Il boss della Cosa Nostra Forense ha reagito all’ordinanza del 17 dicembre che gli ha fatto fuori Baffa con la paura, il panico, legato ai ricorsi che lo riguardano, e con il richiamo al suo “esercito personale”, convocando l’Agourrah degli Orridi.
Giovanni Malinconico risponde con i nonnetti che guardano i cantieri dell’avvocatura ed un richiamo esplicito, nell’assemblea del 20 dicembre scorso, all’assunzione delle responsabilità di ciascuno, quando, a breve, verranno emessi nuovi provvedimenti che elimineranno gli altri boss illegali che siedono al CNF.
E’ a tutti gli effetti una guerra di potere, che solo i cretini non hanno compreso, ma visto che gli avvocati impegnati in politica forense sono quasi tutti degli sprovveduti, non c’è da stupirsi che lo abbiano capito in pochi.
Rimini 2016 è stato un fallimento colossale per la cupola dell’istituzionalizzazione. Nelle intenzioni di Mafierin l’OCF doveva essere un soggetto subordinato al CNF, impegnato a coadiuvarlo, nella sua funzione di padrone assoluto della politica professionale. Questa visione, affidata al servo sciocco piazzato da Mafierin in OCF, ovvero Sergio Paparo, è stata rifiutata dai capi delle cosche ordinistiche locali, che in OCF hanno visto un’occasione per contare, rifiutando di sottostare alla vorace bulimia di potere del boss friulano.
La marginalizzazione del Paparo di Mafierin è stata contrastata con il ricatto economico, sfociato nel tentativo del padrino di subordinare il pagamento dei fondi dovuti all’OCF ad una convenzione capestro, che ne certificasse il ruolo di mero centro studi, al servizio della Cupola mafiosa di Via del Governo Vecchio.
Tutti questi passaggi venivano naturalmente taciuti alla canaglia, a cui si raccontavano sempre le storielle intrise di volemose bene, unità dell’avvocatura, toga e altre menate.
Il giochino è precipitato quando i capi di OCF hanno cominciato a sentire l’odore del sangue, ed è stato chiaro che Mafierin non poteva più corromperli, promettendo sentenze fasulle, sulla vicenda del doppio mandato. Restano infatti poche ndrine ad attendere false sentenze dal CNF: Bari, Taranto, Castrovillari, che probabilmente sperano, nonostante i pareri sprezzanti e chiarissimi del P. G. intervenuto nei procedimenti.
A questo punto lo scontro per la supremazia politica è totale. Il 10 gennaio Mafierin tenterà il suo solito show, condito di retorica. Il padrino blandirà gli Ordini, mentre i luogotenenti della mafia ordinistica che siedono nel CNF racconteranno ai convenuti all’Agourrah quanto sia pericoloso destabilizzare il capomafia friulano, “argine della buona avvocatura”.
Il mio amico Giovanni, che io chiamo “senza terra”, per rappresentare il regno che non ha ancora, ovvero la vera rappresentanza politica degli avvocati, opporrà i cantieri, e una riforma della legge professionale che limiti enormemente lo strapotere mafioso del CNF.
Chi la spunterà? Se le nuove ordinanze contro gli altri otto boss del CNF arriveranno entro qualche settimana, come spero e credo, Mafierin non mangerà la colomba. In campo a quel punto resterà solo Giovannino senza terra. Saprà farsi garante di un vero processo di autoriforma dell’Ordine Forense? Sarà all’altezza di questo ruolo? Giovanni è un uomo intelligente, ma manca di coraggio e di forza di rottura con il sistema. Se finalmente si brucerà alle spalle le navi, come Cortez, si potrà sperare in un processo di autentica autocritica ed autoriforma. Se vincerà il solito spirito di conservazione della Cosa Nostra Forense, occorrerà che la crisi morale, reddituale e politica dell’avvocatura mieta altre vittime, nei prossimi anni, per cominciare a vedere effettivi cambiamenti nel tumore che oggi è la rappresentanza ordinistica.

Avv. Salvatore Lucignano