Inviata a mezzo mail all’attenzione del coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense, Giovanni Malinconico, in data 7 giugno 2020

Caro Giovanni,
ti scrivo nuovamente, certo della tua attenzione, per sottoporti una vicenda, l’ennesima, che sta ricoprendo di vergogna le istituzioni forensi italiane. Avrai forse saputo dell’intimidazione subita dalla collega Daniela Nazzaro, portata avanti dalla Cassa Forense, la quale, per scoraggiare l’adesione ad una istanza di commissariamento dell’ente, ideata dalla collega, l’ha colpita con una classica SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation), minacciandola di pesanti conseguenze personali, in ragione di tale atto politico.
Parliamo di una istanza che è stata condivisa, diffusa, sottoscritta e sostenuta da centinaia di avvocati italiani, che hanno acconsentito a rendere pubblici i loro nomi a supporto di tale iniziativa, ma che ovviamente, vigliaccamente, vengono ignorati dalla “Casa degli Avvocati”, come la Cassa Forense ama definirsi ultimamente. L’unica persona a subire tale minaccia è stata infatti, ad oggi, la collega Nazzaro.
A fronte di questo ennesimo atto intimidatorio, volto a limitare la dialettica politica tra avvocati ed istituzioni forensi, che chiedono ai loro sudditi, sostanzialmente, di applaudire e di ubbidire, ritengo che la tua sensibilità debba suggerirti di porre questo tema all’interno dell’Organismo Congressuale Forense, per una indifferibile determinazione in merito.
E’ infatti inaccettabile, intollerabile, indifendibile, l’atteggiamento di una istituzione forense che, con i soldi ed il potere derivantigli dagli avvocati, mira a zittire quei colleghi che si battono per un diverso assetto interno alla professione forense. E’ una vergognosa, illecita ed indegna strategia di limitazione della sfera politica di tutti gli avvocati italiani, i quali oramai hanno paura di esprimere anche critiche velate a questi colossi dai piedi d’argilla, consapevoli che la querela, la citazione per danni, è sempre dietro l’angolo, mascherata dal vigliacco riferimento ora alle “parole”, ora alle “parolacce” espresse da chi contesta.
Questo episodio, per la sua natura di evidente abuso di potere, teso a limitare la sfera politica della collega Nazzaro e di tutti gli avvocati italiani, è chiaramente un tema su cui l’OCF non può tacere. E’ impensabile che l’Organismo espressione del Congresso Nazionale Forense stia zitto, di fronte ad una istituzione che ricatta, minaccia, intimidisce, mira ad azzerare, l’espressione di dissenso nei propri confronti.
La situazione che ti descrivo con la presente è ormai uno dei tumori che prosperano all’interno delle istituzioni forensi italiane, dove al dialogo, al confronto, allo scontro, si è sostituita la minaccia, l’azione giudiziaria, la SLAPP, sempre guidata dallo schifoso e vigliacco motto “colpirne uno per zittirne 243 mila”.
Nel corso del nostro rapporto di reciproca simpatia non sono mancati i momenti in cui ti ho irriso, dileggiato, preso in giro ed apostrofato con nomignoli di ogni genere. Ciò è avvenuto solo e sempre in riferimento al tuo ruolo di potere politico interno alla nostra professione e ho apprezzato la maturità e l’equilibrio con cui tu hai compreso la situazione, confrontandoti sul merito delle questioni, senza arroccarti nelle ritorsioni di carattere giudiziario.
Purtroppo tale moralità, che pure è propria di altri colleghi, pesantemente tirati in ballo nello scontro politico, in ragione del proprio ruolo, manca del tutto alla Cassa Forense, che ignora qualsiasi dovere deontologico, cancella qualsiasi obbligo di confronto con il dissenso, ed agisce con modalità intimidatorie, provando sistematicamente ad isolare chi “disturba”, prima di colpirlo con azioni palesemente vili ed asimmetriche.
OCF non può ignorare quanto accade all’interno della nostra classe, e non può non assumere questo problema come un’emergenza che mina, distrugge, avvelena, il rapporto tra avvocati ed istituzioni forensi. Sono certo che ti vorrai adoperare, con tutte le tue forze, affinché la collega Nazzaro e tutti gli avvocati italiani impegnati in politica forense, non debbano subire oltre questi indegni comportamenti padronali.
In attesa di un riscontro ti invio come sempre i miei più cordiali saluti.
Napoli, 7 giugno 2020
Salvatore Lucignano