, abbia scelto di concedere a simili interlocutori, immersi nella più bieca e conclamata illegittimità, la possibilità di sfruttare la sua gloriosa immagine, al fine di propagandare l’ennesimo sconfinamento politico del CNF, che invece dovrebbe limitarsi a svolgere le funzioni che gli sono proprie e che, anche secondo la commissione bilaterale parlamentare antimafia, oltre che a noma di legge, dovrebbe evitare qualsiasi tipo di commistione tra le funzioni giurisdizionali e quelle amministrative dei Consiglieri Nazionali, oltre a non potere in alcun modo svolgere funzioni di rappresentanza politica degli avvocati italiani.
Egregio professore, la conosco come un uomo che individua nel diritto, nel senso dei limiti e della continenza, nel rispetto delle leggi, con la finalità di impedire ogni abuso di potere, elementi imprescindibili, cardini del nostro assetto costituzionale.
E’ dunque grave che lei abbia prestato il fianco a quella iniziativa, portata avanti da soggetti che, citando un suo illustre collega, il professor Giovanni Maria Flick, ben potrebbero essere chiaramente riconosciuti come quei “troppi che, per diventare o rimanere dignitari, smettono di essere dignitosi”. La frase, mi creda, è quanto mai calzante e risulta pronunciata proprio all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2019 presso il CNF, allorquando l’illecito sinedrio, simposio di scienza e coscienza, era in trepidante attesa della pronuncia della Consulta, allora da lei presieduta, sul tema della liceità del limite di doppio mandato nell’Ordine Forense, accusato in modo risibile dai giuristi che l’hanno ospitata qualche giorno fa di essere incostituzionale, perché “retroattività”.
La sentenza n. 173/2019 Corte Cost. ha nuovamente sciolto quel dubbio, già riconosciuto come risibile dalle pregevoli e limpide spiegazioni amorevolmente fornite dai Giudici della Suprema Corte di Cassazione, chiarendo che un limite al vorace e famelico “spirito di servizio” che permea l’animo dei soggetti che l’altro giorno le hanno conferito il disinteressato premio, è connaturato alla struttura normativa di tutti gli ordini professionali ed è un cardine del necessario rinnovamento delle istituzioni professionali, indispensabile per impedire quell’attaccamento al potere, proprio dei dignitari senza dignità.
Egregio professore, l’avvocatura italiana vive tempi molto cupi. Il malaffare, la criminalità, le infiltrazioni mafiose, declinate e riconoscibili come mafie istituzionalizzate e professionali, flagellano la mia categoria di appartenenza.
Il CNF, ai piedi e complice del suo illegale presidente pro tempore, è il centro di questo coacervo di immoralità, illegalità, disprezzo delle leggi e delle istituzioni giurisdizionali del nostro Stato. Più volte, assieme ad altri colleghi, in verità assai pochi, troppo pochi, mi sono rivolto in questi anni alla magistratura, alla Presidenza della Repubblica, al Ministro della Giustizia, all’ANAC, alla Corte dei Conti, affinché questa associazione, questo grumo di interessi illeciti, che lei forse conosce come Consiglio Nazionale Forense, fosse ricondotto nel difficile, ma indispensabile solco della legalità.
Lo Stato italiano, grazie alle pronunce che ho richiamato, ha dato due chiari segnali alla cricca retta da tale Mascherin, ma la sua presenza, in una cerimonia dal vago sapore politicante, orchestrata proprio dal Mascherin, ha dato un messaggio assai negativo a quegli avvocati che, come me, credono nel diritto e nella giustizia.
Certo di un suo ripensamento, circa l’intera vicenda e speranzoso di un suo appoggio, nella difficile lotta che noi avvocati onesti stiamo combattendo contro la criminalità e l’illegalità che dominano le istituzioni forensi italiane, la saluto con il rispetto e la stima che la sua lunga e ricca storia di giurista meritano.
Napoli, 17 dicembre 2019
Avv. Salvatore Lucignano