Quando si scrive per i posteri, si deve per forza adottare una prospettiva dimessa. Nel leggere le gesta delle rappresentanze dell’avvocatura, non si può fare altro.

Una delle ragioni della mia impopolarità tra gli avvocati, che ha posto fine anzitempo alla possibilità di rappresentarne gli interessi all’interno delle istituzioni forensi, è che io ho una visione della giurisdizione totalmente avulsa dal foraggiamento dell’esistente, ma votata al cambiamento radicale della sua disfunzionalità. Ai miei colleghi invece, nella stragrande maggioranza dei casi, non interessa assolutamente nulla di avere una vera giustizia: loro vogliono che funzioni il mostro di QUESTA giustizia. Il perché è ovviamente impossibile da banalizzare. Alcuni, non molti per la verità, hanno a cuore diritti ed interessi dei propri assistiti. Altri, la grande maggioranza, i propri interessi economici. Traducendo: se non si fanno cause, non si mangia.

Per anni ho spiegato, a quanto pare invano, ai meleti che rappresentavano l’avvocatura, e ai politici che pascolano in Parlamento, con competenze in materia di giustizia sotto zero, che per portare avanti un serio piano di riconversione della bulimia della giurisdizione, occorre parallelamente, necessariamente, ridurre la bulimia dell’avvocatura. Ho detto, chiaro e tondo, che non possiamo avere 243 mila avvocati, che ne servono 60 mila, e ho detto che a quel numero dobbiamo arrivarci, mediante una progettualità. Ho indicato il come, ho detto come fare, ho spiegato, per filo e per segno, quello che va fatto. Il problema è che gli avvocati non lo capiscono, e preferiscono razziare ciò che possono, raschiando il fondo del barile, e i politici… lo capiscono ancora meno, prevedendo sforbiciate, tagli, aumento dei costi, filtri, pene corporali per chi va in giudizio, senza ideare uno straccio di disegno deflattivo che miri anche a tenere assieme le esigenze operative e reddituali degli avvocati con l’esigenza di rivoluzionare la giustizia in Italia.

La pletora di rappresentanti forensi continua a produrre una sterminata mole di parole inutili, ma tra concerti, sonate, balletti e caminetti, la loro capacità di incidere nella giurisdizione è praticamente nulla.

Qualcuno potrebbe dire che ciò è causa di poche mele marce. Io dissento da una tale interpretazione. Sono anni che raccogliamo mele marce, all’interno dell’avvocatura. Il meleto è completo.

Giugno 2020

Avv. Salvatore Lucignano