All’indomani della tornata elettorale del 20 e 21 settembre, che ha visto la vittoria del SI’ al taglio dei parlamentari, l’avvocatura si ritrova alle prese con le questioni aperte, che riguardano il proprio stato di salute.

Se al momento l’Italia sta reggendo al COVID molto meglio di altri paesi vicini, scongiurando l’ipotesi di un nuovo lockdown, non si può comunque dire che la giustizia abbia ripreso a funzionare a pieno regime. Dagli avvocati però non sembrano provenire molti segnali incoraggianti, circa la volontà di cambiare gli assetti e i meccanismi che esprimono lo status quo, relativo alla governance delle istituzioni forensi.

Noi di ARDE siamo in attesa della sentenza Oddi, che dovrà definire il giudizio relativo agli otto componenti del Consiglio Nazionale Forense, sospesi il 13 marzo, per violazione del limite di doppio mandato. Si attende anche l’esito del reclamo, proposto dal Comitato Degli Iscritti (CDI), avverso l’ordinanza che ha stabilito la prorogatio del Presidente di Cassa Forense. Si attende soprattutto la riforma della contribuzione previdenziale, annunciata dal Presidente uscente, che a breve dovrebbe consentire di superare il problema dei minimi contributivi slegati dal reddito.

Questi fatti segneranno inevitabilmente l’andamento dei fatti interni all’avvocatura, per i prossimi mesi. Noi di ARDE speriamo che possano essere positivi per gli avvocati.