La vicenda che attiene alla durata del mandato del padrone della Cassa Forense continua ad essere un mistero, che ben rende il clima di ciò che si respira in questo Ente, sia in quanto a trasparenza, sia per quanto attiene al presunto “spirito di servizio” che alimenta la voracità dei suoi gestori apicali. Il lavoro che stiamo compiendo, fatto di indagine e denuncia, consente di avvicinarsi, a tappe successive, ma forzate, alla definizione del quadro. Certo, è un percorso ad ostacoli, ma a questo siamo abituati.

Ricostruiamo dunque gli elementi certi della vicenda, in attesa di completare il quadretto:


1. Nunzio Luciano viene eletto per la seconda volta Presidente di Cassa Forense, dopo un mandato biennale, svolto dal gennaio del 2014 al gennaio 2016, nell’aprile dello stesso anno.

2. Il suo mandato, ai sensi dell’art. 9, comma 1 dello statuto attualmente vigente, entrato in vigore nel giugno del 2016, ovvero qualche mese dopo l’elezione del nostro, avvenuta come detto in aprile, dura 4 anni.

3. La norma che disciplina la durata del suo mandato non può essere quella dello statuto vigente al momento della sua elezione, perché essa disponeva una durata biennale. Dunque, se il secondo mandato presidenziale di Luciano fosse stato assoggettato alla normativa vigente al momento della sua seconda elezione, a non a quella attuale, esso sarebbe durato due anni, e non quattro, come invece pare assodato.

4. Nonostante la durata quadriennale del mandato, ponesse come scadenza dello stesso il 28 aprile 2020, allo scoccare della mezzanotte nessuno, in Cassa Forense, ha avvisato qualcuno del fatidico venir meno dell’incantesimo. Anzi, le voci soffuse a mezza bocca dai membri del CdA dell’ente narrano di un “sacrificato” che resti incatenato al suo pietoso ufficio fino all’aprile del 2021.

5. A giustificare un mandato di 4 anni, che in realtà in Cassa Forense ne durerebbe 5, pare si invochi l’art. 16, comma 4, dello statuto in vigore, che pospone la fine del mandato degli “AMMINISTRATORI” (termine importante, n.d.a.) precedenti, al giorno 14 del mese successivo alla seduta di approvazione del bilancio consuntivo dell’ente.

6. A rendere più gustoso il giallo, si vocifera (stiamo indagando, per avere gli atti di Cassa Forense servono gli 007, specie quando essi riguardano il potere occulto dei suoi gestori, n.d.a.) che il CdA di Cassa abbia emesso un atto accertativo/ricognitivo che di fatto indichi proprio l’aprile 2021 come termine quinquennale del mandato quadriennale del nostro santo, santo, santissimo Presidente.

7. Una scuola di pensiero, in realtà abbastanza suggestiva, avrebbe persino affermato che l’elezione del Presidente, per il secondo mandato, avvenuta nell’aprile del 2016, abbia in realtà cominciato a far decorrere il secondo mandato del sacrificato dall’anno successivo. Ovviamente io non sono in grado di spiegare in ragione di quale suggestiva fantasia ciò sarebbe possibile, non rinvenendo tracce, nel dato statutario, di una simile discrasia tra momento elettorale ed assunzione dell’incarico.


Quid iurisi? Per noi è tutto molto chiaro. C’è una norma vigente e applicata alla durata del mandato del nostro uomo, che pone fine al suo mandato nell’aprile del 2020. C’è un ente omertoso, che difende l’ultrattitivà del suo padrone, cercando di far passare alla chetichella un mandato di 4 anni che in realtà ne dura 5, c’è una norma statutaria, invocata a mezza bocca dai sodali del padrone, che non si applica certo al Presidente dell’ente, soggetto ad una normativa statutaria specifica, ma che sarebbe usata per allungare di un anno il supplizio dell’intelligente, onesto, capace e disinteressato Presidente della Cassa Forense.

Tutto assume carattere ancora più incredibile, grottesco, o tragico, a seconda dei punti di vista, se si immagina che su queste vicende l’ente mantiene un alone di mistero che investe anche il Comitato dei delegati eletti dagli iscritti. Persino tra i delegati aleggiano questi dubbi sulla durata, sull’ultrattività e sulla legittimazione di un Presidente che continua, come se niente fosse, nonostante la questione venga sollevata da alcuni iscritti.

Oltre ai fatti, ci sono poi le opinioni. A mio parere, un mandato che per norma statutaria duri quattro anni non può che durare proprio quattro anni, e non cinque, come Cassa Forense vorrebbe farci credere. L’invocazione di qualsiasi altra norma dello statuto, anche riferita agli “amministratori” dell’ente, come è quella dettata dall’art. 16 comma 4 del documento, non potrebbe in alcun modo valere a prolungare un mandato Presidenziale che detta, per questa figura interna all’ente, una prescrizione specifica. Né si capirebbe come sia possibile che un mandato di quattro anni duri in realtà cinque anni, a seconda dei casi, considerato che il termine per l’approvazione del bilancio consuntivo dell’ente può essere soggetto a spostamenti, in ragione di disposizioni di rango superiore, che tengano conto di situazioni eccezionali, indipendenti dalla volontà dell’ente stesso.

Quattro anni, persino nelle fantasiose sabbie mobili della Cassa Forense, dovrebbero durare proprio quattro anni, anche se la Cosa Nostra Forense ci ha abituato a pirotecniche interpretazioni: 2/3 degli eligendi che diventano 3/3, norme “retroattive”, mandati che non si contano, in ragione di strampalate ed illecite alchimie, ricorsi bocciati in ragione di motivazioni risibili, ma applaudite con decoroso impegno dai beneficiari delle stesse.

Io resto della mia idea: quattro anni durano quattro anni, e non cinque. In attesa di conoscere quale documento abbia posto la scadenza del mandato del povero martire che attualmente occupa lo scranno più importante, nell’organigramma dell’ente che cura (si fa per dire) la previdenza degli avvocati italiani, non resta che attendere, o piangere, se vogliamo usare una citazione colta.

Abbiamo fatto un breve volo radente sui fatti, ed anche sulla mia opinione. Attendiamo questa delibera “fantasma”, che avrebbe certificato che quattro anni, in Cassa Forense, possono durarne anche cinque. L’abbiamo chiesta e fatta chiedere dai nostri delegati di riferimento. Il mistero del calzino blu sembra avere i giorni contati. Per la trasparenza, l’onestà, la credibilità delle istituzioni forensi italiane… mi sa che dovremo attendere un’altra manciata di lustri.


Napoli, 5 maggio 2020

Avv. Salvatore Lucignano