All’inaugurazione dell’anno giudiziario, interverrà chi mortifica e viola impunemente la legge.

Ill.mo Presidente Giovanni Mammone,
Sono un avvocato Napoletano, le scrivo di impeto da avvocato libero e da presidente di una piccola associazione di avvocati, ARDE, impegnata da sempre  in una battaglia impari, sfiancante, talvolta alienante, per ottenere che l’avvocatura si liberi dalla morsa di un sistema istituzionale, opaco, vorace, avvolto su se stesso  nella disperata conservazione di cariche utilizzate per interessi personali, da uomini di nessun valore professionale.
Una classe, quella delle istituzioni forensi, che negli anni ha collezionato zero risultati positivi per la categoria ed ha allevato, nutrito, un ordine massificato, povero, oppresso, con gravi carenze morali e professionali, affinché servisse ad alimentare un sistema istituzionale dove il potere era ed è, l’unica ispirazione di chi riveste quelle cariche.
Odio pensare di tediarla, ma la prossima inaugurazione dell’anno giudiziario prevista per il 31 gennaio, ha suscitato in me lo sdegno di chi ama il diritto, crede nella giustizia e pretende che  non siano mortificati da chi ogni giorno abusa del potere di cui si è servito e viola impunemente la legge ai danni della categoria.
Come certamente saprà, la Legge 247/12 all’art. 24 recita  “L’ordine forense 1. Gli iscritti negli albi degli avvocati costituiscono l’ordine forense. 2. L’ordine forense si articola negli ordini circondariali e nel CNF.”
Per i componenti di entrambi gli organismi che costituiscono l’ordine forense, la L.247/12 ha previsto condizioni di ineleggibilità. Ed infatti l’art. 34 recita, al co.1: “il C.N.F (…) ha sede presso il Ministero della Giustizia e dura in carica quattro anni. I suoi componenti non possono essere eletti consecutivamente più di due volte nel rispetto dell’equilibrio fra i generi” e, al co.3, “Non può appartenere per più di due mandati consecutivi allo stesso ordine circondariale il componente eletto in tali distretti”.
Analoga previsione di ineleggibilità era prevista, per i Consiglieri degli Ordini circondariali, dall’art. 28, co.5 della medesima Legge, che recitava “I consiglieri (degli Ordini n.d.r.) non possono essere eletti per più di due mandati. La ricandidatura è possibile quando sia trascorso un numero di anni uguali agli anni nei quali si è svolto il precedente mandato”, ed oggi è prevista dall’art.3 della Legge 113/2017, che così statuisce “I consiglieri non possono essere eletti per più di due mandati consecutivi. La ricandidatura è possibile quando sia trascorso un numero di anni uguale agli anni nei quali si è svolto il precedente mandato”
Pronunciandosi su di una vicenda giudiziaria che riguardava il rinnovo del Consiglio dell’Ordine di Agrigento, le Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza n. 32781/2018, hanno enunciato il seguente principio di diritto al punto 47 «In tema di elezioni dei Consigli degli ordini circondariali forensi, la disposizione dell’articolo 3, comma 3, secondo periodo, della legge 12 luglio 2017, numero 113, in base alla quale i consiglieri non possono essere eletti per più di due mandati consecutivi, si intende riferita anche ai mandati espletati anche solo in parte prima della sua entrata in vigore, con la conseguenza che, a far tempo dall’entrata in vigore della legge (21 luglio 2017) e fin dalla sua prima applicazione, ai sensi del comma 3 articolo 17, non sono eleggibili gli avvocati che abbiano già espletato due mandati consecutivi (esclusi quelli di durata inferiore al biennio ai sensi del comma 4 del medesimo articolo 3 legge 113/2017) di componente dei Consigli dell’ordine, pure se anche solo in parte sotto il regime anteriore alle riforme di cui alle leggi 31 dicembre 2012, n.247, e 12 luglio 2017, n.113».
A  seguito di questa sentenza è quindi intervenuto il Legislatore che con la L.11 febbraio 2019 n.12 ha disposto che “l’articolo 3, comma 3, secondo periodo, della Legge 12 luglio 2017, n.113 si interpreta nel senso che, ai fini del rispetto del divieto di cui al predetto periodo, si tiene conto dei mandati espletati, anche solo in parte, prima della sua entrata in vigore della legge 31 dicembre 2012, n.247”.
Lo scorso febbraio, il CNF, giudice speciale dei ricorsi elettorali relativi ai consigli territoriali,  ha rimesso la questione alla Consulta, che si era peraltro già espressa sulla costituzionalità di norme che in altri settori limitassero i mandati. Con sentenza 173/2019, la Consulta ha chiarito che la Legge 247/12 ed il meccanismo elettorale di Consigli territoriali e CNF non sono incostituzionali, non sono rettroattivi, sono di ampia applicazione per le cariche pubbliche, sono di portata generale nel più specifico ambito degli ordinamenti professionali.
La Corte Costituzionale, in conclusione,  dimostrando notevole riguardo e attenzione per il ruolo particolare delle rappresentanze istituzionali dell’avvocatura, ha pure chiarito riportandosi ad un principio già espresso dalla Sezioni Unite della Cassazione, che il doveroso avvicendamento nell’elettorato passivo non comprime valori costituzionali, anzi li esalta, e le stesse finalità cui risponde il divieto del terzo mandato consecutivo sono degne di tutela costituzionale.
Chiunque abbia rispetto del diritto, scienza bellissima, non alla portata di tutti, non può avere più alcun dubbio: “Il divieto del terzo consecutivo mandato favorisce il fisiologico ricambio all’interno dell’organo, immettendo “forze fresche” nel meccanismo rappresentativo e – per altro verso – blocca l’emersione di forme di cristallizzazione della rappresentanza in linea con il principio del buon andamento dell’amministrazione, anche nelle sue declinazioni di imparzialità e trasparenza, riferito agli ordini forensi, e a tutela altresì di valori di autorevolezza di una professione oggetto di particolare attenzione da parte del legislatore, in ragione della sua diretta inerenza all’amministrazione della giustizia e al diritto di difesa”…“sta di fatto che la previsione di un limite ai mandati che possono essere espletati consecutivamente è un principio di ampia applicazione per le cariche pubbliche − membri elettivi del Consiglio superiore della magistratura (CSM); componenti del Consiglio degli avvocati e procuratori dello Stato; membri del Consiglio nazionale forense; componenti del Consiglio nazionale del notariato, tra gli altri − ed è, comunque, un principio di portata generale nel più specifico ambito degli ordinamenti professionali”.
Ecco Presidente, so di averle riportato cose che conosce, ma un piccolo sunto era doveroso come è doveroso che io le faccia presente che attualmente pendono diversi giudizi, segnatamente tre, che ai sensi dell’art. 702 bis CPC, chiedono che il tribunale capitolino accerti l’ ineleggibilità e dismetta dalla carica ricoperta illegalmente, ben nove membri del CNF tra cui il presidente Mascherin in carica per il quarto mandato consecutivo.
Aggiungo per completezza che la seconda sezione del Tribunale di Roma, ha già disposto in sede di reclamo la sospensione dalla carica dell’ex Consigliere del CNF Antonio Baffa, uno dei nove, senza che tanto suggerisse almeno per etica istituzionale, rispetto della giurisdizione, agli altri membri posti nella medesima situazione del Baffa, di dimettersi evitando che decisioni dall’esito ormai scontato ed ovvio, imponessero la coatta rimozione di altri otto membri del CNF e del Presidente Mascherin.
Illustre Presidente, mi rivolgo a lei perché io trovo indecente, inaccettabile, irrispettoso prima di tutto verso i giuristi di nota levatura morale e professionale che prenderanno parte meritatamente all’evento, la presenza e l’intervento di un uomo che ha violato e viola la legge, ha stralciato di fatto principi legittimi enunciati dalle massime assise della giurisdizione italiana, ha utilizzato ed utilizza, lo strumento giudiziario per mero scopo dilatorio, ha utilizzato la carica ricoperta per trarne vantaggi esclusivamente personali.

Ill.mo Presidente,
mi rivolgo a lei per pregarla di non consentire la celebrazione della commistione tra giustizia e violazione reiterata della legge; mi rivolgo a lei da umile avvocato che crede ancora nella giustizia; mi rivolgo a lei, ben conscia che non potrà evitare che accada, ma so che almeno, in quella parte di coscienza che spesso siamo costretti a far tacere, in un momento in cui nessuno potrà ascoltarla, lei non potrà darmi torto.
Nel ringraziarla per l’attenzione, le rivolgo i miei più distinti saluti.
Napoli li, 16/1/2020   Avv. Angela La Marca