Lettera aperta a Giovanni Malinconico, coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense


Caro Giovanni, ho letto con attenzione il documento che OCF ha rilasciato, con l’intenzione di dare indicazioni di massima sulla riforma della nostra legge professionale. Devo subito dirti che mi sembra un documento assai carente, insufficiente, del tutto privo della profondità e dello spessore che dovrebbero caratterizzare un compito così imponente, come quello della riscrittura della 247/2012. Con questa mia pertanto non pretendo di dare indicazioni esaustive. Le linee e gli interventi da adottare li ho già espressi, negli anni, in migliaia di documenti e avrò modo di inviarli ad OCF perché li possiate studiare e valutare, se riterrete. Mi permetto dunque due brevi osservazioni, per segnalare le storture più macroscopiche che emergono dal vostro progetto, sperando di aver modo di poterne discutere al più presto, in uno degli incontri con la “base” da voi previsti.


1. Spostare la commistione tra ruolo giurisdizionale dal CNF ai COA è ovviamente illecito, oltre che incomprensibile. Già oggi le sentenze rese dal CNF in funzione di giudice speciale sono tutte illegali, per violazione del DPR 137/2012, oltre che dell’art. 61 della 247/2012. Non è pensabile che la funzione di giudice sia compatibile con qualsiasi altra funzione, a nessun livello. Chi esercita tale funzione deve rispondere ai requisiti stringenti richiesti dall’art. 111 Cost., essere terzo, imparziale e non rivestire alcun altro incarico.


2. Aver constatato l’illegalità e la disfunzionalità dell’attuale sistema formativo è un merito, ma le soluzioni proposte andrebbero rese incisive ed immediate. I crediti formativi, non misurando la qualità e la quantità dell’apprendimento dei colleghi, sono illeciti, e le esenzioni in favore di anziani, di età e di iscrizione, sono ovviamente, palesemente, incostituzionali. La situazione è gravissima e scabrosa. OCF deve intervenire subito, con un documento politico che imponga di adottare AD HORAS modalità di accertamento dell’aggiornamento professionale legali e rispettabili. Per il futuro, affidare ai COA la funzione di controllo sulla formazione è una scelta che può aver senso solo se i COA vengono privati di QUALSIASI funzione di rappresentanza politica. Non sfugge certo ad un avvocato con le tue cognizioni che non si può essere controllori e rappresentanti politici e sindacali al tempo stesso. Ciò ci farebbe ricadere nell’attuale clientelismo sfrenato, che porta la rappresentanza istituzionale a tradire le funzioni pubblicistiche per cui è stata creata, favorendo quel ruolo di rappresentante illecito ed improprio esercitato di fatto, a discapito dell’unico soggetto che dovrebbe esercitare tale ruolo: il Congresso Nazionale Forense.
Ecco, potrei diffondermi ancora, ma ho inteso limitarmi all’essenziale, per rappresentarti quanto siate a mio parere distanti dal comprendere le gigantesche storture, le macroscopiche illegalità, che caratterizzano l’attuale assetto professionale dell’avvocatura. Evitare che tali storture si ripresentino in futuro mi pare essenziale, al fine di non ritrovarci nuovamente in un sistema permeato da illegalità, criminalità istituzionalizzata dilagante, inservibilità della rappresentanza e sistematiche vessazioni subite dagli avvocati poveri, dai giovani, dalle donne, dai colleghi del sud Italia.

Certo della tua attenzione ti saluto cordialmente.

Napoli, 10 gennaio 2020

Salvatore Lucignano