Alcuni procedimenti annunciati a mio carico da affiliati di secondo piano dell’organizzazione malavitosa conosciuta come “Ordine degli Avvocati” si basano su un assunto, ovviamente censorio e vile, secondo il quale io violerei i mei obblighi deontologici denunciando la “Cosa Nostra Forense”, ovvero quell’associazione per delinquere, che a mio parere possiede molteplici tratti delle organizzazioni mafiose, che attualmente domina la vita politica, istituzionale, giurisdizionale dell’avvocatura italiana.
L’assunto di questi “soldati” del crimine organizzato forense è il seguente: “Lucignano dice che siamo mafiosi, che nell’avvocatura c’è la mafia, ergo dobbiamo colpirlo e silenziarlo”:
Ora, a prescindere dal fatto che questi individui non riscuotono un’oncia della mia attenzione, il problema della denuncia delle degenerazioni mafiose e criminali all’interno dello Stato non riguarda solo il feroce Lucignano, ma pezzi dello Stato stesso.
Questo documento, firmato Organismo Congressuale Forense, richiamato come “Il pensiero di OCF”, definisce STORIA e non SOSPETTO, la contaminazione mafiosa all’interno dello Stato. Prescindiamo un momento dal valore di verità di questo documento: ovvero se sia o meno vero, in senso assoluto, che la mafia e lo Stato abbiano trattato e fatto affari insieme. Qui il punto è che la massima istituzione politica dell’avvocatura afferma che, per quanto ne possa sapere, la mafia è entrata nello Stato. Tale affermazione però si basa su una risultanza processuale giunta, secondo OCF, 26 anni dopo i fatti oggetto di processo.
Torniamo ora alla politica forense, alle mie accuse alla Cosa Nostra Forense, ovvero all’associazione per delinquere che vede in Andrea Mascherin il capo dei capi, l’uomo che tiene insieme tutte le cosche criminali presenti nell’Ordine Forense. Per poter denunciare questo malaffare, che peraltro, in tema di illegalità, vede già il conforto di pronunce della Cassazione, a Sezioni Unite, della Corte Costituzionale e del Tribunale di Roma, io dovrei attendere 26 anni?
E’ evidente che pretendere che un cittadino possa combattere la criminalità organizzata in un contesto giurisdizionale che spesso giunge a verità processuali con decine di anni di distanza dai fatti, vuol dire di fatto privare il cittadino del suo diritto di critica politica, e vuol dire di fatto far calare la censura sulla criminalità e sulle sue degerenazioni.
E’ esattamente questa la finalità delle querele e dei procedimenti disciplinari che la Cosa Nostra Forense ha intentato a mio carico, ma io mi difenderò nei processi, continuando allo stesso tempo ad agire da avvocato, denunciando la mafia interna all’avvocatura. Farlo è non solo un mio diritto, ma è un mio preciso dovere: sono un avvocato.

Avv. Salvatore Lucignano