E’ il 5 ottobre del 2018 quando “Il Dubbio”, giornale abusivo del padrino della Cosa Nostra Forense italiana, celebra il trionfo di Masky, al secolo Mascherin Andrea, su una platea sconfitta e disfatta dalla lunga pratica all’asservimento nei confronti del boss della mafia ordinistica. La ciliegina sulla torta è l’acclamazione dei lobotomizzati delegati congressuali di quello che “Il Dubbio” definisce uno dei due “risultati decisivi” ottenuti da Masky: il disegno del padrone di far entrare il Consiglio Nazionale Forense in Costituzione.

“La proposta messa a punto dall’istituzione forense”, continua la voce del padrone, per bocca del “Fido” Errico Novi, aveva in realtà a cuore non già l’avvocato, o l’avvocatura, ma la cristallizzazione dello strapotere del CNF, mediante il riconoscimento, addirittura di rango costituzionale, della sua potestà giurisdizionale domestica e – contemporaneamente – della sua facoltà autonoma di attribuzione a se stesso di qualsiasi altra prerogativa, sia amministrativa, che politica. In altri termini, una versione avvocatesca, riveduta e corretta, del famoso “Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca”, con la non trascurabile differenza che lì si trattava di una corona, ma nel caso di specie, ad appropriarsi del bottino, a farne “Cosa Nostra”, era un avvocato, e l’oggetto della libido padronale era un reame fatto di altri sudditi: gli avvocati italiani.

Rileggere l’umida e familiare ricostruzione di Novi, a distanza di meno di due anni, rende tutto il distorto senso della realtà che pervade l’avvocatura italiana. Completa infatti l’idilliaco quadretto: una foto del Ministro della Giustizia, Fofò DJ Bonafede, che sorride all’amato Masky, a sugello di un amore incestuoso ed impudico, figlio di scambi illeciti ed illeciti favori.  A questa galleria degli orrori, un vero e proprio ritratto di famiglia, si aggiungevano considerazioni sui successi del padrino che rilette oggi, in piena pandemia, suonano come il trionfo di una involontaria comicità.

“È come se nell’impegnarsi a sancire il ruolo dell’avvocato, i partiti si mettessero anche di fronte all’urgenza di preservare la democrazia minacciata dal linguaggio d’odio e la giurisdizione ridotta a processo mediatico.”

Erano proprio altri tempi. La golosa opzione di potersi fregiare del titolo di confidente dei voleri dell’avvocatura generava gli amplessi tra la rappresentanza illegittima del suo ente sovrano e padrone assoluto, e una canea di aspiranti cucinieri degli appetiti dei padrini di tale ente, Masky in testa, ovviamente. Trovavano dunque spazio le fantastiche mille e una notte di una giurisdizione di nuovo “centrale”, in un paese con i Tribunali che cadono a pezzi, le sentenze definitive che arrivano venti anni dopo, gli avvocati ridotti ad elemosinare qualche “gratuito patrocinio” per non morire di fame.

Alla fine di una tre giorni congressuale interamente dominata dalla propaganda di Masky e della sua banda, il capo della pantomima aveva persino modo di congratularsi con la servile platea accorsa ad acclamarlo, rallegrandosi per l’assenza di quelle “cadute di stile” (cit.) che due anni prima, nel sacco di Rimini, avevano denunciato l’esistenza della Cosa Nostra Forense e del suo progetto autoritario, esponendosi alla feroce reazione della paperosa platea convenuta in terra romagnola, ben felice di esaltare la propria decadenza, omaggiando con selvaggia cecità i totem del sistema ordinistico.

Eppure l’orologio faceva tic toc, tic toc. Su Masky incombevano i procedimenti giudiziari che lo avrebbero portato a dover cedere il suo ruolo di comando, il 13 marzo 2020, agli altri sodali dell’organizzazione. “Il Dubbio”, con i suoi stipendiati, rigorosamente indipendenti dai soldi a loro elargiti dalla volontà di Masky, è in attesa di un’altra foto, che metta di fianco padroni e politicanti in cerca di ventura. Un’altra immagine, su cui poter appiccicare parole che raccontano del trionfo del CNF, mentre il mondo reale, qui fuori, continua a mostrare tutti i segni del disfacimento della giurisdizione. Non vediamo l’ora della nuova puntata di questa avvincente favola contemporanea. Siamo certi che ci sarà.

Napoli, 1 maggio 2020

Avv. Salvatore Lucignano