La presente PEC è stata inviata alla Cassa Forense in data 7 maggio 2020, all’indirizzo istituzionale@cert.cassaforense.it

Eminentissimi e Reverendissimi componenti della Cassa Nazionale di Previdenza, Assistenza, Welfare Attivo, Lungimiranza, Solidarietà verso gli iscritti, Trasparenza, più altre cose a piacere,

con la presente mi permetto umilmente di segnalare alla vostra magistrale attenzione una questione che, da umilissimo suddito delle vostre Lucenti Personalità, mi sta particolarmente a cuore. Mi riferisco alla data di scadenza dello yogurt Luciano, il Molisano più buono che c’è. Vado a spiegarmi, nel mio povero gergo da sottoposto, sperando di non urtare la vostra decorosa sensibilità, anche perché io sarei una persona (personcina, n.d.a.), che non vorrebbe fale del male neanche a una mosca, figurarsi a dei santoni come voi.

Il Presidente Nunzio Apostolico Luciano venne eletto in una luminosa giornata di aprile del 2016, quando Giorgio e Piero si ritrovarono imprigionati nelle segrete, alle prese con gli appetiti poco ortodossi del nano Gurt. Per la precisione, era il 29 aprile del 2016 quando Nunzio, in ginocchio, a piedi nudi, con un povero saio di corda, si presentò all’altare del nuovo martirio, per altri 4 anni di supplizio. E che fossero solo 4 gli anni di tormenti che lo attendevano non lo dice la nostra santa ecclesia, bensì lo statuto che regola il vostro ente, che all’art. 9, comma 1, prevede che chi assume questo pesantissimo fardello, dedicando la sua vita a Madonna povertà, sia libero proprio dopo 4 anni di spaventose privazioni.

A questo punto, il 29 aprile 2020, spinto dai miei problemi cognitivi, ho pensato che Nunzio fosse finalmente libero di riprendersi dalle fatiche di questo ingrato servizio, di tornare alla sua famiglia, alla ricerca di uno scranno in Parlamento, alla pratica dell’occupazione sistematica del maggior numero di Consigli di Amministrazione che gli riesca di occupare, al rafforzamento del suo futuro professionale, magari per mezzo di quelle pratiche suggeritegli anni fa da Luca Parnasi, ovvero attraverso l’adoperarsi affinché il suo socio di studio acquisisse e consolidasse le proprie posizioni di mandato professionale, affinché LVI potesse subentrare solo dopo, una volta terminato lo straziante ufficio che ci ha voluto donare in questi 6 anni di meravigliosi successi della nostra amata e venerata Cassa (sempre sia lordata).

E invece no. I giorni passavano, Giorgio e Piero evadevano dalle segrete, alla ricerca del pene d’ebano, mentre il nano Gurt sbuffava dalle enormi froge, ma nulla accadeva nel vostro eccelso consesso, né si poneva all’Ordine del Giorno la successione del servo dei servi della Cassa Nostra.

Con la presente quindi mi chiedo e vi chiedo: visto che tutti, persino VOI, 4 anni fa avevate scritto che il nostro amato PresidenDe era stato eletto per 4 anni, visto che lo statuto vigente prevede che LVI duri 4 anni, visto che 4 anni, almeno in questo universo, durano proprio 4 anni, è lecito sapere perché Nunzio Nostro non voglia durare 4 anni, ma più di 4 anni? Vi sarei enormemente grato se poteste assolvere a questo mio insano dubbio, e se meriterò il rogo, per aver osato mettere anche solo in “Dubbio” la vostra sublime capacità di calcolo, me ne scuso ampiamente.

Ora mi perdo in elucubrazioni indegne di un avvocato, che solo un individuo indecoroso, come il sottoscritto, potrebbe ipotizzare. Qualcuno sussurra che la ragione di questa stabilità del supplizio “luciano”, l’amaro luciano, l’analcolico calvo dallo stomaco fulvo, dipenda da una norma dell’attuale statuto di Cassa, l’art. 16, comma 4, che prevederebbe che “gli amministratori” restino in carica fino al giorno 14 del mese successivo alla seduta di approvazione del bilancio consuntivo. Orbene, mi permetto di condividere con voi, e il mio seno sparirà di fronte a cotanto senno, alcune considerazioni in merito a questa “supposta” interpretazione.

Come voi ben sapete, il Consiglio di Amministrazione della Cassa Nostra è composto dal Presidente della Cassa Forense e da 10 Consiglieri di amministrazione, che dovrebbero rinnovarsi, 5 per volta, ogni 2 anni. Il Presidente della Cassa Forense è dunque l’elemento stabile di un pool di menti amministrative, di autentici giganti della sostenibilità, che ogni 2 anni dovrebbero essere sostituiti da altri 5 titani del welfare attivo. Mi chiedo e vi chiedo: è dunque ipotizzabile, a criterio delle vostre luminonissime cognizioni giuridiche, che una norma dettata nell’ambito della disciplina di rinnovo, durata e requisiti dei Consiglieri di amministrazione, ma non ovviamente del Presidente della Cassa Forense? Provo a rendermi comprensibile anche dai profani: l’art. 16 del nostro statuto prevede un rinnovo parziale di 5 componenti del CdA, ogni 2 anni. Tale parziale rinnovo però, non tocca affatto il Presidente. Egli è l’undicesimo cavaliere, il rumore immobile, l’alfa e l’omero della cupola di fortezza, bastione di fede e carità che conduce la nostra istituzione verso i suoi splendenti traguardi. Mi chiedo e vi chiedo dunque se le norme dettate per i Consiglieri di amministrazione possano estendersi anche al Presidente, e come mai, se così fosse, avremmo un Presidente che dura 4 anni, che in realtà dura 5 anni. Io faccio fatica a capire, ma confido che voi tutti, illuminati dalla grazia, dalla fortezza e dalla disinteressata temperanza che vi pervade, sappiate fugare la mia mente, obnubilata dall’eresia.

In ogni caso, pochi giorni orsono, il Consigliere di Amministrazione Zaffina, ebbro di decoro e spirito di servizio, rispondeva in pubblico ad una domanda legata proprio alla scadenza di Yogurt, il grande saggio delle Balle Spaziali, affermando che Vassia scadrà nell’aprile del 2021, “all’esito dell’approvazione del bilancio consuntivo”. All’ascolto mi sono messo a pensare: “… mumble… mumble… dunque vogliono rubars… ehm… sacrificarsi per un altro anno, in barba alla durata quadriennale del mandato, usando questo cavillo dell’art. 16 comma 4… anche per LVI…”

Però non mi tornavano i conti. Eh si, perché DOPO la scadenza quadriennale del mandato del nostro BEL Presidente (un santo, un apostolo, ibidem), ovvero dopo il 28 aprile 2020, in effetti un consuntivo andrebbe proprio approvato, e dovrebbe essere quello che le disposizioni di emergenza, legate alla vicenda COVID 19, hanno spostato al giugno (corriggetemi se sbaglio, cit.), di questo anno. Dunque io pensavo, e pensavo… ma se pure volessero rubar… ehm, volevo dire… enlarge your… si, insomma, allungarsi il supplizio, ecco, non dovrebbero poterlo fare solo fino al giorno 14 del mese successivo all’approvazione del consuntivo che si approva OLTRE la durata quadriennale del mandato del mega grand luppmann duca conte imperatore Nunzio Vobis Luciano?

Ecco, io sono come una povera viandante smarrita, che solo la profonda cultura giuridica e previdenziale del mio immenso amico Robertino Uzzau potrebbe riportare sui corretti sentieri della fede. Sono un miscredente, un malnato, malerba, che vaga ramingo nei tormenti della vanità, incapace di comprendere l’immenso spirito di servizio con cui vi riempite le … anime.

Comunque, se qualcuno, lì dentro, volesse degnarsi di rispondere a questi infami dubbi, ne sarei felice, anche perché a breve comincio a mandare segnalazioni ai ministeri vigilanti, e sto valutando il ricorso d’urgenza al Tribunale competente, in modo da porre fine al martirio del mio fratello Nunzio. Nun lo posso vedè così, non ce la faccio. Vederlo soffrire, al pensiero di ricevere ogni anno l’accredito delle sue indennità, mi spezza il cuore.

Scusandomi di ogni volgarità EVENTUALE (se no pensate che vi ho scritto per scrivere volgarità), vi saluto con la mia testa sotto i vostri piedi. Ovviamente, avete licenza di muovervi.

Napoli, 7 maggio 2020

Avv. Salvatore Eretico Lucignano