Lo scandalo silenziato che sta travolgendo l’Ordine Forense non è solo una questione giurica scabrosa, che chiama lo Stato alle sue evidenti corresponsabilità, ma è la crisi, o meglio il crollo, di un assetto di potere che è riuscito, grazie alle sue palesi connotazioni illecite, ad azzerare la coscienza civile di un’intera categoria professionale.

Gli ultimi eventi, l’ordinanza del 25 settembre che ha decapitato il Consiglio Nazionale Forense, ovvero il clan che opera al suo interno, non è che l’ennesimo tassello di un puzzle dal disegno raccapricciante. In queste ore, nei Fori di Napoli Nord e di Torre Annunziata, le lotte di potere portano a sfiduciare i Presidenti in carica. Manca del tutto una reazione politica, una riflessione sistemica, capace di rompere il muro di gomma e di omertà che prova a resistere, invano, sotto i colpi della legalità. E’ un mondo retto da valori capovolti, che annega, annaspa, appare ormai una vuota parodia, fuori dal tempo e dalle necessità di autoriforma, che per la classe forense sarebbe ormai indifferibile, e dovrebbe partire da una spietata e sincera analisi di quanto accaduto in questi anni all’interno delle istituzioni forensi.

Salvatore Lucignano