Egregio direttore,
buon anno. Come immaginavo il suo/mio giornale non ha dato spazio all’ordinanza del Tribunale di Roma del 17 dicembre u. s., con la quale si sospendeva un certo Baffa dal Consiglio Nazionale Forense, per spirito di serivizio smodato, oltre il limite consentito dalle leggi. In verità lei ha pubblicato un trafiletto a pagina 13, due giorni dopo, e questo è stato tutto.
Mi permetto dunque di continuare questa sapida corrispondenza pubblica, segnalando alla sua attenzione questo dilemma giuridico e deontologico. Immaginiamo che io sia la massima istituzione dell’avvocatura in Italia ed immaginiamo che, per anni ed anni, io perda sistematicamente ogni causa intentata a mio carico, o da me intentata. Immaginiamo che mi diano sistematicamente torto il TAR, il Consiglio di Stato, la Corte di Cassazione, la Corte Costituzionale e da ultimi… anche i tribunali ordinari. A suo giudizio, da direttore del “giornale degli avvocati”, ciò porrebbe un problema etico, deontologico, politico, a una tale istituzione? Mi piacerebbe conoscere la sua risposta.
Immaginiamo anche che questa istituzione, sbugiardata ed umiliata da sentenze sprezzanti verso le proprie presunte “ragioni” giuridiche, abbia anche il dono di essere ferocemente stroncata, dall’opinione pubblica e dai suoi stessi rappresentati, ogni volta che un suo componente abbia l’ardire di presentarsi in pubblico, per perorare le presunte ragioni degli avvocati italiani. Immaginiamo che ad ogni uscita pubblica di uno dei componenti di questa istituzione seguano sberleffi, più o meno generalizzati, accuse di imperizia, prese di distanza inorridite, da parte di avvocati, disgustati dall’incapacità e dall’ignoranza mostrata dai giudici della deontologia forense. Crede che questo rappresenterebbe un problema per l’avvocatura italiana?
In ultimo immaginiamo che un bel dì del gennaio 2020, un componente di questo magico e trionfante team, reduce da mille insuccessi, giudiziari e politici, vada in televisione a dire che sì, effettivamente, occorre agire contro le manovre dilatorie degli avvocati, e che il tizio in questione sia un soggetto che stia attualmente godendo proprio di manovre dilatorie, da lui stesso adottate, per restare illegalmente all’interno di questo consesso.
Lei qualificherebbe questo come un parologismo, un sofisma, o semplicemente come l’ennesima, colossale, figura di merda di questa istituzione di inetti? Lieto di ricevere la sua risposta, che sono certo arriverà, così come sono certo che lei vorrà pubblicare la mia lettera sul MIO/suo giornale.
Cordiali Saluti
Napoli, Frittole, 4 gennaio, 1400, quasi 1500
Avv. Salvatore Lucignano