In Italia succede non di rado che chi denuncia, diventi poi destinatario di azioni giudiziarie, isolamento ed ogni genere di atteggiamento suscettibile di rappresentere un “dissuasivo” alla denuncia.
Il caso del Carabiniere Riccardo Casamassima, ci ha dato la stura per riaprire un tema già affrontato da ARDE, quello della SLAPP (strategic lawsuite against pubblic participation) .

Riccardo Casamassima è il testimone chiave del processo Cucchi, è un carabiniere che ha denunciato i suoi colleghi raccontando la verità cui aveva assistito la sera dell’arresto di Cucchi.

Questa denuncia gli è costata cara, ha subito ogni genere di mobbing sul lavoro. Trasferito, addetto a mansioni inferiori, sottoposto ad ogni tipo di isolamento ad opera dei colleghi.

Arriva poi la denuncia per spaccio di droga a completare un quadro che racconta di una strategia chiara di intimidazione e dissuasione dalla denuncia.
Il processo oggi si conclude con assoluzione con formula piena:

Il Fatto non sussiste.

Questo è ciò che succede in Italia a chi denuncia, questo è quanto accade a tutti quelli che provano a mettersi contro il potere, nel silenzio di tutti.

L’avvocatura, nella immagine nostalgica di essa come categoria protesa quasi per predisposizione naturale, a combattere ingiustizie e soprusi, dovrebbe insorgere di fronte ad accadimenti di questo tipo ed invece tace e tollera che al proprio interno si verifichino le stesse identiche situazioni che hanno interessato il carabiniere Casamassima. La denuncia dell’illegalità perpetrata all’interno delle istituzioni forensi, ha generato dall’isolamento, ai procedimenti disciplinari, ai processi per diffamazione, a carico dei pochi che

non hanno giocato il gioco” ed hanno scelto per etica, per onestà, di denunciare e combattere gli abusi abituali di cui si sono resi e si rendono protagonisti i nostri rappresentanti.

Allo stesso modo, i colleghi che hanno suggerito indagini e denunciato le opacità del sistema previdenziale forense, sono stati poi nel mirino di richieste di risarcimento danni, procedimenti disciplinari e querele.

Insomma da una parte i soldi ed il potere che si fa scudo dello strumento giudiziario, dall’altra pochi coraggiosi che combattono con le unghie e con i denti, per difendersi da accuse generate dalla denuncia esplicita.

Tutto questo è accaduto tra silenzi e spallucce della categoria, mentre di SLAPP e di necessità di una normativa a tutela di chi denuncia, ne abbiamo parlato soltanto noi di ARDE, oltre all’ex Segretario di ARDE e NAD che per primo ha affrontato il tema in diverse sedi.

Insomma poco, davvero poco per una categoria che voglia almeno tentare di riaffermarsi come paladina dei diritti.

Le istituzioni forensi poi, la SLAPP, oltre a praticarla con disinvoltura, escludo che sappiano cosa sia.

Non abbiamo speranze dunque, la tutela dei cittadini onesti parrebbe non appartenere più a chi pratica la ” giustizia”, una parola sempre più vuota cui i cittadini comuni associano spesso l’idea di sopprusi ed ingiustizia.

Un paese che non tutela chi ha il coraggio di denunciare è un paese destinato ad essere teatro di abusi e soprusi…

ma nisciun se ne
‘mport, avrebbe detto Pino.

Non abbiamo speranze, se ad affrontare il tema della SLAPP in Italia sono pochissimi isolati elementi, non abbiamo speranze se Magistratura ed Avvocatura restano indifferenti rispetto a casi eclatanti di intimidazione attivata attraverso il mezzo giudiziario.

Non abbiamo speranza :

l’Italia “è na carta sporc, ma nisciun se ne ‘mport”.