Inviata a mezzo PEC in data 14 gennaio 2020

Egregio Ministro, On. le Alfonso Bonafede
a seguito dell’Ordinanza emessa dal Tribunale di Roma, in data 17 dicembre 2019, che ha sospeso dal Consiglio Nazionale Forense (CNF) l’Avv. Antonio Baffa, detto Consiglio non è più composto secondo le norme di legge che ne disciplinano il funzionamento. Va notato come tale situazione incida sul funzionamento del CNF, non solo nell’ambito delle funzioni amministrative svolte legalmente, ma anche in riferimento alla rappresentanza politica, abusivamente esercitata, mediante il continuo ed illecito intervento nelle questioni di natura squisitamente politica che afferiscono al dibattito parlamentare in corso, su temi che interessano l’avvocatura ed il comparto giustizia. Va altresì notato che la funzione giurisdizionale del CNF era già resa vana dalla commistione di funzioni amministrative a giurisdizionali in capo ai Consiglieri Nazionali, elemento in palese contrasto con il DPR n. 137/2012, che all’art. 8. 8. così recita: “I consiglieri dei consigli nazionali dell’ordine o collegio che esercitano funzioni disciplinari non possono esercitare funzioni amministrative”. Detta commistione è stata rilevata dalla Commissione Parlamentare Antimafia, in sede di relazione finale della XVII lesgislatura, come uno degli elementi di maggiore pericolosità per l’infiltrazione delle mafie, sia militari, che professionali, costituenti la cosiddetta “zona grigia”, all’interno degli Ordini Professionali italiani. Vi è di più: l’assenza del componente designato dal distretto di Corte di Appello a cui appartiene l’Avv. Baffa, vizia l’Organo, nella sua funzione di giudice speciale, rendendo nulle tutte le sue pronunce, per violazione dell’art. 158 c.p.c.La situazione del CNF, a seguito di questo ulteriore provvedimento, si aggrava dunque di un ulteriore elemento di illegalità, che va a compromettere una situazione già scandalosa, più volte denunciata, in tutte le sedi, inclusa quella adottata nuovamente da chi scrive, e priva, o meglio, rafforza la privazione, per gli avvocati italiani, di un Giudice speciale che risponda ai requisiti previsti dall’art. 111 Cost. e dalle leggi dello Stato. La situazione mostra un degrado così grave da aver trovato eco anche nelle aule parlamentari. Va infatti ricordato che il 25 luglio 2019 tale situazione di conclamata illegittimità veniva denunciata dal Senatore Balboni, Vicepresidente della Commissione Giustizia del Senato, e che Lei, in risposta, avrebbe detto di attendere provvedimenti che certificassero tale illegittimità, emessi da Organi giurisdizionali, così come era avvenuto per la identica questione dello sforamento del limite del doppio mandato, nell’ambito dei Consigli circondariali forensi. Ebbene, l’ordinanza allegata fuga ogni dubbio sulla situazione scandalosa che Lei sta tollerando, in violazione di suoi precisi obblighi di legge, che Le sono stati più volte indicati, in ragione del Suo dovere di vigilanza sull’Ordine Forense, stabilito dall’art. 24 della Legge n. 247/2012. Giova forse ricordare che la vigilanza del Ministro della Giustizia assolve all’obbligo di verificare, in modo indipendente da eventuali contestazioni giudiziarie, che il CNF e gli Ordini circondariali rispettino le leggi dello Stato. Né si comprenderebbe quale senso assuma tale “vigilanza”, se essa dovesse limitarsi a prendere atto delle pronunce emesse dagli organi giurisdizionali dello Stato e non potesse rilevare, in via autonoma, le violazioni che inficiano il corretto funzionamento degli Enti vigilati. Egregio Ministro, l’avvocatura italiana è attualmente preda della più spaventosa illegalità, di un malaffare diffuso, divenuto ormai endemico all’Ordine Forense, di cui Lei è il principale responsabile. Da anni pochi avvocati onesti, non disposti a tollerare in silenzio questa scabrosa situazione, si battono affinché il CNF esca dall’illlegalità, ridando dignità ad una professione oggi mortificata, svenduta, ricattabile e ricattata dalla peggiore politica. Lo scrivente ha già avuto modo di denunciare la situazione a tutti i livelli dello Stato, dal Parlamento al Presidente della Repubblica, dalla magistratura penale alle autorità di controllo chiamate a vigilare sull’abuso e sulla distrazione di denaro pubblico, versato dagli avvocati italiani all’Ordine Forense. Nell’augurarmi che Lei voglia finalmente compiere il Suo dovere, ricordandoLe che la Sua inerzia sta provocando danni incalcolabili all’avvocatura italiana, la saluto, senza alcuna cordialità, ma con tutto lo sdegno e la preoccupazione di un cittadino e di un avvocato indignato contro l’illegalità di Stato, pessimamente rappresentata dalla Sua inazione. Si allegano: 1. Ordinanza resa dal Tribunale di Roma del 17 dicembre 20192. Riferimenti alla illegittima composizione del CNF, in violazione dell’art. 158 c.p.c. Napoli, 14 gennaio 2020Avv. Salvatore Lucignano