ALLA C. A. DEI DIRIGENTI DEL MIO PARTITO, ITALIA VIVA, SETTORE GIUSTIZIA

PER SCONFIGGERE LA COSA NOSTRA FORENSE OCCORRE IN PRIMO LUOGO RICONOSCERE CHE ESISTE

Quando Falcone e Borsellino cominciarono a dire che in Italia esisteva un’organizzazione criminale piramidale, retta da una linea gerarchica verticistica, sottoposta a vincoli di omertà, denominata “Cosa Nostra”, tutti, anche i magistrati della Corte di Cassazione, delegittimarono questa verità, dicendo che Falcone e Borsellino erano “pazzi”. La mafia, la Cosa Nostra, doveva essere trattata come una serie di fatti, privi di collegamenti e significato unitario, e ciò era un elemento fondamentale della strategia mafiosa, appoggiata dallo Stato, utile a non combattere quel fenomeno criminale.
Oggi, nell’avvocatura italiana, la situazione è assolutamente identica. Esiste un’organizzazione criminale, largamente coincidente con l’Ordine Forense, che può essere definita “Cosa Nostra Forense”. Questa associazione per delinquere ha mutuato dalla Cosa Nostra una serie impressionanti di tratti, che ne hanno decretato la capacità pervasiva di infiltrare la società italiana, la politica, e tutti gli anditi della vita professionale degli avvocati. La mafia degli avvocati, come la Cosa Nostra, si regge su vincoli omertosi imposti ai suoi affiliati, e su rigide gerarchie verticistiche. Certo, il potere non passa di mano grazie agli omicidi, ma alla cooptazione della mediocrazia, ed ovviamente questa mafia degli avvocati non fa notizia sui giornali, perché le sue vittime non muoiono ammazzate, ma essa è un fenomeno criminale di vasta portata, ugualmente devastante per l’Italia, e provoca da decenni l’imbarbarimento e la squalificazione di uno dei settori nevralgici per il corretto svolgimento della vita democratica nel nostro paese.
Nella giornata di ieri il Tribunale di Roma ha inferto l’ennesimo colpo a questa associazione per delinquere, intaccando la cupola dei boss che detengono il potere, a Roma, nel Consiglio Nazionale Forense.
All’interno di questa organizzazione cominciano a vedersi le prime crepe, e finalmente si fa largo, tra la paura e l’omertà, la sensazione che il gotha criminale che attualmente regge la cupola delle famiglie malavitose che compongono l’avvocatura italiana, coincidenti con i “distretti” dei Fori locali, debba farsi da parte.
C’è uno sparuto gruppo di avvocati che combatte questa associazione mafiosa, ma da soli non possiamo sconfiggerla. Abbiamo bisogno che lo Stato faccia la sua parte, non solo con le sentenze, che da tempo giungono, impietose, a segnalare il disastro, ma anche con l’attività del Parlamento, che imponga al Ministro della Giustizia il commissariamento urgente del Consiglio Nazionale Forense, l’attuale commissione dei capi mandamento che regola i rapporti di forza tra le famiglie mafiose che compongono la geografia criminale dell’Ordine Forense.
Gli avvocati italiani onesti non possono attendere oltre: abbiamo bisogno che lo Stato ci aiuti, che la connotazione criminale dell’avvocatura italiana, del suo sistema ordinistico, venga riconosciuta, smantellata, riformata. Ne hanno bisogno le donne avvocato, i giovani avvocati, i cittadini, che non possono più convivere con una professione, così importante per il progresso civile del paese, totalmente invasa dalla criminalità organizzata ed istituzionalizzata.
Il mio appello ai parlamentari del nostro partito è che si faccia presto, che si agisca in tempi brevi, perché ogni minuto di ulteriore sopravvivenza di questa associazione per delinquere è una ferita inferta al tessuto sociale dell’Italia.
Si allega:
1. Ordinanza Tribunale di Roma del 17/12/2019

Napoli, 18 dicembre 2019
Avv. Salvatore Lucignano